ACIDIFICAZIONE ACQUE MINACCIA FAUNA MARINA

©Istituto Nazionale Geofisica e Vulcanologia

Gli studiosi dell’Istituto Nazionale di Geofisica, vulcanologi del dipartimento di Scienze della Terra e del Mare dell’Università di Palermo, hanno da poco presentato un interessante lavoro. Uno studio sull’acidificazione dell’acqua di mare nelle aree vulcaniche attive.

Questa problematica è stata studiata sia dal punto di vista dell’impatto delle emissioni vulcaniche sull’ambiente e sulla salute umana, sia dal punto di vista della modellizzazione dell’acidificazione dell’acqua di mare e delle sue conseguenze ecologiche. Un ottimo laboratorio naturale per questo tipo di studi è stata la Baia di Levante dell’isola Vulcano, che si trova a sud delle Eolie e a diciotto miglia a largo della costa Nord Est della Sicilia.

In questa zona, infatti, esistono molte emissioni sottomarine che rilasciano anidride carbonica di origine vulcanica. Quest’ultima, si discioglie formando acido carbonico che contribuisce all’abbassamento dell’acidificazione dell’acqua di mare. Le indagini geochimiche sono avvenute durante il 2011 – 2012. Gli esperti hanno evidenziato come la Baia del Levante sia fondamentale per gli studi dei processi biogeochimici, legati all’acidificazione degli oceani.

«La Baia si presta bene per varie ragioni – spiega il vulcanologo Walter D’Alessandro -. La prima è che rappresenta un ambiente relativamente protetto, con uno scambio con il mare aperto sufficiente per mantenere condizioni chimico-fisiche e ambientali abbastanza stabili nel tempo. Inoltre è abbastanza grande perché si trovino condizioni relative ad un ampio intervallo di livelli di acidificazione.»

Questi studi sono estremamente importanti in quanto registrano l’aumento di anidride carbonica nella nostra atmosfera. Un aumento che nel futuro porterà gli oceani ad avere un PH differente rispetto al normale. Questa differenza a cui oggi non si da tanto peso, in realtà sta già cominciando a creare dei problemi a tutti gli organismi marini che costruiscono strutture carbonati che. A soffrirne per il momento sono  le conchiglie, i molluschi e i “rami” del corallo. Più il PH diminuirà, più i problemi ovviamente aumenteranno.

Per ora, attraverso questo lavoro, i ricercatori hanno solo iniziato a capire quali potrebbero essere i danni all’uomo e all’ambiente. Attraverso i prossimi studi ci auguriamo si riesca a trovare un modo per salvaguardare l’ecosistema in cui viviamo.

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Autore dell'articolo: Redazione

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