Opinioni

Femminicidio, i fatti di Cisterna di Latina e quel femminile ‘umiliato’

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Una riflessione sui fatti di Cisterna di Latina e sul Femminicidio (in calce il video) – Oggi non voglio soffermarmi sui fatti di Cisterna, né voglio snocciolare statistiche su un fenomeno che ha un solo nome: femminicidio; come giustamente ha scritto Michela Murgia. E` mia intenzione piuttosto fare delle riflessioni sul depauperamento del femminine. In questi anni le donne hanno cambiato il loro modo di fare, hanno modificato il loro stile di vita, ma ciò è avvenuto in un contesto in cui le basi scricchiolano, le radici scricchiolano, perché tutto ciò che è femminile viene depauperato, viene danneggiato. Pensate alla Terra. La Donna raccoglie il seme, la Donna è  Terra e quest’ultima non viene forse umiliata e ferita? Le sue creature non vengono offese tutti i giorni, eppure ce ne cibiamo, eppure respiriamo l’aria di questo pianeta? Di conseguenza anche la Donna ha perso d’importanza e hanno perso d’importanza i riti. Ora, io sono una persona che si batte per la parità di genere fuori e dentro le pareti domestiche perché ritengo che sia l’esempio a fare la differenza. Ma non basta: bisogna tornare alle radici.

Viviamo in un’epoca in cui la razionalità ha preso il sopravvento sugli istinti. E` il secolo della Mente. E allora perché si verificano questi episodi brutali. Potremmo dire che il maschile è esasperato, ma esasperato da cosa? Da un ego smisurato? Dalla volontà di annientare l’altro o semplicemente dal fatto che non riesce ad accettare l’abbandono… la separazione, ciò che non riesce a controllare. Quanto più ingabbiamo gli istinti tanto più questi si riverseranno contro di noi, quanto più ingabbiamo le emozioni tanto più queste si riverseranno contro di noi. Per dare spazio agli istinti e alle emozioni bisogna ritornare alla ritualità. La ragione, quando è in eccesso, ingabbia; il cuore eleva. E allora il ritorno alla Radici significa onorare la Madre Terra e il femminile che dimora in ogni donna ma anche in ogni uomo, quindi è necessario onorarlo accettando i cambiamenti. Bisogna accettare il fatto che le donne lavorano, che le donne possono decidere anche di lasciarci (mi rivolgo agli uomini) e hanno il diritto di farlo. Non possiamo controllare tutto! In alcune realtà, se una donna decide di lasciare un uomo perché non lo ama più, viene etichettata come prostituta, eppure se l’amore non c’è nulla sussiste più. Ed è proprio questo definire, questo voler classificare le cose come giuste o sbagliate, cattive e buone, che ingabbia gli istinti. Non ho delle ricette, è impossibile averle. Quello che però penso è che bisogna ritornare alla ritualità e alla gestualità, senza ingabbiare le emozioni, che provengono dal cuore, e gli istinti che si originano nelle viscere.

Io penso che la cosa migliore sia dare l’esempio, cominciando dal basso, dalle famiglie, dalle scuole, dagli ambienti di aggregazione, soprattutto sportivi. Faccio un piccolo esempio: avete due figli, una femmina e un maschio. Può capitare che voi decidiate, per una questione di abitudine, di affidare le faccende domestiche solo alla figlia femmina. Perché? Cosa penserà il figlio maschio? Che è superiore… che ha dei privilegi, si sentirà un privilegiato solo per il suo genere. Trattare allo stesso modo i figli è forse il primo esempio che si può dare. E se avete una figlia femmina, educatela al rispetto di sé stessa, alla consapevolezza di sé… non ha bisogno di un uomo per andare avanti, può riuscirci da sola. Se avete un maschio educatelo al rispetto. Voi potete tanto, non è tutta vostra responsabilità, certo, perché come diceva Hillman il ‘cattivo seme’ si insinua ovunque, quindi c’è anche una certa predisposizione caratteriale, ma l’inerzia non aiuta, anzi è controproducente. Ci sono cose che si possono fare, alcune di queste spettano ai padri. Il padre però come figura autorevole, non autoritaria. Il padre come Ulisse che – dopo tante peripezie – ritorna alla sua Itaca con maggiore consapevolezza per guidare il figlio nella ricerca della sua strada. Credo che i genitori debbano fare questo: guidare, con sguardo consapevole, i figli alla scoperta della loro vocazione. Forse potrebbe sembrare utopistico ciò che scrivo ma per me è una delle poche strade percorribili!

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Maria Ianniciello

Mi chiamo Maria Ianniciello (o meglio Maria Carmela Ianniciello). Carmela spesso lo perdo per strada. Ho una laurea in Lettere e sono giornalista dal 2007 (sono iscritta nell'elenco dei pubblicisti). Dopo una lunga gavetta giornalistica in televisioni e giornali irpini sia online che affline, curo dal 2008 il portale www.culturaeculture.it, da me fondato. In Cultura & Culture dal 2012 al 2018 ho coordinato redattori da ogni angolo d'Italia e mi sono occupata di cinema, libri, lifesyle, attulità e benessere. E` stata una grande esprienza umana e professionale. Poi una piccola pausa e la ripresa delle pubblicazioni il 19 agosto 2019. A gennaio 2016 mi sono iscritta alla Scuola di Naturopatia dell'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica diplomandomi nel dicembre 2018. Da aprile a giugno ho frequentato il Master in Psicosomatica sempre presso l'Istituto Riza. Nel frattempo ho avuto un bambino di nome Emanuele. Sono sposata con Carmine e amo la mia famiglia per la quale farei follie. Come farei follie per questo lavoro (il giornalismo culturale intendo) che adoro. La Scuola di Naturopatia mi ha permesso di ritrovare me stessa, i miei tempi, la mia vita. Mi ha fatto scoprire il dono della maternità e della femminilità. Oggi sono una persona più completa e più equilibrata. Ma sempre in costante evoluzione.

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