Libri: recensioni & interviste

ROMA, MILLE PERSONE PER UN’OPERA D’ARTE

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artyoulostsuperMille persone per un’opera d’arte. Una stazione orbitale che raccoglie storie, voci, suoni, ricordi, oggetti e immagini. Migliaia di tracce per una cartografia delle nostre perdite e delle nostre possibilità. Tutto questo è Art you lost?, in corso al Teatro India di Roma dove ritorna l’opera d’arte collettiva che lo scorso dicembre ha trasformato l’intera architettura del teatro – dalla facciata esterna al foyer, dai muri ai pavimenti, dai corridoi alle sale – in una cartografia della memoria, un’archeologia del presente lanciata verso il futuro.

La nuova edizione di Art you lost? ritorna con alcuni ambienti ridisegnati e con due serate speciali, la prima svoltasi in occasione dell’inaugurazione, il 16 febbraio 2013, e la seconda riservata alla serata di chiusura del 23 febbraio: gli spazi di Art you lost? diventano un’installazione vivente, ospitando interventi e opere di natura diversa che modificano gli ambienti, mutandone la prospettiva e dando vita a una terza natura artistica. Opere o performances (video, installazioni sonore, interventi coreografici) che reagiscono al contatto diretto con i luoghi di Art you lost?, con il contributo di artisti come Chiara Fazi, Masbedo, Mk, MP5, Quiet Ensemble. Gianluca Ruggeri, Sonus Loci.

Gli autori di Art you lost? sono uomini e donne di età compresa tra i 13 e i 99 anni, che hanno risposto all’invito di consegnare un oggetto personale e significativo allo scopo di partecipare a un percorso in cui lasciare tracce biografiche intorno al tema della perdita. Le loro voci, i loro volti, le parole, gli auspici, le nostalgie e i ricordi, diventano oggi il materiale esposto e fatto esplodere nella grande installazione/performance, come una mappa sociale e privata. 1800 ritratti fotografici, 600 sms, 600 descrizioni di un momento preciso della propria vita passata, 600 consigli dati a se stessi nel passato, circa 2.000 tracce lasciate su una mappa di Roma, 600 firme, 600 storie e 600 oggetti. Una quantità di tracce, raccolte e rielaborate, che hanno trasformato i 1000 metri quadrati del Teatro India in un unico ambiente da attraversare liberamente senza nessun limite di tempo o prospettiva dello sguardo: una cartografia della memoria, un’archeologia del presente lanciata verso il futuro. Il teatro diventa così una città vivente, un luogo di esposizione e di racconto del presente attraverso una partecipazione radicale e consapevole del pubblico che si fa autore.

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