Diari

Donne e lavoro, come avere successo rimandendo se stesse

il talento delle donne«Noi donne abbiamo tanti talenti, ma per riuscire a esprimerli pienamente in un mondo del lavoro che gli uomini hanno creato a propria immagine, e che ancora oggi dominano, ce ne serve uno speciale. E` un supertalento che catalizza tutti gli altri e che chiamo appunto il talento delle donne». Queste parole sono tratte dal libro “Il talento delle donne” (Sperling & Kupfer) di Odile Robotti, amministratore unico di Learning Edge srl, docente dell’Università Vita-Salute San Raffaele e presidente di MilanoAltruista. Odile Robotti aiuta i clienti con la sua azienda a valorizzare il capitale umano, per essere più competitivi sul mercato, e si dedica alla leadership femminile.   «Il talento di cui scrivo nel libro consiste nella capacità di muoversi, in maniera vincente, nel mondo del lavoro, creato dagli uomini per gli uomini. Questo tipo di talento – che comprende un insieme di accorgimenti e di modi di porsi – si può apprendere. Ho elencato nel libro i principali meccanismi che permettono alle donne di sopravvivere in un sistema lavorativo che veramente non ci assomiglia, senza rinunciare mai a loro stesse. Ma, per adattarsi, è importante conoscere l’ambiente lavorativo, apprendendone le regole, proprio come si fa quando si viaggia in un Paese con una cultura diversa dalla nostra», spiega Odile Robotti a Cultura & Culture.

La Sua pubblicazione è pragmatica, ricca di consigli. Com’è nata l’idea di raccogliere la Sua esperienza in un libro?

Il libro è nato dalla constatazione che esistono degli ostacoli di genere, cioè delle difficoltà che colpiscono in proporzioni maggiori le donne rispetto gli uomini. Oltre al problema della conciliazione tra lavoro e famiglia, noi donne adottiamo dei comportamenti riconducibili soprattutto agli stereotipi di genere, che ci danneggiano fortemente. Mi sono accorta che tutte ci facciamo del male allo stesso modo, commettendo una serie di errori che ci impediscono di fare Carriera.

Per esempio?

Lo stereotipo femminile si caratterizza per la propensione alla cura e al benessere degli altri. Perciò, in una donna sono ritenuti idonei gli atteggiamenti di tipo altruistico, mentre sono sanzionati i comportamenti individualistici, perché considerati non compatibili con lo stereotipo femminile di cura. Per esempio, fare Carriera e negoziare il proprio salario sono comportamenti individualistici e di conseguenza le donne tendono a non autopromuoversi. Lo fanno inconsapevolmente, pensando di comportarsi così solo per una questione di personalità, invece loro sono condizionate da stereotipi di genere.

Abbiamo dunque dei limiti interiori? Siamo un po’ come l’elefante incatenato descritto nel libro?

Le donne in parte si autolimitano. Si tratta dell’atteggiamento dell’elefante incatenato. I limiti derivano proprio dagli stereotipi di genere che si formano nella primissima infanzia, quando per esempio siamo state educate a non dire mai di no e a prendere la parola solo se interrogate, anziché a conquistarcela. Questi atteggiamenti sono adottati anche sul lavoro, creandoci non poche difficoltà nelle varie fasi della vita lavorativa, come durante le riunioni dove nessuno ci impedisce di prendere la parola ma esitiamo, perché ci hanno insegnato, sin da piccole, che è sconveniente.

Quanto sono utili i  Modelli per superare questi limiti?

Sono fondamentali. I vecchi modelli sono stati sostituiti con il prototipo della super donna, che è manager di successo e allo stesso tempo mamma e moglie esemplare. Tuttavia questo nuovo modello, se da un lato può spingere le donne a credere di potercela fare, ha un effetto collaterale non voluto; esso potrebbe far sentire la donna inadeguata.

Per la leadership, è possibile seguire un percorso al femminile?

Sì, è possibile. Ogni donna dovrebbe somigliare solo a se stessa, senza voler inseguire, a tutti i costi, il modello maschile o il prototipo della super donna di cui accennavo prima. La via femminile alla leadership, che è ancora in fase di costruzione, potrebbe essere più orientata all’ascolto e al coinvolgimento degli altri. Le donne devono quindi trovare un modello di leadership al quale aderire, restando se stesse.

Per saperne di più su Odile Robotti: leadershipfemminile.org

Maria Ianniciello

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Maria Ianniciello

Mi chiamo Maria Ianniciello (o meglio Maria Carmela Ianniciello). Carmela spesso lo perdo per strada. Ho una laurea in Lettere e sono giornalista dal 2007 (sono iscritta nell'elenco dei pubblicisti). Dopo una lunga gavetta giornalistica in televisioni e giornali irpini sia online che affline, curo dal 2008 il portale www.culturaeculture.it, da me fondato. In Cultura & Culture dal 2012 al 2018 ho coordinato redattori da ogni angolo d'Italia e mi sono occupata di cinema, libri, lifesyle, attulità e benessere. E` stata una grande esprienza umana e professionale. Poi una piccola pausa e la ripresa delle pubblicazioni il 19 agosto 2019. A gennaio 2016 mi sono iscritta alla Scuola di Naturopatia dell'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica diplomandomi nel dicembre 2018. Da aprile a giugno ho frequentato il Master in Psicosomatica sempre presso l'Istituto Riza. Nel frattempo ho avuto un bambino di nome Emanuele. Sono sposata con Carmine e amo la mia famiglia per la quale farei follie. Come farei follie per questo lavoro (il giornalismo culturale intendo) che adoro. La Scuola di Naturopatia mi ha permesso di ritrovare me stessa, i miei tempi, la mia vita. Mi ha fatto scoprire il dono della maternità e della femminilità. Oggi sono una persona più completa e più equilibrata. Ma sempre in costante evoluzione.

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