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Morire per dare la vita: ecco il documentario Aftershock

Aftershock: a un passo dalla luce è il titolo di un documentario del 2022 di Disney + sulla mortalità materna negli Usa. Diretto da Tonia Lewis Lee e Paula Eiselt, il docu-film arriva dagli Usa per divulgare quanto accade negli ospedali pubblici alle donne afroamericane.

Aftershock e la mortalità materna negli Usa

Il documentario segue la quotidianità prevalentemente di due papà, Omari Mayanard e Bruce McIntyre, che hanno perso le loro compagne durante o subito dopo il parto. Purtroppo la morte delle due donne, come si evince nel docu-film, è il frutto di una vera e propria ‘epidemia’ che colpisce soprattutto le donne di colore per razzismo e per cause economiche legate ai limiti del sistema sanitario americano che è nelle mani dei privati.

Medicaid e Medicare

Negli USA esiste un servizio di assistenza pubblica che si suddivide nei programmi Medicaid e Medicare. Il primo è nazionale ed è rivolto agli anziani, ovvero agli ultrasessantacinquenni, e non ha vincoli di reddito; il secondo è indirizzato alle classi meno abbienti ed è sovvenzionato dai singoli Stati e per il 60 per cento dallo Stato federale.

Motivi economici e razziali?

Il docufilm alza, dunque, i riflettori sulla mortalità materna tra le afroamericane che, stando a quanto si evince dal documentario, dipenderebbe proprio dalle incurie e dalle negligenze del sistema sanitario pubblico che non solo userebbe le afroamericane come cavie, facendole assistere da tirocinanti, ma ricorrerebbe a cesarei inutili (con tutti i rischi che un’operazione del genere comporta) con estrema facilità proprio per motivazioni economiche.

Inoltre, le donne di colore spesso non vengono ‘credute’ dai medici e dal personale paramedico, quando dicono di non sentirsi bene, per un fattore propriamente razziale legato al retaggio della schiavitù.

Infine, le ostetriche, che sono molto attive in Europa e che sono molto utili per le partorienti, negli Usa sono scomparse perché questa mansione veniva ricoperta in larga parte dalle afroamericane che sono state sostituite negli anni da infermiere bianche e dai ginecologi.

Le case della maternità

Le donne (non solo di colore) partoriscono (questo accade anche in Italia) in ambienti medici e ospedalieri, in condizione di disagio fisico e psicologico. Il documentario fa vedere invece come nelle (poche) case della maternità americane la partoriente dia alla luce il suo bambino in una condizione agevole, dal punto di vista psichico ed emotivo, e sicura sotto il profilo della salute.

Qualche dato

Gli Stati Uniti sono il Paese occidentale con la mortalità materna più alta (27 decessi di madri circa ogni 100mila nati vivi in media). Dalla fine degli anni Ottanta i numeri sono più che raddoppiati e le cause sono varie.

I dati risalenti al 2005/2007 dicono che il tasso di mortalità materna tra le ispaniche e le bianche è di 10 morti ogni 100mila bambini nati vivi (In Italia siamo a 9), tra le asiatiche 11, tra le indiane 17, tra le nere 34. E i numeri stanno salendo. E’ per questo che i mariti e i parenti più stretti delle mamme decedute si stanno attivando per creare un rete di sostegno alle famiglie in attesa, con un’informazione adeguata.

Perché guardare il documentario?

Anche se l’Italia è il Paese più sicuro al mondo in cui partorire, Aftershock: a un passo dalla luce è un documentario che va visto sia per andare oltre il nostro naso e sia perché ci fa rendere conto di quanto il nostro sistema sanitario nazionale sia all’avanguardia nonostante le tante criticità.

Dobbiamo perciò lottare per non perdere i diritti acquisiti in fatto di salute e per valorizzare ciò che abbiamo ottenuto negli anni, perché nulla è scontato, neanche e forse soprattutto in Italia dove si è sempre a rischio di privatizzazioni, sciacallaggi e cattiva sanità. Maria Ianniciello

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Maria Ianniciello

Mi chiamo Maria Ianniciello. Il mio nome intero è però Ianniciello Maria Carmela ma per comodità mi firmo solo Maria. Sono iscritta all’Ordine dei Giornalisti della Campania dal 2007, nell’elenco dei Pubblicisti. Laureata in Lettere (vecchio ordinamento) con il massimo dei voti presso l’Università di Roma Tor Vergata, ho dedicato gli ultimi vent’anni della mia carriera allo studio dei nuovi e dei ‘vecchi’ Media. Nel 2008 ho fondato questo portale dove tuttora mi occupo di analisi del linguaggio cinematografico, televisivo ed editoriale (saggi, libri per bambini e romanzi). Ho lavorato per testate giornalistiche dell’Irpinia e del Sannio, curando anche uffici stampa. Nel 2018 mi sono diplomata in Naturopatia a indirizzo psicosomatico presso l’Istituto Riza di Medicina Psicosomatica di Milano, diretto dal professor Raffaele Morelli. Ho conseguito poi il Master in Lettura del Corpo mediante la Psicosomatica nel 2019 con la dottoressa Maria Montalto. La conoscenza della Psicologia (disciplina a cui sto dedicando gran parte delle mie ricerche) mi permette di esaminare i nuovi e i vecchi Media con un approccio integrato e molto innovativo.

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