RENZO PIANO AL FESTIVAL DELLA SCIENZA

© Associazione Festival della Scienza

Un ospite d’eccezione per il Festival della Scienza di Genova che ieri ha accolto per la prima volta Renzo Piano che ha spiegato cos’è l’architettura. «L’architettura – ha detto – è un’arte ai confini dell’arte, risponde ai bisogni ma anche ai desideri, ai sogni». Ed è anche un modo per svolgere una missione nella società. Come la scienza «che – parola di Piano – è ostinazione, ricerca, adesione al mondo». Tutto comincia (e finisce, metaforicamente parlando) con un terremoto. Il primo, vero, è del 1989, a San Francisco. Il secondo è il progetto di Renzo Piano: che ricostruisce un simbolo come l’Academy of Sciences: cinquantacinquemila cellule fotovoltaiche. Cemento, acciaio, persino bluejeans riciclati. Venti milioni di specie naturali. E un tetto enorme, fatto di colline erbose.

È un «edificio che respira», ricostruito «usando una regola aurea – racconta Piano – ovvero, che non si butta via niente». E infatti, «tutta la parte demolita è stata recuperata al cento per cento: il cemento, l’acciaio, sono stati riciclati. Il risultato è un edificio che è una sorta di exhibit. E la parte più immaginifica è il tetto: abbiamo piantato in ciascuno dei cinquantamila vassoi di materiale biodegradabile una trentina di piccole piante, graminacee. Queste richiamano uccelli, animali, farfalle: una festa, perché questo è il Museo della Scienza. E poi, qui non c’è aria condizionata, e fare un edificio così grande negli Stati Uniti senza aria condizionata sembrava una bestemmia: ma lo abbiamo fatto perché il tetto è molto isolante, si sfruttano tutte le brezze notturne e diurne. Abbiamo applicato questi principi scientifici all’edificio».

Sembra fantascienza, e invece in sala scorrono le immagini di questo piccolo microcosmo verde, una via di mezzo tra colline boschive e una astronave: «Tutto in questo edificio è stato riciclato – ripete Piano – anche i bluejeans, e abbiamo litigato per anni perché io continuo a dire che li abbiamo inventati a Genova! È incredibile quello che si riesce a fare recuperando. L’architettura è l’arte di raccontare delle storie: questo edificio respira, dà l’idea di fragilità, esprime se stesso. L’interno è come un mondo, contiene 20 milioni di specie, ovvero il 5 per cento di quelle esistenti sulla terra. Certe strutture somigliano a quelle della natura, perché l’obiettivo è cercare l’essenziale. Il giorno dell’apertura dell’edificio abbiamo liberato cinquantamila farfalle. Ma c’è un episodio che mi ha colpito molto – riflette Piano – il pronipote dell’indiano che possedeva il terreno è venuto da noi e ha detto: vi faccio dono di questo terreno perché ne avete fatto buon uso. È stato forse il discorso più toccante che io abbia mai sentito».

«Ogni giorni dico grazie Renzo, perché ho il privilegio di stare in questo edificio – interviene Gregory Farrington, che dirige il California Academy of Sciences – è un grosso problema avere un edificio progettato da Renzo Piano: l’edificio è bellissimo, e questo significa che ogni cosa che succede all’interno deve essere altrettanto brillante ed eccellente. Una domanda interessante è: quanto spesso andreste a vedere un edificio se fosse vuoto, se non ci poteste entrare? Ecco: noi costruiamo gli edifici per arrivare a qualche obiettivo. Renzo ci ha regalato una nuova fase: un nuovo palcoscenico, e noi abbiamo il dovere di rappresentare una nuova commedia. E questo è successo nel momento giusto nella storia: sessant’anni fa, con la scoperta della struttura del Dna, la vita è passata dalla fase del miracolo a quello della scienza. Oggi invece stiamo passando dalla fase della scienza a quella dell’ingegneria, possiamo intervenire sulla vita, renderla ingegneristica. Certo, questo processo può portare a sfide etiche. La seconda grossa sfida ha a che vedere con la sostenibilità: se guardiamo la terra dalla luna non vediamo dei confini, ma una meravigliosa navicella spaziale nell’universo. Ecco perché gli edifici verdi sono importanti: perché sulla terra dobbiamo starci bene. Perché, dunque, costruire un edificio verde? Perché è un modo per esprimere una missione per la società: questo è un museo naturale del futuro».

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