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Gravity: recensione del film con Sandra Bullock

Per capire chi fosse e qual era il suo posto nel mondo, l’uomo da millenni ha sempre rivolto lo sguardo al cielo con curiosità, ricercando se stesso nelle stelle. Oggi, più di ieri, gli scienziati, con strumenti sempre più sofisticati, stanno ammettendo che forse proprio nell’Universo infinito è cominciato il viaggio dell’umanità. E proprio lì dove tutto ebbe inizio si svolge il viaggio ugualmente affascinante, ma irreale, di Ryan Stone, protagonista del film Gravity di Alfonso Cuarón, interpretata in maniera magistrale da Sandra Bullock, che riesce a esprimere appieno le svariate sensazioni provate dal suo personaggio.

Il film uscì al Cinema nel 2013 e ottenne per la 86esima edizione del Premio Oscar ben dieci nominations aggiudicandosi sette statuette, tra cui anche il premio per la miglior regia. Di seguito la recensione di Gravity.

Gravity: recensione del film

Ryan è una brillante dottoressa che, dopo aver perso la figlia di quattro anni, si è rifugiata nel lavoro. Le scene si svolgono quasi tutte nello Spazio. Sullo sfondo c’è la Terra con i suoi paesaggi spettacolari. Ryan è alla sua prima missione spaziale; con lei c’è l’astronauta Matt Kovalsky (George Clooney), prossimo alla pensione, quando una pioggia di meteoriti si abbatte sullo shuttle, distruggendolo. La dottoressa comincia così a vagare nell’Universo, cercando un modo per salvarsi, ma quando tutto sembra perduto accade qualcosa di inaspettato. (Trovi il film su Prime Video).

Una Bullock da Oscar

gravity recensione

La pellicola, oltre a evidenziare il talento della Bullock – che per questo film ricevette la nomination come migliore attrice – offre numerosi spunti di riflessione e disorienta lo spettatore che, immedesimandosi nel personaggio, aspetta con ansia l’epilogo. Ryan rappresenta l’umanità che, chiusa a riccio nel proprio dolore, dà tutto per scontato, dall’alternarsi del giorno con la notte al cambio delle stagioni, dall’abbaiare di un cane al canto di un bambino, dalla perfezione del suo corpo alla forza di gravità.

Un’esperienza nuova, dunque, per Sandra Bullock che a Repubblica ha detto: «Il mio personaggio è una donna brillante e capace, ma distaccata dalla vita. Lei non ha un posto sulla Terra dove si sente a casa e quindi porta avanti il suo lavoro in modo professionale e meccanico. Ryan ha cancellato la sua femminilità».

Una trama avvincente

La Bullock  insieme a George Clooney ha presentato la pellicola alla 70. Mostra di Arte  Cinematografica di Venezia, dove ha dichiarato di aver utilizzato «la propria claustrofobia per dare ancor più enfasi al suo personaggio», poiché «girare il film in quelle condizioni è stato un po’ come essere nello Spazio».

Gravity con il suo cast di due soli attori merita di essere visto. Perché? Il film ha una trama convincente e soprattutto esce dal genere fantascientifico apocalittico e post-apocalittico tanto in voga in questo periodo ma molto ripetitivo. Maria Ianniciello (articolo aggiornato l’8 giugno 2020)

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Maria Ianniciello

Giornalista culturale. Podcaster. Scrivo di cultura dal 2008. Mi sono laureata in Lettere (vecchio ordinamento) nel 2005, con il massimo dei voti, presso l'Università di Roma Tor Vergata, discutendo una tesi in Storia contemporanea sulla Guerra del Vietnam vista dalla stampa cattolica italiana. Ho lavorato in redazioni e uffici stampa dell'Irpinia e del Sannio. Nel 2008 ho creato il portale culturaeculture.it, dove tuttora mi occupo di libri, film, serie tv e documentari con uno sguardo attento alle pari opportunità e ai temi sociali. Nel 2010 ho pubblicato un romanzo giovanile (scritto quando avevo 16 anni) sulla guerra del Vietnam dal titolo 'Conflitti'. Amo la Psicologia (disciplina molto importante e utile per una recensionista di romanzi, film e serie tv). Ho studiato presso l'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica il linguaggio del corpo mediante la Psicosomatica, diplomandomi nel 2018 in Naturopatia. Amo la natura, gli animali...le piante, la montagna, il mare. Cosa aggiungere? Sono sposata con Carmine e sono mamma del piccolo Emanuele

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