Genzano di Roma, l’Infiorata 2014: il reportage

Non è facile raccontare un’emozione di tre giorni, assolutamente no. Difficile tanto quanto raccontare dell’orgoglio di un popolo, di tradizioni secolari che resistono alle brutture di un mondo che cambia e quasi mai in meglio. Come fare a descrivere l’odore penetrante di un tappeto floreale lungo più di duecento metri, composto con arte sopraffina e maestrìa, tramandata di generazione in generazione? Come poter raccontare della fierezza dei maestri infioratori e di una cittadina intera che ogni anno, da 236 anni, stupisce milioni di persone? L’infiorata di Genzano di Roma resiste a ogni difficoltà e prosegue la sua storia. Una storia che poche volte si è interrotta, in concomitanza delle due guerre e in poche altre occasioni, e che ha visto tra i suoi visitatori personaggi illustri, dal re Emanuele di Savoia a Massimo D’Azeglio, da Garibaldi a Papa Gregorio XVI a tutti i grandi artisti ospiti che hanno visto realizzate le loro opere per mano dei maestri infioratori: da Guttuso a Sassu, da Vespignani a Calabria, da Mastroianni a Scialoia, per non parlare dei grandi stilisti italiani, Missoni, Fendi, Biagiotti, Versace. L’edizione 2014 dell’infiorata è stata degnamente aperta il 19 giugno proprio dalla mostra di un grande artista come Mimmo Paladino, maestro della Transavanguardia, che espone le sue opere presso il Palazzo Sforza Cesarini della cittadina laziale fino al 28 settembre.

Iliade Odissea il titolo della mostra, organizzata dal Comune, sulle pendici del cratere che ha accolto nel suo abbraccio il Nemus, bosco sacro e sede del Tempio di Diana, da cui tanta storia e mito hanno avuto origine, e non a caso Paladino ha tenuto a precisare di essere orgoglioso “di partecipare a questa infiorata, primo perché sono particolarmente attratto dalle grandi tradizioni artistiche e popolari, secondo perché espongo opere sul mito in un luogo che è ricco di miti antichi”. Un suo dipinto, “Mater”, è stato rappresentato dai maestri infioratori Andrea Farina, Claudia Gianiorio e la loro equipe, nella misura di tutti e 17 i quadri floreali, 7 metri per 11. Tra gli eventi culturali che sono il consueto corollario dell’infiorata, particolarmente significative altre due iniziative: il conferimento della cittadinanza onoraria al fotografo giapponese Goto Atsumi, che ha esposto alcune sue foto nei locali dell’amministrazione comunale, e la bellissima sfilata di moda curata dallo stilista Filippo La Fontana, sabato sera, giunta alla sua diciannovesima edizione. Arte, eleganza, non poteva mancare la musica, che venerdì 20 è stata eseguita dal concerto della Fanfara dei Carabinieri, un appuntamento per celebrare il bicentenario dell’Arma, adeguatamente rappresentato anche in uno dei quadri dell’infiorata stessa.

Ma la magia, non si può negare, è iniziata sabato notte, proprio mentre terminava la sfilata. E’ da quel momento che, ogni anno, il tempo rallenta e lascia spazio all’anima di questa manifestazione. Centinaia, tra maestri, capipezzo e aiutanti vari, invadono la strada per la posa a terra dei primi petali, in un lungo lavoro di pazienza, precisione maniacale, via vai di casse piene di fiori ed essenze che grazie alla loro sapienza si tramuteranno in opere d’arte dalle mille sfumature di colori, al limite dell’impossibile. Un brulichìo operoso inizia a comporre un capolavoro, qualcuno va avanti fino al mattino, qualcun altro interrompe per poi riprendere alle prime luci della domenica, circondati da migliaia di curiosi lungo i marciapiedi che possono ammirare e fotografare le prime fasi della posa. La domenica conviene svegliarsi presto per non perdersi quei pochi momenti di calma prima dell’arrivo dei visitatori e del caldo. In quegli istanti si può gustare il profumo che si sprigiona dai quadri ancora incompleti, si possono scambiare le prime opinioni con i genzanesi prima che si confondano con i turisti che giungeranno a decine di migliaia di lì a poche ore.

