Il nuovo film di Paolo Sorrentino, La Grazia, con un magistrale Toni Servillo, esplora l’immobilismo e il desiderio di controllo, raccontando il delicato equilibrio tra passato, presente e futuro. Mariano De Santis, presidente della Repubblica alla fine del suo mandato, vive una vita intrappolata tra la nostalgia per il passato e le scelte che deve compiere nel presente. Ex magistrato e uomo ossessionato dalla verità e dal diritto, si confronta con decisioni complesse, come due grazie per omicidio e una legge sull’eutanasia, mostrando quanto l’incapacità di lasciar andare il controllo possa bloccare l’azione.
Accanto a lui, la figlia Dorotea (Anna Ferzetti), anche lei giurista e assistente del padre, e l’amica Coco (Milvia Marigliano è sublime) accompagnano il racconto, offrendo spunti di riflessione sul senso di responsabilità e sulle tensioni tra generazioni.
Osservando il personaggio di Servillo, emerge un parallelo con il pensiero del filosofo Aldo Masullo, che descriveva la città di Napoli come segnata da un immobilismo esasperante. Sorrentino, con una regia sobria e attenta alle sfumature emotive, ci invita a riflettere su come le scelte vengano spesso rimandate, e su come la paura o l’attaccamento al passato possano impedire di agire nel presente.
La Grazia diventa così uno specchio per interrogarsi sulla propria vita: quanto siamo bloccati dall’illusione del controllo? E come possiamo imparare a vivere il presente con maggiore consapevolezza?
Il numero 105 della newsletter Risveglia la tua essenza offre una riflessione completa sull’immobilismo, l’illusione del controllo e l’arte di vivere il qui e ora. Da sabato 24 gennaio, ore 9, sulla tua casella di posta, a firma di Maria Ianniciello: Iscriviti per leggerlo gratis.




