La Scuola in presenza abbatte le disuguaglianze: i dati della dispersione scolastica al Sud

Nel nuovo episodio del podcast parlo del valore educativo della Scuola in presenza ma soprattutto parlo di disuguaglianze tra Nord e Sud, in modo particolare farò riferimento alla mia regione, la Campania, dove la dispersione scolastica ha raggiunto, già prima del Covid, punte molte elevate per un territorio europeo. Le cause sono multifattoriali; alla base c’è tuttavia una mancata percezione collettiva del ruolo sociale, educativo e culturale della scuola che affligge soprattutto le classi sociali più svantaggiate ma non risparmia in tempi di Covid nemmeno le fasce della popolazione con un livello di istruzione più elevato. Sono stati tanti i genitori che hanno chiesto in Campania la chiusura delle scuole in presenza a causa dell’emergenza.

Scuola in presenza e lotta alle disuguaglianze. I 17 punti delle Nazioni Unite

Tra i 17 punti posti in essere dall’ONU nell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile c’è anche la riduzione delle disuguaglianze. L’emergenza Covid, a causa di politiche diversificate e a causa di una visione univoca in ambito europeo e nazionale, potrebbe far crescere ulteriormente le disuguaglianze. E vengo ai dati. Le mie fonti sono diverse, l’Istat e l’Atlante dell’infanzia a rischio di Save The Children.

I Neet e la dispersione scolastica al Sud

Li chiamo Neet: sono giovani che non studiano, non lavorano, non investono nella formazione professionale, hanno abbandonato ogni progetto di futuro. A livello nazionale la quota nel 2019 di Need era del 22,2 per cento, in calo rispetto agli anni precedenti. La media europea di Neet è invece del 12,5 per cento. C’è comunque da dire che la situazione non è uniforme su tutto il territorio nazionale. Anche nel 2019 la concentrazione nel Mezzogiorno di Neet è sensibilmente superiore rispetto al resto della penisola.

E la Campania ha la percentuale più elevata di Neet, cioè di ragazzi che non lavorano né studiano, quasi a parimerito con la Calabria e con la Sicilia. In Campania nel 2019 la percentuale di Neet era del 32,9 per i ragazzi e del 35,8 delle ragazze. Purtroppo è tutto il mezzogiorno ad essere in questa situazione. L’Italia è uno dei Paesi Europei con un alto tasso di dispersione scolastica, si tratta di ragazzi e ragazze che vivono in condizioni di esclusione sociale e che scompaiono dai radar scolastici.

Per misurare il fenomeno dell’abbandono precoce degli studi, si utilizza un indicatore indiretto, cioè la popolazione dei 18-24enni che possiede al più il titolo di licenza media, che non ha concluso un corso di formazione professionale riconosciuto dalla Regione di durata superiore ai 2 anni e che non frequenta corsi scolastici o svolge attività formative.

scuola in presenza

Gli Early School Leavers (ESL)

Sono denominati Early School Leavers (ESL). In Europa la media di Early School Leavers è del 10,3. La media italiana è del 13,5 ma la percentuale sale inesorabilmente nelle regioni del Mezzogiorno. In Campania siamo tra il 17,3 e il 19 per cento.

Altri fattori, altrettanto significativi, sin dalla prima infanzia, sono legati alle opportunità di crescita culturale, relazionale, emotiva, creativa, di svago, di movimento, di contatto con la natura. Sono queste opportunità ‘sociali’, nel senso della comunità educante che le offre, che faranno fiorire talenti e aspirazioni delle bambine e dei bambini.

Nelle zone interne dalla Campania le opportunità di crescita sono molto risicate, tanto la percentuale di bambini e ragazzi che non ha mai visitato un museo, o un momento o letto un libro non è da sottovalutare. Ma questa è un’altra storia su cui ritornerò presto fornendovi dati e pareri.

La scuola non è un luogo dove si dispensano nozioni

Insomma, la scuola non è un luogo dove si dispensano nozioni. La scuola ha un alto valore pedagogico e sociale.

Il cervello degli adulti e soprattutto dei bambini apprende per esperienza, in modo particolare sensoriale. Quanto quest’esperienza si riduce, cioè quanto più la zona di confort (come la definiscono i personal coach), si restringe tanto più le aree, in questo caso deputate alla socialità, si restringono. Senza tener conto dei danni causati nei più piccoli dai dispositivi elettronici, come confermano diversi studi (ne parlo in un altro episodio del podcast) il nido genitoriale non può essere visto come l’unico luogo di apprendimento. La casa non può essere adibita a scuola.

Eppure le scuole in Campania sono state chiuse

In Campania le scuole sono state chiuse tutte. A differenza di quanto accaduto in altre regioni italiane e in altri Paesi europei, con la Germania in testa. La Merkel nel corso di questa seconda ondata non ha mai messo in discussione la scuola in presenza e se lo ha fatto un motivo ci sarà. Gli studenti tedeschi non si stanno ammalando in massa, come non si stanno ammalando in massa i bambini lombardi.

Dopotutto l’allarme lanciato dalla Società di Pediatria Italiana tramite le pagine di laRepubblica la dice lunga sull’importanza per la salute olistica dei bambini e dei ragazzi della scuola in presenza ma in Campania nessun politico vuole assumersi la responsabilità di fare una scelta non condivisa dalla maggior parte dei genitori campani.

Eppure il senso di responsabilità (sottolineo ancora questa parola) collettivo dovrebbe indurci a chiedere un’immediata apertura delle scuole in sicurezza, agendo sui trasporti in primis, punto nevralgico campano e italiano in generale.

Pensiamoci, pensateci. Un bambino campano da adulto nell’interfacciarsi con un coetaneo tedesco o svedese o anche lombardo potrebbe avere delle grosse difficoltà. Senza contare che rischiamo di creare i presupposti per una classe dirigente meridionale e campana del futuro molto mediocre. Ripeto. Pensiamoci, pensateci!

Fonti: Istat, Atlante dell’Infanzia a rischio di Save the Children.

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