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Apre il Kaffeehaus nel Giardino di Boboli

©Stefan Bauer - www.ferras.at
©Stefan Bauer – www.ferras.at

Immaginate solo per un momento gustare un caffè a Firenze nella naturale cornice di un’opera d’arte. Chiudete gli occhi e cercate di ritornare indietro nel tempo, magari in epoca Risorgimentale, ed essere circondati dalla fatal beltade, pudica, di raffinatissime donne dell’alta aristocrazia dell’epoca e uomini di “potere” che determinano il destino dei popoli. Firenze: la magica, la culla della bellezza assoluta e se poi, si ha la possibilità di viaggiare con la fantasia all’interno di un gioiello dell’architettura artistica di Sua Eminenza Fiorentina, il sogno si avvera nel Giardino di Bololi: il Kaffeehaus. Da oggi, infatti, torna visitabile uno dei tanti “vezzi” del capoluogo toscano, dopo il suo restauro, che resterà aperto tutti i giorni dalle ore 10 alle 16, fino alla fine di settembre e senza alcun sovrapprezzo del biglietto. A darne notizia la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze. Per il momento sarà visitabile la parte superiore dell’edificio settecentesco e l’entrata avverrà lateralmente. La Kaffeehaus del Giardino di Boboli fu costruita entro il 1776 su progetto di Zanobi del Rosso per volontà del Granduca Pietro Leopoldo d’Asburgo Lorena come luogo di sosta e di piacere per il sovrano con la famiglia e la Corte che vi sorbiva il caffè. Il saloncino che viene aperto al pubblico è decorato da affreschi di Giuseppe del Moro, Giuliano Traballesi e Pasquale Micheli, con vedute illusionistiche corredate di statue, fontane su sfondi di verzura e copertura a finto pergolato, con fiori e uccellini.

Giardino Boboli ©Sailko
Giardino Boboli ©Sailko

La vera novità della riapertura della Kaffeehaus è la collocazione, al suo interno, di quattro sculture in marmo, tutte di metà XVI secolo, scelte dal Direttore del Giardino di Boboli, Alessandro Cecchi. Il responsabile del servizio tecnico del giardino, architetto Mauro Linari, ha previsto di sistemare le opere su delle basi coperte da specchi su tre lati, in modo da da creare un inatteso effetto di profondità. La prima delle quattro sculture collocate nella Kaffeehaus è l’Apollo col Capricorno, realizzata da Domenico Poggini nel 1559 e che, prima di essere trasferita nel giardino granducale, si trovava nella Sala delle Nicchie di Palazzo Pitti; sono invece entrambe opera di Valerio Cioli, e risalgono agli anni 1561-1564, le sculture raffiguranti il Nano Morgante sopra una tartaruga, (che si trovava sopra una vasca prospiciente la Grotta Buontalenti, dov’è sostituita da una copia), commissionata da Cosimo I de’ Medici così come il Nano Barbino, che doveva essere una statua per fontana come indica il pesce alla sua destra, dalla cui bocca sgorgava l’acqua. Nella Kaffeehaus è infine visibile anche il Bacco con piccolo Satiro, gruppo scolpito da Vincenzo de’Rossi dopo il 1565 e acquistato da Isabella Medici (figlia di Cosimo I) per la Villa del Poggio Imperiale, che poi lasciò nel 1777 alla volta del Giardino di Boboli.

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