Fabri Fibra e lo Squallor italiano nel nuovo album

Voto: (4,5 / 5)

fabri-fibra-squallor-nuovo-albumLa bomba è scoppiata all’una di notte del 7 aprile 2015. Ha sorpreso tutti, ha travolto il web e portato scompiglio nel patinato mondo della musica italiana. Fabri Fibra, precursore della nuova scena rap made in Italy, è tornato. Senza preavviso, rinunciando agli annunci roboanti e al red carpet sul quale sfilare e vantarsi. Il nuovo album di Fabri Fibra, Squallor, era atteso per l’estate. E invece eccolo qui, appena uscito dall’uovo di Pasqua, con le sue ventuno canzoni che, già al primo ascolto, ti fanno capire le intenzioni del maggiore dei fratelli Tarducci: criticare senza sconti, con una ferocia maggiore rispetto al passato, ma anche con intelligenza e coerenza, senza peli sulla lingua. fabri-fibra-nuovo-album-squallorIl nuovo disco Squallor segna il ritorno di Fabri Fibra al rap nudo e crudo delle sue origini, alle rime e ai giochi di parole che stordiscono come la più potente delle droghe in circolazione. Il rapper marchigiano sembra quasi voler prendere le distanze, almeno tecnicamente, da quel Guerra e Pace, disco del 2013 più digeribile e meno pungente, ma soprattutto dalle nuove leve del rap, giovani stilisticamente più precisi e commerciali. Le metriche del nuovo album di Fibra colpiscono come mitragliatrici mentre il ritmo si fa sempre più intenso, talvolta addirittura soffocante, tra genio e delirante agonia. La vera forza di Squallor è racchiusa nei suoi testi. Un’ubriacatura di frasi che barcollano, cadono e poi si rialzano, sprigionando rabbia, sputando verità. Fabri Fibra se la gioca, da vero campione di talento e cattiveria qual è, presentando titoli che nulla lasciano all’immaginazione e alla libera interpretazione. Quasi a voler dire: questo sono io, questo è ciò che penso e vi dico, che vi piaccia o no, poco o nulla mi importa. fabri-fibra-nuovo-albumChissà cosa penseranno le “Troie in Porsche” delle critiche ricevute, e la Milano che lo stesso Fabri Fibra definisce “un cesso”, tra coca e sesso, uomini e donne disposti a tutto per il vil denaro e il successo. E chissà cosa penserà Fedez, al quale Fabri Fibra riserva un trattamento speciale nel brano “Il rap nel mio Paese”: “Sono andato in tele, tutti dicevano belle rime, resta qui a condurre in qualche talent…Non uso mai l’inglese, ora faccio un’eccezione, fuck Fedez!”. Il dissing continua in “Come Vasco”, canzone da oggi in rotazione radiofonica, nella quale il rapper 39enne riflette sul fenomeno Blasco, su come sarebbe “avere i giornalisti ai suoi piedi”, singoli sempre vincenti, vivere in alberghi di lusso, in vacanza tutto l’anno, riempire gli stadi. Invece Fibra rappa da venti anni, “come parlo faccio danni”, ma è sopravvissuto, “alla coca come Vasco”, ai veleni e alle invidie del sistema. Un “Alieno”, come recita il titolo di una delle tracce di Squallor? Forse. Un artista vittima di “Amensia”? Non esattamente. Certo è che Fabri Fibra da brutto anatroccolo diventa splendido cigno proprio al massimo della sua acidità e perfidia. Avrà storto il naso anche Universal, la sua casa discografica, accusata da Fibra di “produrre cani e porci” (in “Playboy”, brano in cui compare l’amico Marracash). fabri-fibraLa lunga lista di nemici si allunga, complice la velenosa “Squallor”, la titletrack che punta il dito contro le radio, ipocrite e capaci soltanto di censurare. Ancora Milano al centro del mirino, città simbolo di un’Italia decadente, disfatta, malata, colpita dalle rime di Fabri Fibra in “E tu ci convivi”, traccia nella quale spicca Guè Pequeno dei Club Dogo. Non manca Clementino, prezioso nella coinvolgente “E.U.R.O.” (“improvvisa tu che a me vien da ridere”, qui l’artista di Senigallia parla della sua carriera e fa un confronto con quella degli altri rapper italiani). Se “Dexter” (con featuring di Nitro &Salmo) accelera il ritmo del nuovo album, “Non me ne frega un cazzo” (in collaborazione con Gemitaiz & Madman) porta un po’ di respiro in un progetto che scotta dall’inizio alla fine. Atmosfere Bronx style in “Sento le Sirene” (“ho visto gente passarmi davanti e prendersi il meglio…tengo duro, l’onestà non paga, il rap sì. Fisso la telecamera, sorrido e penso: fanculo”); clima più feroce, invece, in “Pablo Escobar/Skitt Squallor” (feat. Lucariello), così come in “Lamborghini” e “Voglio sapere” (brani che dipingono un ritratto sconfortante dell’Italia, nazione bugiarda e patetica, soprattutto a livello politico). E se “Dio c’è”, come afferma l’omonima e ipnotica canzone, “A casa” spalanca una finestra sul senso del fare musica, con coraggio e lucidità, senza filtri, metafore, maschere e nemmeno ridicoli trucchi, come solo Fabri Fibra è in grado di proporre, oggi più di ieri. Bentornato integralista del rap.

Il Rap nel mio Paese di Fabri Fibra

Silvia Marchetti

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Autore dell'articolo: Silvia Marchetti

Silvia Marchetti
Silvia Marchetti, nata a Mirandola (Modena) nel 1981, è giornalista pubblicista e web designer. Laureata in Scienze Politiche presso l’Università di Bologna, si occupa da anni di Cultura e Spettacoli, pubblicando articoli, recensioni e interviste relative al mondo del teatro, del cinema e, in particolare, della musica. Tra le sue passioni, la buona cucina, i concerti, la moda e Milano, città in cui ha deciso di vivere.

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