Si sorseggia un caffè al bordo dell’infiorata, in tranquillità, cogliendo la fatica di chi ha lavorato tutta la notte e la calma serafica di chi è in ritardo, ma felice di essere ammirato dagli ospiti, i quali hanno così la possibilità di capire come vengono realizzati i quadri. Col passare delle ore il tappeto prende forma e la cittadina brulica di persone. I 17 quadri infiorati ci parlano della nostra storia, della nostra fede, del nostro senso dell’arte. Si passa così da un omaggio a Matisse e Degas, al quadro che ricorda il 70esimo anniversario dell’eccidio delle Fosse Ardeatine, da quello sul bicentenario dell’Arma dei carabinieri a quello su Nelson Mandela, dai quadri di carattere religioso come “il martirio di San Pietro” e “Sacra Famiglia con l’agnello” di Raffaello Sanzio, agli stupendi classici tappeti, dalle icone come “L’arcangelo Michele” (icona di Rublev, conservata presso il Museo Jacov di Mosca), alla celebrazione del 450esimo anniversario di Michelangelo Buonarroti. Diciassette meraviglie che coprono l’intero selciato di via Italo Belardi (già via Livia), per tutti “la via dell’infiorata”. Alle primissime ore del pomeriggio della domenica tutto è completato. E’ un istante sospeso nel tempo, nessuna persona sulla lunghissima strada interamente coperta dalle opere, i colori brillano al sole in un’armonia di stordente brillantezza. Una sorta di stand-by, in cui la soddisfazione di chi ha terminato la propria opera si mescola con l’ammirazione del turista e l’orgoglio compiaciuto dei residenti. Il sole picchia forte sui fiori, costantemente innaffiati dagli addetti, e sulla gente che affolla tutt’intorno la lunga strada colorata. Qualche ora per ammirare il tutto, fortunati quelli che possono farlo dall’alto (come il sottoscritto), per poi giungere al momento clou.

Se parliamo di cultura, di radici storiche, delle nostre radici, non possiamo dimenticare che l’infiorata nasce per rendere omaggio al Corpus Domini, al passaggio del Santissimo Sacramento. Ed è proprio al crepuscolo che il vociare della folla si cheta, perché l’arrivo della processione in cima alla strada infiorata è qualcosa di solenne ed estremamente suggestivo, anche per i non credenti. Dall’altare allestito di fronte al Duomo e sul ciglio dei quadri, il Vescovo della Diocesi di Albano, Monsignor Semeraro, scende sul tappeto immacolato portando l’ostensorio col Santissimo, tra le invocazioni. Ecco il senso della festa, ecco il momento supremo per il quale nasce l’infiorata, è bene ricordarlo. Lentissimo, sugli oltre duecento metri di strada che portano verso la chiesa della Santissima Trinità, da cui è partita la processione, scende quasi sollevato dalla stessa bellezza che calpesta e che è lì per Colui che porta nelle mani. Un momento straordinario, di intensità struggente. La domenica volge al termine e il lunedì, il giorno conclusivo, lascia spazio al momento profano ma altrettanto suggestivo: lo spallamento.

Nel pomeriggio, il corteo storico con i figuranti degli antichi signori di Genzano, scende sull’infiorata preannunciandone la distruzione di lì a pochi minuti. Al termine del corteo, dopo il passaggio della banda musicale, su quel poco che rimane dei quadri, un’orda di ragazzini trattenuti da un canape (come al Palio di Siena) si catapulta di corsa lungo la discesa, “spallando” (qui così si dice) l’infiorata. Pochi conoscono il senso di questo gesto di sfrenata allegria da parte dei bambini. Un antico detto così recita: “Solo a loro, che non hanno memoria, ma soltanto futuro, è concesso di correre precipitosamente sull’infiorata e distruggerla; gli anziani, invece, raccolgono e conservano qualche petalo benedetto.” Una tradizione bellissima, rispettosa di quel che è una vera opera d’arte che da più di due secoli ha fatto conoscere Genzano nel mondo nel modo migliore. Puntare sulla cultura, come ha più volte ripetuto il sindaco, Gabbarini, è un bene per tutti. E l’iniziativa comunale di aderire a Infioritalia, di aver ottenuto la registrazione del marchio e di aver avviato le pratiche per far riconoscere all’Unesco il suo valore artistico, ci sembra la strada giusta. La storia di un popolo è patrimonio da perpetuare e proteggere. E’ delicata come un tappeto di fiori, come una lacrima di commozione alla fine di tre giorni di magia, come una tradizione antica e preziosa, tramandata di padre in figlio. Da più di due secoli, tutto questo accade a Genzano di Roma.

Paolo Leone

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