“La Speranza ha due bellissime figlie: lo sdegno e il coraggio di cambiare le cose così come sono”. Parto da questa frase di Sant’Agostino – che è un po’ il motto della cooperativa che gestisce i luoghi di questo tour – per raccontarti la mia visita a Napoli, nelle catacombe di San Gennaro e nel Rione Sanità.
Credo infatti che lo sdegno, da solo, possa fare ben poco se non è sostenuto dal coraggio. La cooperativa La Paranza ha avuto molto coraggio quando nel 2006 un gruppo di giovani del quartiere si è rimboccato le maniche prendendo in gestione la catacomba di San Gaudioso che si trova nella basilica di Santa Maria della Sanità.
Ma è dal 2008 che, anno dopo anno, questa zona di Napoli è stata riqualificata e anche le catacombe di San Gennaro hanno ritrovato il loro antico splendore.
A raccontarmi la storia della cooperativa è Diana, che ci ha fatto da guida turistica. Uso il plurale perché non ero sola a Napoli: ero in gita con la classe di mio figlio, con mio marito, due insegnanti e gli altri genitori.
Siamo arrivati a Capodimonte verso le 9.30. Dopo una breve sosta al bar, abbiamo incontrato Diana, prima di percorrere i cento scalini che ci hanno condotti nelle catacombe. Si trovano proprio nel ventre della collina di Capodimonte.
Diana ci ha spiegato che, rispetto alle catacombe romane, gli antichi cimiteri napoletani sono ampi, i soffitti sono alti e sono anche molto sicuri grazie alla stabilità del tufo. Basti pensare che durante la Seconda guerra mondiale venivano usati come rifugi antiaerei.
Scopro che la struttura originaria è di epoca pagana: siamo tra il II e il III secolo d.C. Quando la comunità cristiana si rafforzò e si estese anche a Napoli, questi luoghi si trasformarono espandendosi.
Qui fu sepolto il primo patrono della città: Sant’Agrippino. All’inizio del V secolo proprio nella catacomba furono trasferiti i resti di San Gennaro e il luogo diventò meta di pellegrinaggio, fino a quando le spoglie del Santo non furono trasferite a Benevento dal principe longobardo Sico I, che assediò la città nell’831.
Da allora le catacombe versarono nel totale abbandono fino al 2008.
Qua sotto l’aria non è rarefatta né umida. C’è frescura. Luci e ombre rendono lo scenario misterioso, ma non macabro, conferendo alle catacombe una sacralità che si percepisce in ogni angolo. Gli affreschi catatombali testimoniano il passaggio dal paganesimo al cristianesimo, dandomi la percezione che, nonostante siano passati due millenni, il bisogno umano di raccontarsi e di tenere viva la memoria sia ancora intatto. Come anche la necessità, tipicamente umana, di essere riconosciuti nella comunità di appartenenza come membri di una famiglia prestigiosa.
Le tombe dei più poveri erano piccoli loculi. I ricchi potevano invece permettersi i cubicoli – intere stanze – e tombe decorate ad archi, denominate arcosoli. Tra questi quello della famiglia di Theotecnus, che ha molto appassionato i bambini durante la gita.
Dopo aver visitato il luogo in cui fu sepolto San Gennaro, abbiamo raggiunto la catacomba inferiore, dove abbiamo ammirato il fonte battesimale e una galleria di tombe.
Il tour è poi continuato nel Rione Sanità, il quartiere di Totò: siamo passati sotto il ponte di San Rocco che unisce Capodimonte con Santa Teresa degli Scalzi. Fu costruito all’inizio dell’Ottocento da Giuseppe Bonaparte. Poco dopo abbiamo visitato la Basilica di Santa Maria della Sanità, meglio nota come chiesa del Monacone.
Edificata agli inizi del Seicento, custodisce le catacombe di San Gaudioso e il presepe Favoloso, creato dai fratelli Scuotto, veri e propri maestri artigiani. I bambini lo guardavano incantati. In questa opera d’arte contemporanea tradizione e fede si intersecano con un risultato visivo che stupisce e fa pensare.
Il nostro viaggio è terminato a Palazzo Sanfelice e a Palazzo dello Spagnolo. Costruiti tra il tardo barocco e il Rococò, i due edifici si caratterizzano per le scale monumentali che, aprendosi sui cortili, danno all’intera struttura un suggestivo effetto palcoscenico.



Scopriamo che prima che fosse costruito il ponte di San Rocco, i nobili e il re raggiungevano questa zona con i buoi anziché con i cavalli, i cui zoccoli scivolavano sul pendio a causa del fango e dei detriti.
Percorrere il Rione Sanità – che per me è il vero ventre di Napoli – è stata un’esperienza suggestiva, a tratti catartica. Nel Rione batte il cuore più autentico di una città che oggi vibra più che mai: una città che si sta facendo sempre più turistica e moderna pur conservando le sue origini popolari mediterranee.
Un’ultima chicca: questo quartiere è stato set cinematografico, da L’oro di Napoli a Ieri, oggi, domani, da Piedone lo sbirro con Bud Spencer a Nostalgia di Mario Martone e Il sindaco del Rione Sanità . Ed è proprio da qui che ti consiglio di partire per cominciare a conoscere Napoli, magari con sguardo mindful, senza pregiudizi e cuore aperto. Maria Ianniciello



