“Le Donne del Vento Arabo”: il libro di Razan Moghrabi, recensione

Donne ripudiate. Donne maltrattate in una Libia dilaniata dalla guerra: questo e molto altro nel libro di Razan Moghrabi: “Le donne del Vento Arabo” (Newton Compton Editori).

Le donne del Vento AraboRecensione – Il dramma dell’emigrazione è una questione di scottante attualità, un problema che interessa entrambe le sponde del Mediterraneo e non può essere risolto solo dall’Italia, bensì dall’intera Europa unita e compatta.

 Lo si è definito un dramma ed è facile intuirne i motivi: chi parte, spesso, si lascia alle spalle povertà e guerre, costretto ad abbandonare il Paese in cui è nato e cresciuto per gettarsi tra le braccia dell’ignoto. Purtroppo, poi, non manca chi specula, si arricchisce su questo tipo di tragedie, considerando i migranti poco più di una merce o, comunque, una sicura fonte di guadagno senza alcuna dignità.

L’arrivo in una terra straniera non è la conclusione di un viaggio già di per sé pericoloso, ma solo la fine di una tappa. Spesso, infatti, l’immaginazione non corrisponde alla realtà e nuovi problemi si insinuano in vite già piegate dalla fatica e dalla paura.

Dall’altra parte, invece, ci sono Paesi che non riescono a moderare o a incanalare i grandi flussi migratori e, per quanto ci si impegni e si cerchi di adottare nuove strategie, il fallimento, la lentezza burocratica, la mancanza di un reale dialogo su queste situazioni tra le nazioni al di qua e al di là del Mediterraneo complicano tutto.

A questo clima teso, nel quale ogni mossa sembra sbagliata, insufficiente, da rivedere e ridiscutere, in cui non si può ignorare chi chiede aiuto, ma nemmeno la voce degli europei che chiedono, a tal proposito, norme da applicare in ogni caso, risposte dai governi e più attenzione si aggiungono la crisi economica e le rivoluzioni nei Paesi arabi, con conseguenti scontri, violenze, vuoti di potere o caos politico derivante da un susseguirsi di scelte (o imposizioni) che non hanno mutato davvero la condizione preesistente.

Tra il bene e il male, ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, si pone il sogno di chi migra, di chi affronta la morte pur di difendere quel che per molti rimane una chimera: la libertà.

Dirlo così può sembrare facile, scontato quasi, eppure è proprio questa incessante ricerca la molla che spinge uomini, donne e bambini a intraprendere una vera e propria impresa.

Nel libro “Le Donne del Vento Arabo” la scrittrice libica Razan Moghrabi racconta proprio di questo sogno, del desiderio di indipendenza e felicità tutto al femminile, plasmato sullo sfondo di una Libia di sangue e fuoco, devastata dalla rivoluzione e dalle lotte intestine.

La storia è toccante, raccontata con uno stile poetico e semplice allo stesso tempo, venata da una sfumatura che si potrebbe definire “intima” poiché richiama, pur nella drammaticità dei contenuti, un modo di narrare antico, femminile, quasi da Mille e Una Notte.

Il romanzo, dunque, ha due facce: quella cruda, che riguarda le vicende della protagonista Bahija, partita dal Marocco per giungere a Tripoli, ma con il cuore la segreta speranza di approdare in Italia e poi in Francia per rifarsi una vita e le donne che le gravitano attorno, ognuna con una storia diversa da vivere, ricordare e raccontare; e quella più aulica, quasi staccata dalla realtà, fatta di confidenze, riflessioni, gioie, dolori solcati dalla coscienza prima ancora che dall’azione e di descrizioni di persone e luoghi che hanno il sapore di un passato che torna sempre e, pur rivivendo in diverse anime ripresenta le stesse problematiche, le medesime angosce pronte ad appesantire il cuore dei personaggi, a scalfirne la vitalità.

Le donne del romanzo, emblema della femminilità araba, affrontano un mondo per il quale sono solo ombre, niente altro che figure in cui si imbattono per caso gli uomini, ovvero i reali detentori della società, una sorta di “piccoli dei” a cui tutto è dovuto e che sono in grado di plasmare a loro piacimento tanto il macrocosmo quotidiano, sociale, quanto il microcosmo familiare.

In questo contento si ripropone, sempre uguale, il passato a cui si accennava prima: di nuovo il ripudio, la sottomissione, il tradimento, i segreti inconfessabili e lo status di moglie ambito, temuto, negato.

Bahija è, come le altre donne del libro, una specie di marionetta imbottita di sogni e speranze, ma tenuta in silenzio dagli uomini che muovo i fili e, per evitare problemi, hanno reciso proprio quello collegato alla bocca.

L’unica persona in grado di ricostruire questo filo è l’enigmatico personaggio della Scrittrice, la donna che riesce a far leva sulla necessità delle donne di raccontarsi, di dar vita ai pensieri.

E’ lei a donare un piccolo registratore a Bahija, affinché narri, attraverso esso, la sua esistenza. Si potrebbe dire che la Scrittrice dia alla protagonista un mezzo per viaggiare nei pensieri, uno strumento che viene utilizzato proprio quando la protagonista compie il viaggio “fisico” dalla Libia all’Italia.

“Le Donne del Vento Arabo” è, dunque, un eccellente romanzo sul tema del viaggio come rinascita, liberazione, ponte tra il passato da cancellare e il futuro da costruire, spostamento reale e psicologico da una cultura all’altra, da un mondo all’altro alla ricerca della felicità.

Il titolo originale del romanzo “Nisa al-Rih” in arabo, ovvero “Le donne del vento”, può alludere al vento del cambiamento, che spazza via i sogni e le illusioni, o al vento caldo delle coste africane che batte le onde del mare e si posa con delicatezza sul viso di chi lo respira, infondendo il coraggio di proseguire il proprio cammino, anche controvento.

Francesca Rossi

 

Il Libro

 

Titolo: Le donne del Vento arabo

Autore: Razan Moghrabi

Casa editrice: Newton Compton

Pagine: 216

Prezzo: 12,90 euro

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