Tre piani: recensione del nuovo film di Nanni Moretti

Il lungometraggio è stato presentato al Festival di Cannes 2021, la sceneggiatura è basata su un soggetto non originale che è il romanzo di Eshkol Nevo.

Tre piani è stato presentato al Festival di Cannes 2021, la sceneggiatura è basata su un soggetto non originale che è il romanzo di Eshkol Nevo.

Tre piani: recensione

I luoghi ci definiscono, ci plasmano, ci fanno diventare amorevoli, inerti o indifferenti, ci aprono alla vita, rendendosi empatici e gioiosi, oppure ci chiudono in noi stessi, nella diffidenza e nella paura. Nanni Moretti, così come Ettore Scola in ‘Una giornata particolare’ (1977), dà ai luoghi (soprattutto alle stanze, ai palazzi, ai cortili) molto rilievo. Si potrebbe dire che le stanze e i palazzi siano specchio e riflesso dei personaggi morettiani che, nel nuovo film Tre piani, sono ingabbiati nei loro tormenti esistenziali, nelle loro maschere, nelle loro tensioni emotive compresse e soppresse, nelle loro ossessioni, nei molti deliri, negli schemi mentali soffocanti.

I luoghi, dunque. Ma anche gli eventi, ovvero quei momenti che, nonostante durino un secondo o poco più, ti cambiano la vita a volte per migliorarla e sicuramente per stravolgerla. La maggior parte degli eventi in Tre piani si sviluppa nel palazzo dove risiedono i personaggi principali. Moretti fa agire i suoi protagonisti, tuttavia, anche in ambienti esterni, a dimostrazione che la vita umana è un perfetto equilibrio tra le istanze dell’Io e i moti del Noi. Eppure, secondo il regista, ogni essere umano ha sete di autenticità e di essere pienamente se stesso.

Nanni Moretti in Tre piani alza i riflettori sulla famiglia borghese. Riflette, poi, in modo particolare sul rapporto tra genitori ansiosi e figli, sulle incomprensioni tra fratelli, sulla depressione post partum e sulla solitudine delle neomamme.

Tre piani: trama

Al primo piano, in un appartamento di un palazzo, ubicato in un quartiere borghese di Roma, vivono Lucio (Riccardo Scamarcio), Sara (Elena Lietti) e la piccola Francesca. Di fronte abita una coppia di anziani, Giovanna (Anna Bonaiuto) e Renato (Paolo Graziosi), al quale Lucio affida spesso la figlia Francesca. Una sera Renato – che soffre di un inizio di demenza senile – si perde con la piccola per le strade del quartiere. Lucio li ritroverà seduti su una panchina di un parco e comincerà ad avere sospetti di un improbabile abuso sessuale di Renato sulla bambina. L’ossessione arriverà a rovinargli la quotidianità e a determinare il suo futuro, soprattutto a causa di Charlotte (Denise Tantucci).

Al secondo piano c’è Monica (Alba Rohrwacher), una donna che sperimenta l’esperienza della prima gravidanza e del parto in totale solitudine. Senza amici e con una madre malata di mente, la donna partorisce da sola in ospedale perché il marito Giorgio (Alessandro Giannini) è sempre in viaggio. La depressione post partum si insinua così nella psiche di questa mamma.

Al terzo piano abita infine una coppia di coniugi magistrati. Dora (Margherita Buy) e Vittorio (Nanni Moretti) hanno un figlio ormai adulto di nome Andrea (Alessandro Sperduti) che una sera, a causa di una sbornia, investe e uccide una donna proprio davanti all’edificio dove abita. Come potete vedere, ogni nucleo è sconvolto da un fatto che si rivela essere decisivo.

Un film che confida nel potere taumaturgico del tempo…

Nanni Moretti segue i suoi personaggi nell’arco di dieci anni, scandagliando le loro vite per capire come si siano evoluti nel corso del tempo e quanto quest’ultimo li abbia cambiati. Per esempio dalla paura della separazione, che è predominante in Lucio, nascono il risentimento e il bisogno di controllo. E, mentre Monica col passar del tempo si affida all’oblio (non so perché questo personaggio mi ricordi la Clara de La casa degli spiriti, forse saranno i capelli rossi), Dora dovrà imparare a guardare le cose da angolazioni differenti per poter trovare la propria strada e vedere il figlio oltre il pregiudizio. Meno definita è invece Sara che sa essere equilibrata nelle sue valutazioni.

Tre piani è, quindi, un film molto denso che ci fa riflettere sul senso della vita, oltre le apparenze. Nanni Moretti è poi ottimista in questa nuova pellicola perché confida nel potere taumaturgico e pervasivo del tempo.  

La recensione di Tre piani è stata scritta da Maria Ianniciello, segui l’autrice su Instagram

Maria Ianniciello
Maria Ianniciello

Giornalista. Divulgatrice culturale. Insegnante Avanzata di Mindfulness AMPT. Dottore Magistrale in Lettere dal 2005 (si è laureata con il massimo dei voti all'Università di Roma Tor Vergata), è giornalista pubblicista da un ventennio. Maria Ianniciello ha collaborato con testate della Campania e ha diretto dal 2010 al 2012, il free press XD Magazine. Nel 2008 ha fondato il portale culturaeculture.it, uno dei primi web-magazine indipendenti della Campania e una delle realtà più longeve In Italia della seconda ondata della blogosfera. Da gennaio 2024 sta proponendo in Campania esperienze culturali con sguardo Mindful nell'ambito del progetto Risveglia la tua essenza: conduce passeggiate, laboratori, percorsi di poesia e Mindfulness e tanto altro. Scrive la newsletter "Risveglia la tua essenza" che partendo dal territorio ha un respiro nazionale.

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