Recensione del nuovo film di Ridley Scott
Nulla di nuovo sotto il cielo di Ridley Scott: il nuovo film del regista americano, The Dog Stars – Le stelle dopo la fine, parte da una buona premessa che contiene in sé una domanda: cosa potrebbe accadere all’umanità dopo una pandemia influenzale devastante? Scott prende un uomo solo, Hig (Jacob Elordi), che ha perso la moglie. E lo colloca in Colorado, in un hangar abbandonato. Con lui c’è il cane Jasper e un ex marine, che ha una vista eccezionale e una mira da cecchino.
Hig – dopo la morte del suo amico a quattro zampe – decide di spingersi oltre le montagne, dove spera ci sia ancora una civiltà degna di questo nome. Ha intercettato una trasmissione radio. Durante il viaggio, incontra persone che gli si riveleranno essere amiche, ma ne incontrerà anche altre che metteranno a dura prova la sua vita.
The Dog Stars – Le stelle dopo la fine è uno di quei film che non aggiunge nulla di nuovo al genere post-apocalittico. Qualche elemento di novità invece c’è nella cinematografia di Ridley Scott che, seppur timidamente e senza profondità, indaga sul senso di solitudine dell’uomo contemporaneo che ha bisogno della dimensione collettiva per poter uscire dalla tristezza di una vita che non promette grandi svolte, soprattutto durante un periodo di profonda ricostruzione.
Non mancano colpi di scena e momenti di pathos. Alcune sequenze e scelte di sceneggiatura mi sono apparse un po’ esagerate e prive di senso: le intercettazioni radiofoniche conducono in un luogo fatto di follia mascherata da intrattenimento. Per il resto, la fotografia è spettacolare (mi ha ricordato le sfumature de The Road) e il cast di attori è eccellente. Maria Ianniciello




