«IN ITALIA OTTIMI RICERCATORI, MA SERVE IL SOSTEGNO DELLE ISTITUZIONI»

Nowotny – Presidente Consiglio Europeo della Ricerca

«In Italia avete ottimi ricercatori che stanno raggiungendo livelli superiori alle medie europee, ma servirebbero maggiore permeabilità delle istituzioni, innovazione ecologica, sistemi di ricerca». Lo ha affermato Helga Nowotny, presidente del Consiglio Europeo della Ricerca (nella foto), che oggi pomeriggio ha aperto la prima edizione di Trieste Next, Salone Europeo dell’Innovazione e della Ricerca Scientifica, in programma fino a domenica 30 settembre nel capoluogo giuliano.

La Nowotny ha tracciato il quadro della ricerca a livello europeo. «Il CER ha finanziato 3102 progetti fino al 2012, con un tasso di successo medio del 12%. Un quinto dei ricercatori finanziati è donna. Dal 2007 l’Italia ha presentato 4512 progetti, di cui 189 finanziati, soprattutto starters (il 38% di donne), ma anche progetti di ricerca avanzata (19%). Il soggetto che ne ha proposti di più è il Cnr, seguito dall’Università La Sapienza di Roma. Nel futuro del CER c’è una proposta di bilancio di 15 miliardi di euro per i prossimi 7 anni».

L’evento inaugurale di Trieste Next – che per tre giorni proporrà 150 eventi in 28 location che animeranno Trieste dal mattino alla sera inoltrata e che vedranno protagonisti più di 200 relatori, tra ricercatori e studiosi, imprenditori e esponenti istituzionali, ha visto il Teatro Verdi gremito. L’intervento della Nowotny è stato preceduto dai saluti dei promotori del Salone.

«Con Trieste Next – ha detto il sindaco di Trieste Roberto Cosolini – la città si riappropria di un grande evento, che è anche una grande festa che coinvolge tutta la comunità. Le tre giornate del Salone offrono, inoltre, la possibilità di far conoscere a tutti il sistema di alta formazione e ricerca che caratterizza il nostro territorio, qui quotidianamente lavorano e collaborano tante realtà scientifiche ognuna con un’elevata propensione internazionale. Trieste, in questi giorni, diventa sede di scambio di idee, di progetti per il futuro, di competenza e di conoscenza al servizio della comunità e del mondo dell’impresa. Abbiamo dato vita a una rete di relazioni molto ampia con al centro la parola innovazione, caratteristica fondamentale per restituire competitività al nostro paese». Per il  rettore dell’Università di Trieste Francesco Peroni, «Questo evento  rappresenta per la città una pagina nuova che fa venire fuori il meglio del dna triestino». «Fattore che assume una valenza particolarmente urgente in una fase storica che richiede di mettersi in gioco con ciò di cui si è realmente padroni, senza chiudersi ciascuno nella propria esperienza. La rete che ha costruito Trieste Next garantisce poi un’autorevolezza politica che la città può giocare a livello nazionale. Dal nostro punto di vista la centralità della ricerca scientifica è sempre e ancora più strategica», ha dichiarato Peroni.

«Venezia e il Nordest – spiega Filiberto Zovico direttore di Trieste Next – aspirano a diventare la Capitale Europea della Cultura 2019. Nell’ambito di questa prospettiva Trieste ha scelto di diventare il polo di riferimento della ricerca scientifica e della costruzione di un nuovo rapporto tra ricerca e impresa. Trieste Next nasce quindi proprio per determinare nuove basi per la competitività delle imprese e del territorio, puntando sui giovani, sulla conoscenza e sulla costruzione di reti di relazioni a livello nazionale ed internazionale soprattutto verso i Paesi di quella Nuova Europa di cui il Nordest è la porta di accesso».

La Presidente della Provincia di Trieste, Maria Teresa Bassa Poropat, ha definitoTrieste Next una straordinaria esperienza di altissimo rilievo per la città e il territorio di Trieste, grazie alla quale si è potuto dimostrare che l’intera città, e quindi non solo le istituzioni pubbliche e di ricerca, vive in maniera diretta la scienza. «Siamo maturi – ha concluso la presidente Poropat – per proporci con le nostre eccellenze: la ricerca scientifica fa parte del tessuto del nostro territorio».

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È seguito il dibattito sul tema Le nuove politiche europee della ricerca che ha visto confrontarsi la Nowotny, Diana Bracco vice presidente vice presidente Confindustria con delega alla Ricerca e Innovazione e presidente Expo 2015 nonché tra i presidenti onorari del Comitato Scientifico del Salone e Stefano Fantoni presidente Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca (ANVUR) moderati dal direttore de Il Piccolo Paolo Possamai.

