Gigi Magni, epigrammi all’inchiostro di china: la recensione della mostra

Foto Magni, Sordi e Grandi sul set In Nome del Popolo SovranoE` vero quanto è stato detto alla presentazione della mostra “Gigi Magni – Epigrammi all’inchiostro di china”, che non esiterei a definire “delicata”. Non è un omaggio alla memoria del grande regista, studioso, fine intellettuale Gigi Magni, ma un modo per continuare a stare con lui. Perché da troppo poco tempo ci ha lasciati e perché il suo modo di essere profondamente romano ci appartiene, con le dovute proporzioni. La sua ironia, il suo disincanto che gli permetteva di descrivere meglio i fatti della nostra storia, come visti dall’alto, il suo linguaggio colto ma mascherato da popolano, riecheggiano certamente nei suoi film, ma anche nei disegni esposti per la prima volta nelle sale della Casa del Cinema di Villa Borghese, a Roma. La mostra, curata da Leila Benhar e Massimo Castellani, espone nelle tre sale dedicate, 19 pannelli tematici con trecento disegni “in punta di penna” dei circa mille conservati dalla dolce moglie Lucia Mirisola in sessanta anni di vita comune. Un modo diverso di approcciarsi al suo pensiero, e subito viene in mente il motivetto nel suo “Tosca” (con Gigi Proietti e Monica Vitti) “…noi semo l’assertori der libbero pensiero, adesso er cielo è nero ma poi se schiarirà”. E sotto un cielo improvvisamente livido, mentre fuori imperversava un violento temporale, siamo entrati in una dimensione di Magni che non conoscevamo espressa in questo modo, in divertenti e spesso caustici tratti di china. Tanti i “temi” affrontati nelle varie sezioni. Si va da “L’uomo”, al divertente “In Africa”, si passa dall’ironia noir di “In Sicilia”, alla spassosa serie de “Il cavaliere errante”, metafora delle contraddizioni e delle disillusioni umane. Bellissimi i personaggi del suo “I sette Re di Roma”, splendido testo teatrale interpretato da Proietti nel 1989 al Teatro Sistina, per la regia di Pietro Garinei. A quest’ultimo è dedicato un grande disegno a colori “A Pietro Garinei”, con la summa dei suoi celebri spettacoli. “I militari” è tra i pannelli più interessanti per la feroce satira che esprimono i suoi disegni in bianco e nero, mentre “Roma e romani” è il suo sguardo divertito ma impietoso verso la città eterna, soffocata dal traffico e dal caos.

Disegni, vignette, caratterizzate da graffiante ironia sulle miserie umane, sui dubbi (eloquente e irriverente il disegno sui Re Magi e quello del soldato che si interroga se Dio è con lui), sull’onorabilità che spesso maschera pulsioni di ordinaria meschinità. Gigi Proietti, nel suo discorso alla presentazione della mostra, ha parlato del cinismo di Magni e dei romani, definendolo un cinismo buono, che quasi mai è sfociato nella cattiveria. E Magni era anche questo, chi l’ha conosciuto personalmente lo ha sempre descritto come un uomo mite, raffinato, molto colto. Tra i “graffi” di tutte le sue opere esposte, c’è un’isola che non ti aspetti. Una teca con una parte dei “pizzini” che il regista e la moglie si lasciavano in casa, comunicazioni di ogni tipo, di grande tenerezza e umorismo, che ci raccontano di una cura e di un’attenzione reciproca e preziosa in tanti anni di convivenza. Una lezione di vita e di dolcezza.

Nella terza sala, al piano inferiore, la sezione “Gigi sul set” presenta 34 grandi fotografie del regista durante le lavorazioni sui vari set dei suoi film, in compagnia di grandi attori. A partire da Nino Manfredi durante i lavori de “In nome del Papa Re”, possiamo vederlo insieme a Enzo Cerusico in “Faustina”, con Franco Nero ne “Il generale”, con Giancarlo Giannini e Ornella Muti in “ ‘O Re”, con Alberto Sordi ne “In nome del popolo sovrano”, con Claudia Cardinale in “Nell’anno del Signore”, con Gigi Proietti e Monica Vitti ne “La Tosca”, fino alle foto più in là con gli anni come quelle con Johnni Dorelli in “State buoni se potete” e Silvana Mangano, Marcello e Ruggero Mastroianni in una pausa sul set di “Scipione detto anche l’Africano”. La mostra, dal 14 luglio al 21 settembre, accompagnerà una bella rassegna cinematografica “La Roma di Gigi Magni” che ogni domenica, fino appunto al 21 settembre, riproporrà la storia della città nelle pellicole del regista.

Sicuramente indovinata la location, la Casa del Cinema di Villa Borghese, nel cuore della sua amata Roma. Sconcerta invece l’ignoranza (nel senso originario del termine) colta nel chiedere indicazioni per raggiungerla. Sino a pochi metri dal traguardo, nessuno sapeva della mostra, addirittura nella stessa struttura. Ma anche questa è Roma. Lo sapeva bene il maestro Magni che, nella “malinconia della consapevolezza delle cose che cambiano e non sempre in meglio”, come ha raccontato Simona Marchini, soleva dire, guardandosi intorno, in Piazza del Popolo: “Vedi Simò, questi qua intorno a noi, non sono né buoni né cattivi….sò diversi!”.

Il programma dei film: www.casadelcinema.it/?event=la-roma-di-gigi-magni

Paolo Leone

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Autore dell'articolo: Paolo Leone

Paolo Leone
Nato a Roma. Ama il teatro, di qualsiasi genere. Free lance, segue le stagioni teatrali romane da anni, scrivendo recensioni e realizzando interviste ai protagonisti. Attento ai giovani talenti. Ha organizzato presentazioni di libri in librerie a Roma e provincia ed è stato relatore al Salone Internazionale del Libro di Torino nel maggio 2013.

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