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Di tutto un po'

Resistenza, i film italiani che hanno fatto storia

Quali sono i film sulla resistenza che meritano di essere visti? Prima di rispondere a questa domanda vediamo cosa accadde il 25 aprile. Nel 1945 l’Italia fu liberata dai Nazifascisti grazie allo straordinario impegno dei partigiani italiani, che conoscevano il territorio nazionale meglio dei Tedeschi e, quindi, poterono supportare gli Angloamericani nel difficile tentativo di abbattere le difese della Linea Gotica che divideva l’Italia in due. Gli Alleati risalirono la penisola, conquistando gradualmente tutto il Nord.

Dal 1943 al 1945 il Paese fu raso al suolo, intere località furono demolite. Il bombardamento di Montecassino fu uno degli eventi più tragici della Storia italiana. L’Italia fu liberata nel mese di maggio del 1945 ma si scelse il 25 aprile come data simbolo della Liberazione. Nel corso degli anni la Letteratura, l’Arte, il Teatro e il Cinema hanno raccontato quel periodo difficile che però fece maturare e crescere il nostro Paese rafforzando così l’unità nazionale. Nei primi anni del Secondo Dopoguerra il Cinema (seguito qualche decennio dopo dalla Televisione), attraverso una serie di pellicole, che si ponevano a metà strada tra film e documentari, ci ha fatto conoscere quei momenti così convulsi. Anni di paura, di miseria e di disperazione. Registi, come Roberto Rossellini e Vittorio De Sica, preferirono la strada agli Studi di Cinecittà.

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Resistenza. I film che hanno raccontato un’epoca.

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I film Roma città aperta, Paisà, Ladri di biciclette e Sciuscià (solo per citarne alcuni) rientrano in quella corrente cinematografica e letteraria denominata Neorealismo che accese i riflettori, con una lucidità disarmante, su quel periodo mai dimenticato dal Cinema. Ettore Scola in C’eravamo tanto amati (1974) e lo stesso Vittorio De Sica circa un decennio prima con La Ciociara (1960) continuarono, con stili e tecniche diverse, a documentare quanto accaduto. 

La Resistenza nei film. La Ciociara

Celebri gli occhi di Sophia Loren, che nel ruolo di Cesira, mentre abbraccia sua figlia, sente l’ennesima bomba cadere su Roma. Cesira lascerà la Capitale per recarsi in Ciociaria, dove lei e la figlia Rosetta andranno incontro al loro triste destino. Stuprate in una chiesa sconsacrata da soldati di colore, la piccola Rosetta e Cesira rappresentano le tante ciociare che furono marchiate a vita da uomini senza scrupolo. Alberto Moravia dedicò a questa triste pagina il romanzo omonimo La Ciociara, dal quale trae spunto il lungometraggio. «Che vi possano ammazzà», urla Cesira, nei confronti di un convoglio Alleato, con gli abiti strappati e il volto stravolto, mentre la figlia si regge il ventre. La macchina da presa di Vittorio De Sica scandaglia le vite della donna e della ragazzina, mostrandoci un prima, che nonostante la guerra era comunque carico di buone aspettative, e un dopo, quando tutto si compie e la disperazione diventa troppo grande per essere contenuta in un piccolo cuore di madre che vive solo per la sua creatura. Cesira ama Rosetta con tutta se stessa ma nulla può contro la furia devastatrice di uomini assetati d’odio.

Una realtà diversa…

La Ciociara, pur non essendo il miglior film di De Sica, è comunque un capolavoro: fece ottenere l’Oscar come migliore attrice protagonista alla Loren e, in pieno boom economico, ricordò all’opinione pubblica italiana il suo recente passato. Lo fece ponendo lo sguardo su un’altra Italia. Un’altra epoca. Un altro mondo, nel quale il pane valeva più dei soldi, nel quale gli anziani (e non solo) credevano ancora nei segni. Nei cattivi presagi, come il battito incontrollabile di un occhio. Una realtà fatta di miseria che poi ci diede l’impulso sufficiente per ricostruire l’Italia. 

Nei film la doppia faccia dell’Italia

Commemorare il 25 aprile del 1945 e ricordare la resistenza anche mediante i film dovrebbe servirci a capire che per crescere è importante non rinnegare ciò che siamo stati; uomini e donne semplici che provenivano dalla campagna o dal piccolo commercio. Come il pastore Serafino di Adriano Celentano che aveva il mondo antico custodito nel cuore. O come Il ragazzo di campagna di Renato Pozzetto che nel 1984 mostrò due facce differenti dell’Italia: una più semplice; l’altra moderna, priva di valori e un po’ snob. Qual è la giusta via? Quella del progresso sfrenato oppure una strada più autentica e forse più rispettosa della nostra creatività italiana? Cosa può insegnarci quel 25 aprile, oggi? Da queste domande possiamo e abbiamo il dovere di ripartire, prendendo come esempio quei ragazzi che si rimboccavano le maniche perché credevano in un Sogno, rappresentati nel film La Ciociara dal filosofo Michele che fu trucidato dai Tedeschi.

Film sulla resistenza. Salvo D’Acquisto, esempio di coraggio

E cosa dire di Salvo D’Acquisto, interpretato nel film omonimo da Massimo Ranieri? D’Aquisto era un carabiniere che, per aiutare un’intera cittadina, si dichiarò colpevole di un fatto non commesso e fu ammazzato dai Nazisti. In questo tempo così difficile per l’Italia questi esempi servono per acquisre coraggio, perché noi siamo riusciti a rialzarci una volta, in condizioni peggiori di queste e ci riusciremo ancora. Basta guardare a quel 25 aprile del 1945. Basta crederci. Basta prendere come esempio quegli uomini e quelle donne di coraggio. Basta solo agire con decisione e con competenza, come suggeriva Mazzini nel 1800. Maria Ianniciello

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Maria Ianniciello

Mi chiamo Maria Ianniciello (o meglio Maria Carmela Ianniciello). Carmela spesso lo perdo per strada. Mi occupo di critica cinematografica, libri ed emancipazione femminile. Ho una laurea in Lettere (vecchio ordinamento), conseguita con il massimo dei voti nei tempi, e sono giornalista dal 2007 (sono iscritta nell'elenco dei pubblicisti). Dopo una lunga gavetta giornalistica in televisioni e giornali irpini sia online che affline (ho diretto anche un magazine locale per due anni circa), curo dal 2008 www.culturaeculture.it, da me fondato. In culturaeculture.it dal 2012 al 2018 ho coordinato redattori da ogni angolo d'Italia e mi sono occupata di cinema, libri, lifesyle, attulità e benessere. E` stata una grande esprienza umana e professionale. Poi una piccola pausa e la ripresa delle pubblicazioni il 19 agosto 2019. A gennaio 2016 mi sono iscritta alla Scuola di Naturopatia dell'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica diplomandomi nel dicembre 2018. Da aprile a giugno ho frequentato il Master in Psicosomatica sempre presso l'Istituto Riza. Nel frattempo ho avuto un bambino di nome Emanuele. Sono sposata con Carmine e amo la mia famiglia per la quale farei follie. Come farei follie per il mio lavoro (il giornalismo culturale intendo) che adoro. La Scuola di Naturopatia mi ha permesso di ritrovare me stessa, i miei tempi, la mia vita. Mi ha fatto scoprire il dono della maternità e della femminilità in tutte le sue sfaccettature. Oggi sono una persona più completa e più equilibrata. Ma sempre in costante evoluzione e formazione. Amo studiare e formarmi. Ah! Dimenticavo! Ho scritto un romanzo quando avevo sedici anni che ho pubblicato nel 2010.

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