Di tutto un po'

Fare la spesa ai tempi del Coronavirus (podcast dell’articolo in calce)

Salgo in auto e subito controllo di avere in borsa il permesso per andare a fare la spesa che ai tempi del Coronavirus non è affatto allettante; mai avrei pensato di dover chiedere, anche da adulta, il permesso per uscire. Sono trascorsi, infatti, molti anni da quando uscii di casa da sola per la prima volta. Ero già una donnina cauta e responsabile che rispettava le regole pur di non sentire il tremendo senso di colpa che attanaglia chi si ostina a voler essere il primo della classe.

Ma oggi è diverso perché questo permesso non è accompagnato dal brivido che percorre la schiena di chi si appresta a fare un’esperienza nuova e diversa ma porta con sé paura. Eviterei, se potessi, di uscire.

Fare la spesa in tempi di Coronavirus…

L’altro mi spaventa e mi mette all’angolo rendendomi vulnerabile. Ho eretto, come tutti, un confine dato dalla preoccupazione che l’altro possa invadere i miei spazi portando morte…disperazione. E, anche se l’altro è un familiare stretto, poco importa. Serve comunque la giusta distanza. Così ci dicono. Così mi dicono!

Dopo aver controllato di avere il permesso, accendo il motore e comincio a muovermi lentamente, ad una velocità poco sostenuta. In passato qualcuno mi avrebbe urlato addosso ma adesso a cosa serve correre?

Guardo la strada e sento un brivido: è una scarica di freddo data dalla impossibilità di sentire il calore umano. Tutto è gelido intorno a me. Le strade sono deserte, l’atmosfera è cupa. Mi viene in mente Robert del film Io sono leggenda che, in una città desolata e desolante, parlava con un manichino di un negozio ormai vuoto perché un’epidemia aveva trasformato gli esseri umani in vampiri.

Chi potrebbe essere il mio manichino oggi? Io non sono, poi, così sola. C’è mio figlio. C’è mio marito. Ah! Forse, il mio amico immaginario è il cellulare. La metamorfosi si è compiuta anche in me? Mi sono trasformata da animale sociale a virtuale.

Tutto è cambiato…

La verità è che tutto è cambiato, da un giorno all’altro, nell’arco di poche ore, in un battito di ciglia, e – come un fiume in piena che distrugge tutto ciò che tocca – il Coronavirus ha spazzato il vecchio demolendo una società che Zygmunt Bauman considerava liquida e quindi scivolosa. Una società non più solida e dunque molto incerta.

Eppure nella società liquida dei piccoli punti fermi c’erano: la chiacchiera con un amico, un gelato da gustare, l’aperitivo, la pizza mangiata il sabato sera in un locale pieno di gente, le librerie sempre troppo poco affollate per i miei gusti, il teatro, lo shopping, i viaggi, le feste comandate, le riunioni di condominio, la messa domenicale, la partita di pallone, le chiacchiere tra mamme davanti alla scuola, il Carnevale e poi c’era il cinema…

fare la spesa coronavirus

Non siamo immortali…

Il Coronavirus ci ha fatto ricordare che non siamo immortali e che il tempo è relativo. Ci ha messo di fronte a ciò che ci ostinavamo a non voler vedere; ci ha privato della libertà per farci capire che noi, liberi, non lo eravamo affatto. Ha rallentato i nostri passi per farci rendere conto di quanto andavamo veloci e di come questo ritmo forsennato fosse insostenibile per il pianeta che ci ospita. Cosa accadrà adesso? Non lo so.

Intanto entro nel supermercato. Mi guardo intorno e mi accerto che tutti rispettino la distanza di sicurezza. Io stessa mi sento esule, straniera, insicura, priva di certezze. E mi accorgo di essere un naufrago. Di fronte a me c’è una doppia possibilità: vivere giorno per giorno, alimentando la mia insaziabile curiosità, o perdermi nella paura.

Quando mi rimetto in macchina, è già buio. L’atmosfera è ancora più spettrale. Ma nelle case c’è la luce accesa, simbolo di vita e di speranza. Cosa faranno quelle persone? Cosa penseranno? Il freddo è passato e, con esso, anche la paura di questo virus che, come ogni invasore, arriva per cambiare lo stato delle cose, rimescolando tutte le carte in tavola per costruire il nuovo! E chissà magari anche fare la spesa, dopo il Coronavirus, assumerà un sapore inedito e speciale…

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Maria Ianniciello

Giornalista culturale. Podcaster. Scrivo di cultura dal 2008. Mi sono laureata in Lettere (vecchio ordinamento) nel 2005, con il massimo dei voti, presso l'Università di Roma Tor Vergata, discutendo una tesi in Storia contemporanea sulla Guerra del Vietnam vista dalla stampa cattolica italiana. Ho lavorato in redazioni e uffici stampa dell'Irpinia e del Sannio. Nel 2008 ho creato il portale culturaeculture.it, dove tuttora mi occupo di libri, film, serie tv e documentari con uno sguardo attento alle pari opportunità e ai temi sociali. Nel 2010 ho pubblicato un romanzo giovanile (scritto quando avevo 16 anni) sulla guerra del Vietnam dal titolo 'Conflitti'. Amo la Psicologia (disciplina molto importante e utile per una recensionista di romanzi, film e serie tv). Ho studiato presso l'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica il linguaggio del corpo mediante la Psicosomatica, diplomandomi nel 2018 in Naturopatia. Amo la natura, gli animali...le piante, la montagna, il mare. Cosa aggiungere? Sono sposata con Carmine e sono mamma del piccolo Emanuele

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