«La ricerca libera è fondamentale per trovare dei filoni nuovi – ha detto Diana Bracco – ma certamente le imprese devono poi fare i conti con anni di investimento prima di arrivare ad avere dei risultati. Ci sono temi che deve portare avanti il sistema pubblico se vuole avere un paese protagonista nella ricerca. Nel momento in cui riapriranno il tema credito d’imposta, devono dare un segnale distintivo sulla collaborazione tra ricerca e industria, è un forte incentivo. L’obiettivo è quello di creare il ruolo del ricercatore industriale, che passi per alcuni periodi dall’università all’industria. Trieste è una città di frontiera – ha concluso – e con questo evento ha alzato l’asticella». E, riferendosi alla questione bonifiche, «trovo che l’Italia non abbia lungimiranza nel salvaguardare i siti industriali. Non possiamo dire che il manifatturiero è quello che traina e poi mandare in difficoltà i siti perché c’é sempre la battaglia sulle bonifiche. Bisogna decidere se si vuole produrre o no». Secondo Stefano Fanfoni, «Trieste può competere, così come il nostro Paese, con la sfida 2020 ma soffriamo di sottofinanziamenti alla ricerca e nemmeno il ministro Profumo può negarlo e se un Paese resta sottofinanziato per troppo tempo si instaurano dei processi irreversibili». «Abbiamo una qualche difficoltà a fare rete; la capacita di collaborare credo esista, ma da lungo tempo esiste una debolezza italiana in Europa, nella nostra rappresentatività nei contesti giusti e le scelte europee non sono evidenti in Italia come in altre nazioni – ha continuato Fanfoni -. Questo non va ascritto ai nostri ricercatori ma a chi queste cose le deve fare. L’Italia – ha concluso – però deve diventare meno individualista e più collaborativa con l’Europa. Dobbiamo imparare a lavorare per essere internazionali davvero, internazionali nell’anima e nelle collaborazioni non con un semplice Erasmus». Il direttore de Il Piccolo Paolo Possamai ha ricordato che «Trieste è sempre stata una città emporio ovvero un luogo di scambio». Perciò, ha spiegato, «oggi si tratta di mettere in circolazione le idee che sono un capitale intangibile, ma essenziale. Tra i torti che la storia ha fatto a Trieste emerge una sorta di condizione isolana, in qualche modo eccentrica rispetto all’Italia. Ma il sistema ricerca triestino è un formidabile capitale per il Paese, che va più intensamente valorizzato. In questo senso, Trieste Next è anche un modo per mettere in connessione laboratori di ricerca e imprese, che di idee innovative hanno bisogno come dell’aria».

La prima giornata del Salone ha proposto una serie di eventi che sono stati seguiti con grande interesse e hanno registrato in molti casi il tutto esurito, soddisfando un pubblico di diverse fasce d’età. Il brokerage event dedicato al settore Food&Nutrition è andato avanti per l’intera giornata: un’ordinata sarabanda di trecento e più incontri all’insegna di internazionalità, cooperazione e concretezza, tra imprese, centri di ricerca e università. È stato alto il tasso di gradimento dei partecipanti al Food&Nutriotion Technology Dating di AREA Science Park, appuntamento organizzato nell’ambito della rete Enterprise Europe Network. Molto i semi di progetti comuni gettati nei settori della nutraceutica, della diagnostica alimentare, del miglioramento della qualità dei cibi, dei metodi di conservazione e altro. “Una formula da ripetere” hanno detto in molti alla fine degli incontri. “Una collaborazione con il sistema scientifico di Trieste che comincia oggi e si rafforzerà di certo” è stato il commento finale di Petros Maragkoudakis del Joint Research Centre dell’Unione Europea.

Tutto esaurito per la “cena con l’astronauta” Samantha Cristoforetti. Il pubblico di Trieste Next ha avuto anche l’occasione di incontrare l’astronauta Samantha Cristoforetti dell’Agenzia Spaziale Europea ESA, nell’incontro organizzato da CBM-Centro di Biomedicina Molecolare di Trieste, e scoprire ogni particolare della vita su una stazione spaziale internazionale. Per gli astronauti, i cui corpi vengono sottoposti ad altissimo stress dalla mancanza di gravità e dalla privazione di aria fresca e del naturale ciclo giorno-notte, l’alimentazione rappresenta un elemento fondamentale per tenere sotto controllo l’equilibrio psicofisico individuale. Gli alimenti vengono scelti ovviamente secondo criteri molto lontani da quelli terrestri, quindi fondamentale è, ad esempio, la consistenza di un alimento, che se friabile renderebbe impossibile l’assunzione: pensiamo ad un crackers che si frantuma in mille pezzi in un ambiente privo di gravità. Scopriamo anche che si sono fatti molti miglioramenti sul piano dell’appetibilità del cibo, proprio perché molti astronauti in orbita perdono istintivamente l’appetito perdendo peso. Scopriamo che anche nello spazio però qualche sfizio ce lo si può permettere e che si possono portare cibi che si mangiano e comprano quotidianamente nei supermercati terrestri: noccioline e snack non si negano a nessuno.

Tra gli altri protagonisti nelle prossime giornate di Trieste Next, per citarne solo alcuni, ci saranno Roger Beachy già consulente del presidente Usa Barack Obama sul tema Ogm, Nick Davidson vice segretario generale Ramsar Convention, Cameron Neylon biofisico e sostenitore della scienza a portata di tutti, il ministro Francesco Profumo, la virologa Ilaria Capua, il giornalista Davide Paolini, gli imprenditori e manager Giuseppe Bono, Roberto Brazzale, Alberto Bauli, Elena Zambon, Matteo Zoppas, gli artisti Mario Brunello, Fabrizio Gifuni, Marco Paolini.

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