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Non solo film

#Anne Frank. Vite parallele: recensione del documentario

Si dice che la scrittura sia terapeutica e di certo aiutò Anne Frank ad affrontare meglio la sua prigionia. Anna si inventò, dunque, l’amica Kitty e a lei confidò ansie e paure ma anche momenti felici. Tutto questo si evince nel film-evento #Anne Frank. Vite parallele con una forza dirompente.

Il documentario in soli tre giorni di proiezione ha suscitato l’interesse di circa 30mila persone in Italia. Visto il successo, è stata quindi organizzata un’altra giornata di replica in contemporanea nazionale prevista per il prossimo 23 novembre.

#Anne Frank. Vite Parallele: recensione

La scrittura e… poi un diario. Lo stesso che fece utilizzare Erin Gruwell alla sua scolaresca per esorcizzare il dolore di traumi irrisolti. L’insegnante – che nel film Freedom Writers (2007) ha il volto di Hilary Swank – raccontò ai suoi allievi ‘problematici’ la storia del Nazismo e di Anna Frank creando scalpore tra i ragazzi che si rividero così in quell’adolescente degli anni Quaranta, nonostante Anna fosse benestante.

#Anne Frank. Vite parallele riprende così l’espediente narrativo della pellicola americana lasciandomi più volte senza fiato per il modo in cui la grande Storia entra in simbiosi con piccole vicende quotidiane che però segnarono un’intera generazione e lasciarono nei sopravvissuti un misto di impotenza, pudore e paura.

I milioni di ebrei che furono uccisi dai persecutori nazisti risuonano ancora nelle vite di chi oggi ha ricevuto un’eredità ingombrante che può imparare a gestire solo conoscendola per quel che è nel profondo.

#Anne Frank. Vite parallele

Ma perché vite parallele?

Il documentario – che è scritto e diretto da Sabina Fedeli e Anna Migotto –  ci fa vedere, inoltre, come le vite parallele pur non toccandosi hanno molto in comune. Helen Mirren è voce narrante e volto di questo tragico excursus storico.

Nel frattempo la giovanissima Martina Gatti ripercorre i luoghi della Shoah e di Anne Frank, dal campo di sterminio alla casa olandese dove la ragazza visse nascosta per ben due anni, insieme alla famiglia. Martina scatta le foto e poi le condivide sui social con gli hashtag. 

#Anne Frank. Vite parallele alza inoltre l’obiettivo su cinque sopravvissuti allo sterminio: Arianna, Sarah, Helga, Andra e Tatian all’epoca avevano la stessa età di Anne. Il docu-film ci spiega, poi, dando la parola agli esperti, perché questo genocidio sia considerato ancora oggi il più efferato della storia: il piano di sterminio coinvolse 22 Stati europei e fu ideato in Occidente, da uno dei Paesi più sviluppati al mondo… Risponde così ai negazionisti e a quanti minimizzano la Shoah.

#Anne Frank. Vite parallele è, dunque, un documentario necessario che commuove e che aiuta a mantenerci vigili affinché simili tragedie non si verifichino più.

Il film è prodotto da 3D Produzioni e Nexo Digital che si sono avvalsi della collaborazione di Rai Cinema, della Anne Frank Fonds di Basilea nonché del Piccolo Teatro di Milano-Teatro d’Europa. La colonna sonora è di Lele Marchitelli. (Marica Movie and Books – Se ti è piaciuta questa recensione cercami su Facebook, su Instagram e su Youtube)

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Maria Ianniciello

Mi chiamo Maria Ianniciello (o meglio Maria Carmela Ianniciello). Carmela spesso lo perdo per strada. Mi occupo di critica cinematografica, libri ed emancipazione femminile. Ho una laurea in Lettere (vecchio ordinamento), conseguita con il massimo dei voti nei tempi, e sono giornalista dal 2007 (sono iscritta nell'elenco dei pubblicisti). Dopo una lunga gavetta giornalistica in televisioni e giornali irpini sia online che affline (ho diretto anche un magazine locale per due anni circa), curo dal 2008 www.culturaeculture.it, da me fondato. In culturaeculture.it dal 2012 al 2018 ho coordinato redattori da ogni angolo d'Italia e mi sono occupata di cinema, libri, lifesyle, attulità e benessere. E` stata una grande esprienza umana e professionale. Poi una piccola pausa e la ripresa delle pubblicazioni il 19 agosto 2019. A gennaio 2016 mi sono iscritta alla Scuola di Naturopatia dell'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica diplomandomi nel dicembre 2018. Da aprile a giugno ho frequentato il Master in Psicosomatica sempre presso l'Istituto Riza. Nel frattempo ho avuto un bambino di nome Emanuele. Sono sposata con Carmine e amo la mia famiglia per la quale farei follie. Come farei follie per il mio lavoro (il giornalismo culturale intendo) che adoro. La Scuola di Naturopatia mi ha permesso di ritrovare me stessa, i miei tempi, la mia vita. Mi ha fatto scoprire il dono della maternità e della femminilità in tutte le sue sfaccettature. Oggi sono una persona più completa e più equilibrata. Ma sempre in costante evoluzione e formazione. Amo studiare e formarmi. Ah! Dimenticavo! Ho scritto un romanzo quando avevo sedici anni che ho pubblicato nel 2010.

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