Chiara Ferragni, l’acqua Evian e la società degli ‘imitatori’

L’acqua Evian, targata Chiara Ferragni, continua a far discutere e non solo i suoi followers ma anche gli esperti di comunicazione, i sociologi e gli psicologi che si interrogano sul fenomeno Ferragni. Premettendo che, a  mio avviso, ciascuno spende i soldi come vuole, una considerazione a largo spettro intendo comunque farla senza scendere in merito all’acqua pubblicizzata dalla Ferragni che tuttavia esisteva già prima dell’avvento della biondina più influente del web.

Chiara c’ha messo solo la sua bella faccia su un numero limitato di bottiglie. Niente di più. Evian non è altro che un brand di acque minerali francesi imbottigliate dalla sorgente Évian-les-Bains. I proprietari sono gli stessi del gruppo Danone. Chiara non ha inventato nulla.

Fatta chiarezza su questo aspetto, proprio stamattina ha preso la mia attenzione un pezzo di D di la Repubblica che titola così: “Non solo Ferragnez. Il lato oscuro dell’influencer tra ansia, insicurezza e dipendenza dal ‘like’ altrui”. Se non avete la pazienza di leggerlo qui, vi riassumo cosa dice l’articolo a firma di Gea Scancarello, la quale si avvale dell’intervento di Elvira Bolat, docente e ricercatrice di Digital Marketing all’Università di Bournemouth.

La studiosa parla di centinaia o migliaia di micro influencer che su Instagram per ottenere un like e un follower in più venderebbero l’anima al diavolo. La Bolat non ha detto proprio così e non cito le sue testuali parole ma il senso è proprio quello. Qualche considerazione su questo fenomeno mi preme farla, dunque.Chiara Ferragni acqua evian

La Ferragni, l’acqua Evian e gli influencer ‘imitatori’

Si dipende talmente tanto dai numeri ottenuti sui social, in questo caso su Instagram, che subentra una vera e propria ansia da prestazione che in alcuni casi si trasforma in panico e ossessione. L’eccessivo bisogno di apprezzamento esterno fa perdere di vista ciò che è veramente importante e di conseguenza bisogni, come la condivisione e l’apertura naturale verso il mondo esterno, diventano delle trappole da cui non sarà facile uscire. Ci si arricchisce tramite il confronto ma se quest’ultimo si tramuta in necessità di imitazione allora ogni individuo, che è unico e che può trovare in sé i propri talenti, mette sul proprio volto una maschera di ipocrisia e menzogna.

Voler essere come Chiara Ferragni è un errore grossolano a cui giovani, desiderosi di successo a tutti i costi, possono andare incontro. Imitarla non è producente. Al contrario è saggio seguire il proprio sentiero facendosi guidare dalle vere passioni e da uno scopo più alto, anziché dai numeri e dal bisogno insano di considerazione per attenuare il senso di insicurezza che attanaglia questa società, gestita totalmente dal consumismo.

Eppure c’è una contraddizione di fondo perché il denaro (vedi il caso dell’acqua Evian pubblicizzata da Chiara Ferragni), quando abbonda, suscita rabbia e i consumi sfrenati (vedi le critiche severe a Sonia Brugi, moglie di Bonolis) irritano i benpensanti che però non si sottraggono alle regole del consumismo. Queste persone sono indispettite perché vorrebbero essere a loro volta famose, belle e soprattutto ricche.

Insomma, ciò che manca è la capacità di estraniarsi per un po’ nell’arco della giornata (non per sempre) dal chiasso dei social facendo spazio ad altri aspetti della vita sicuramente più interessanti, come una passeggiata nella natura senza cellulare, una cena con gli amici senza postare fotografie su Instagram… un momento di benessere da tenere solo per sé. La ricchezza è una dote dell’anima e non dipende da fattori esterni, come l’apprezzamento e il denaro, che non devono diventare i parametri attraverso i cui valutare una persona. (articolo di Maria Ianniciello)

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