Stasera al cinema? C’è The Search: trama e recensione del film

A tre anni di distanza da The Artist, vincitore di cinque Oscar, Michel Hazanavicius racconta una guerra oggi dimenticata, ispirandosi al film del 1948 Odissea Tragica di Fred Zinnemann. La trama di The Search e la recensione.

 

stasera-al-cinemaIn sala dal 5 marzo, dopo la tiepida presentazione ufficiale al Festival di Cannes nel 2014 e il passaggio quasi inosservato al Festival di Toronto, The Search di Michel Hazanavicius esiste grazie all’enorme successo raccolto da The Artist, il film muto in bianco e nero che, a detta dello stesso regista, ebreo di origini lituane e nato a Parigi, gli ha permesso di avere, oltre ai finanziamenti, anche molte libertà nella sceneggiatura e nella messa in scena della tragedia bellica. Il film, girato in una Georgia ridotta a cumuli di macerie, racconta di una “recherche” appassionata che coinvolge quattro personaggi accomunati dall’incrollabile fede nell’umanità stretta in un labirinto di orrori e massacri. Ispirato al film del 1948 di Fred Zinnemann Odissea Tragica, The Search ne ripropone lo spirito meditativo e il motivo della ricerca (nel film tedesco girato nelle diroccate cittadine, un ufficiale americano trova e aiuta un bambino i cui occhi si sono abituati troppo presto all’orrore segregazionista dei campi di concentramento), ma sposta l’ambientazione dalla Germania alla Repubblica del Caucaso in cui è stato perpetrato, per oltre dieci anni, un sanguinario genocidio oggi passato sotto silenzio. Innervando misurati accenti melodrammatici nel plot ambientato nel 1999, all’epoca dei feroci scontri durante la Seconda Guerra Cecena, il cineasta sceglie la via sentimentalistica, convenzionale e con sprazzi di efficace realismo, per esprimere quell’idea manichea che non ammette sfumature tra vincitori e vinti. The-Search-film-trama-recensioneI Russi sono i cattivi, come dimostra l’educazione coercitiva impartita a Kolia, il quale deve obbedire e sottomettersi al sistema guerrafondaio o soccombere, le vittime sono tanto i separatisti ceceni trucidati o sottomessi, quanto la popolazione inerme. Tra questi l’innocente Hadji (Abdul-Khalim Mamutsiev), un bambino di nove anni, troppo piccolo per capire ma troppo grande per rimanere indifferente, che assiste all’uccisione dei suoi genitori e riesce subito dopo a scappare portando con sè il fratellino appena nato. Mentre la sorella maggiore è sulle loro tracce, una funzionaria della Commissione europea per i diritti civili, Carole (Bérénice Bejo), incrocia la strada di Hadji offrendosi di prenderlo con sé. La storia di Kolia, giovane soldato russo spinto nella battaglia dalla forza di un’educazione votata allo sterminio, è seguita in parallelo alle altre vicende, divenendo un sub-plot efficace per giustificare la genesi delle reclute dell’Armata Russa. Se da una parte il secondo lungometraggio di Hazanavicius appare troppo debole, nella ormai consolidata struttura narrativa del war movie con sfumature kammerspiel, troppo scontato e zeppo di luoghi comuni mal sviluppati, dall’altra si avverte l’urgenza politico-civile del cineasta che ha deciso, anche a costo di sacrificare venti minuti di girato, di raccontare coraggiosamente una guerra “lontana” dalla comune sensibilità, adattando le sequenze all’attualità di stragi che purtroppo oggi ci riguardano da vicino. Molto attento alla componente umana e all’individuo che può fare la differenza in mezzo a sferraglianti cingolati e bombe assassine, racconta la guerra da diversi punti di vista, quello del bambino, irrimediabilmente violato nel suo candore innocente, ma anche quello dell’attivista europea che, inizialmente, mal concilia il suo operato teorico di funzionario, con gli atti di solidarietà umana sul campo. E poi c’è Kolia, strappato ad una vita normale e confinato in un durissimo campo di addestramento in cui si calpesta ogni morale. Troppe storie forse, difficili da gestire in un ordito narrativo che appare talvolta forzato nelle sottotrame e un po’ troppo superficiale nei contenuti antimilitaristi veicolati attraverso le parole di Carole, gli sguardi tristi di Hadji e le urla di chi, nel conflitto, ha perso anche l’anima. The Search è un film riuscito solo a metà in cui, anziché affidarsi alla ricerca manierista della bella inquadratura o della scena a effetto, si opta per un approccio dialogico che appiattisce il dolore e raffredda, una solo pretesa, poetica umanista dal fronte.

Il Trailer di The Search

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Vincenzo Palermo

 

 

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