4 dicembre 2012
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PENSIONI, ECCO COSA CAMBIA DAL 2013

© Diego Cervo – Fotolia.com

Ancora un mese poi, dal gennaio 2013, entreranno in vigore le nuove norme pensionistiche che faranno risparmiare allo Stato 22 miliardi di euro nell’arco dei prossimi 7 anni grazie a due punti fondamentali: l’allungamento dell’età pensionabile e il passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo. Se alla fine del 2012 sono ancora usciti dal lavoro i dipendenti che hanno maturato i requisiti a fine 2011, dal 2013 i lavoratori dipendenti potranno lasciare il lavoro solo con le regole previste dalla riforma. Tante le novità, a partire dall’innalzamento della sogli dell’età pensionabile. Nel 2013 infatti si potrà andare in pensione di vecchiaia con almeno 62 anni e tre mesi per le donne (63 anni e 9 mesi se lavoratrici autonome) e con 66 anni e tre mesi per gli uomini. Si potrà andare in pensione anticipata solo se si sono maturati almeno 42 anni e 5 mesi di contributi se uomini e 41 anni e 5 mesi se donne.

Ma la vera novità introdotta dalla riforma Fornero è la possibilità di rimanere a lavoro fino ai 75 anni. Il lavoratore, dal 2013, avrà la possibilità di scegliere di restare in attività fino a 70 anni e 3 mesi senza essere licenziato (70 anni nel 2012), cioè 4 anni in più della soglia normale di accesso alla pensione di vecchiaia. Soglia che, per effetto dell’innalzamento dell’aspettativa di vita, potrà salire a 75 anni e 3 mesi nel 2065.  La legge prevede espressamente la tutela dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori (anche se poi è stato attenuato dalla legge 92 del 2012). Questa norma darà beneficio ad alcuni (pochi) ma creerà indiscutibili difficoltà per le aziende, che si troveranno dipendenti anziani e scarsamente produttivi, e per i giovani che si scontreranno sempre più con un mercato del lavoro chiuso e inizieranno a lavorare sempre più tardi.

Guardando nel dettaglio della riforma, per gli uomini il cambiamento radicale riguarda la pensione anticipata per la quale ci vorranno 42 anni e 5 mesi di contributi. L’abolizione delle quote e l’incremento di un anno per gli anni di contributi necessari per l’uscita (oltre all’aumento dell’aspettativa di vita) terrà ancora in ufficio e in fabbrica lavoratori che si sentivano prossimi al ritiro. Per le donne è previsto aumento significativo dell’età che crescerà ancora gradualmente fino al 2018. Dal 2013 bisognerà attendere per le dipendenti i 62 anni e tre mesi e per le autonome 63 anni e 9 mesi. Dal 2014 ci vorranno 63 anni e 9 mesi per le dipendenti e 64 anni e 9 mesi per le lavoratrici autonome. Per evitare il salto repentino previsto per gli anni successivi è previsto che le dipendenti che abbiano compiuto 60 anni entro il 2012 possano andare in pensione a 64 anni e 7 mesi.

È stato calcolato, inoltre, che i nuovi coefficienti riducono gli assegni intorno al 2-3 per cento. Inoltre, con il nuovo sistema il quando e il quanto delle pensioni future saranno dipendenti dalle statistiche sulla vita media. L’adeguamento, curato dall’Istat, sarà triennale sino al 2019 e poi biennale.

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