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Non solo film

Piccole Donne: recensione. Dal libro al nuovo film di Greta Gerwig. Ascolta il podcast

Quando lessi Piccole Donne avevo 10 anni e una spiccata tendenza ad osservare l’inosservabile, a pormi dei quesiti esistenziali sul mio essere ‘femmina’ in una società che io vedevo ancora fortemente patriarcale, dove gli uomini erano troppo privilegiati per i miei gusti. Io – figlia degli anni Ottanta – lo vedevo quel mondo e mi arrabbiavo per le sue contraddizioni, per la sua indifferenza, per la sua inettitudine verso ciò che io reputavo essenziale: il rispetto della diversità e dei talenti, a prescindere dal sesso. Eppure, la mia mente di bambina non riusciva ad esprimere a parole ciò che davvero provava, erano complicati quei pensieri, mi sentivo diversa perché li facevo.

Poi un pomeriggio qualunque è apparsa lei: Louisa May Alcott con il suo Piccole Donne e con il sequel Piccole Donne crescono. Entrambi i libri diedero così una forma e una voce alle mie astruse riflessioni. Capii che non era giusto che io, in quanto femmina, dovessi fare le faccende domestiche e che quel corredo mai desiderato (sì nella mia zona si usava ancora farlo) era inutile per me. Compresi che avevo il diritto di emanciparmi oltre il matrimonio mediante la scrittura che divenne la mia vera amica, confidente e consigliera. Colei che tuttora mi sostiene e mi accudisce quando io non riesco a farlo.  (N.B. In calce il podcast)

Piccole Donne recensione

Piccole Donne: recensione

La scrittrice non affrontava nel suo illuminante romanzo solo l’impossibilità di essere considerate persone e non merce di scambio nell’ambito dell’istituzione del matrimonio. Apriva spunti di riflessione anche sulla solidarietà tra donne, sul valore dell’amicizia, sulla necessità di creare una rete sociale per aiutare e sostenere i più deboli. Valori come l’onestà e l’altruismo erano posti al centro dei romanzi. A me comunque quel nuovo modo di intendere la figura femminile mi fece impressione.

Non vivevo certo nell’Ottocento ma Jo mi affascinò più delle altre sorelle perché incarna ancora oggi un prototipo di donna a quel tempo a me sconosciuto. Jo è un’immagine archetipica che richiama Artemide o Diana, dea vergine della caccia. Indipendente per natura, fiera e risoluta, Artemide si coalizza con le altre donne facendosi spazio in un mondo di uomini, con i quali non scende certo a compressi. Molto diversa dalle colleghe Afrodite, Atena, Era, Estia e Demetra, è lei a dettare le leggi per sé.

Jo: la piccola grande donna

Ed è proprio intorno al personaggio di Jo che la regista Greta Gerwig ha costruito quasi tutto il suo film, quel Piccole Donne uscito al Cinema il 9 gennaio 2020, che unisce entrambi i romanzi della Alcott (in Europa sono due) con dei convincenti flashback. E` Jo (Saoirse Ronan) la roccia, l’asse portante, la gigante dell’intera pellicola, è lei che sostiene le sorelle, è lei che emancipa le altre nonostante arrivi sempre un passo dopo Amy (Florence Pugh). E` lei che fa amicizia con Laurence (Timothée Chalamet) ed è lei che assiste Beth (Saoirse Ronan) nelle ultime ore di vita ed è sempre lei che in un intenso controcampo spinge Meg (Emma Watson) a fare una delle riflessioni più incisive di tutto il film che rende quanto mai attuale il capolavoro della Alcott. «Se i miei sogni sono diversi dai tuoi non vuol dire che non siano importanti», dice Meg.

Piccole donne: un libro che trascende l’oggettività

Chiedo scusa al lettore o all’ascoltatore se la mia recensione dovesse per caso risultare troppo soggettiva ma Piccole Donne è questo: un’opera che parla a ciascuna di noi trascendendo l’oggettività. Quindi mi sono chiesta, prima di vedere il film, quanto ci sia ancora di attuale nel romanzo e come avrebbe fatto la nuova trasposizione cinematografica a mantenersi fedele al libro innovando. La regista ci è riuscita grazie alle immagini dal taglio impressionistico e rendendo questi personaggi moderni nel loro classicismo.

Non ha ragione la zia March?

L’idea che una donna riesca ad emanciparsi solo mediante l’amore non è del tutto naufragata; oggi ci sono altri problemi sulla via dell’emancipazione, come si evince dalle cronache. Eppure il film dimostra che, al di là del genere, c’è un essere umano, non un oggetto, e al contempo dà spazio ai vari modi di essere donna, perché ciascuna di noi è diversa e ciascuna ha il diritto di scegliere in autonomia e libertà il proprio percorso di vita anche se fuori dal matrimonio o da un legame sentimentale, nonostante zia March (Meryl Streep) pensi il contrario. Non esiste una moglie ideale, non esiste una lavoratrice ideale, non esiste una madre ideale. Perché quel modello non è la vita stessa, è solo un piccolo esempio di vita.

Esiste in realtà solo la persona con un patrimonio inestimabile di emozioni oltre il ruolo prestabilito da altri. Jo è tutto questo e molto altro ancora. Di conseguenza un padre e una madre – come i signori March (Laura Dern e Bob Odenkirk) – si pongono (o si dovrebbero porre) durante l’adolescenza sullo sfondo sostenendo quando ce n’è davvero bisogno, perché per far crescere bisogna dare spazio. E allora cosa dire di queste Piccole donne in versione cinematografica? Indimenticabili. Uniche. Moderne. Accattivanti. (Marica Movie and Books)

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Maria Ianniciello

Mi chiamo Maria Ianniciello (o meglio Maria Carmela Ianniciello). Carmela spesso lo perdo per strada. Mi occupo di critica cinematografica, libri ed emancipazione femminile. Ho una laurea in Lettere (vecchio ordinamento), conseguita con il massimo dei voti nei tempi, e sono giornalista dal 2007 (sono iscritta nell'elenco dei pubblicisti). Dopo una lunga gavetta giornalistica in televisioni e giornali irpini sia online che affline (ho diretto anche un magazine locale per due anni circa), curo dal 2008 www.culturaeculture.it, da me fondato. In culturaeculture.it dal 2012 al 2018 ho coordinato redattori da ogni angolo d'Italia e mi sono occupata di cinema, libri, lifesyle, attulità e benessere. E` stata una grande esprienza umana e professionale. Poi una piccola pausa e la ripresa delle pubblicazioni il 19 agosto 2019. A gennaio 2016 mi sono iscritta alla Scuola di Naturopatia dell'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica diplomandomi nel dicembre 2018. Da aprile a giugno ho frequentato il Master in Psicosomatica sempre presso l'Istituto Riza. Nel frattempo ho avuto un bambino di nome Emanuele. Sono sposata con Carmine e amo la mia famiglia per la quale farei follie. Come farei follie per il mio lavoro (il giornalismo culturale intendo) che adoro. La Scuola di Naturopatia mi ha permesso di ritrovare me stessa, i miei tempi, la mia vita. Mi ha fatto scoprire il dono della maternità e della femminilità in tutte le sue sfaccettature. Oggi sono una persona più completa e più equilibrata. Ma sempre in costante evoluzione e formazione. Amo studiare e formarmi. Ah! Dimenticavo! Ho scritto un romanzo quando avevo sedici anni che ho pubblicato nel 2010.

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