Memoria e verità nel futuro creato da Ian McEwan

Lo scrittore inglese torna a interrogarsi su uno dei temi che attraversano gran parte della sua narrativa: il rapporto tra memoria, verità e costruzione del racconto.

Quanto e cosa resta di noi nella memoria collettiva? Molto dipende dal nostro livello di notorietà e dalla nostra influenza, ma tanto anche dalle fonti, spesso condizionate dall’emotività di chi scrive – che influisce molto sulla memoria – e da ciò che viene omesso deliberatamente.

Ian McEwan è uno dei più influenti scrittori inglesi contemporanei. Dopo Lezioni, l’autore britannico immagina un futuro che non è solo uno scenario narrativo, ma una riflessione sul modo in cui il presente costruisce – o distorce – la propria memoria storica. Il nuovo libro si intitola non a caso Quello che possiamo sapere. Il romanzo risponde alla mia domanda di partenza, con uno stile meticoloso e analitico, capace di alternare ricostruzione storica e tensione narrativa.

Siamo nel 2119, il protagonista o meglio coprotagonista – perché scopriremo che è Vivian il centro da cui si sviluppa tutta la narrazione – è lo studioso di letteratura del periodo 1990-2030, Thomas Metcalfe, che è ossessionato da una raccolta mai ritrovata che il poeta Francis Bludy scrisse per la moglie Vivien.

Metcalfe vive in un mondo post-apocalittico, dove poche cose sono rimaste del mondo sommerso dalle acque, tra queste la memoria storica dell’umanità conservata in archivi accessibili online. Man mano che la storia si sviluppa conosciamo da vicino Vivien, anche lei scrittrice e studiosa di letteratura.

Tra le righe trapela un passato che ha causato non pochi disastri, proprio per le conseguenze del cambiamento climatico negato da una parte dell’opinione pubblica e delle Istituzioni.

Con Quello che possiamo sapere McEwan torna, dunque, a interrogarsi su uno dei temi che attraversano gran parte della sua narrativa: il rapporto tra memoria, verità e costruzione del racconto.

Ma cosa possiamo davvero sapere di quel passato? Nel libro scopriamo che i fatti vengono alterati spesso per tornaconto personale e che molte delle cose raccontate sono pure fantasie, sulle quali però i nostri posteri si faranno un’opinione e dalle quali dipenderanno molte delle loro scelte.

Ian McEwan crea un personaggio femminile, quello di Vivien, molto enigmatico: influenzata dal rapporto col padre, questa donna sembra farsi guidare dagli uomini che entrano nella sua vita. Ma dalle fonti nascoste emerge un’altra parte della protagonista, che ci viene mostrata in tutte le sue sfaccettature e contraddizioni.

Quello che possiamo sapere, pur non essendo il miglior romanzo di Ian McEwan (ho molto apprezzato Lezioni), offre molti spunti, soprattutto nella seconda parte, quando la questione della memoria e delle fonti diventa il vero motore della narrazione. E alla fine della lettura la domanda iniziale resta aperta: quanto di ciò che sappiamo del passato è davvero accaduto e quanto, invece, è il risultato delle storie che scegliamo di raccontare? Maria Ianniciello

Maria Ianniciello
Maria Ianniciello

Giornalista. Divulgatrice culturale. Insegnante Avanzata di Mindfulness AMPT. Dottore Magistrale in Lettere dal 2005 (si è laureata con il massimo dei voti all'Università di Roma Tor Vergata), è giornalista pubblicista da un ventennio. Maria Ianniciello ha collaborato con testate della Campania e ha diretto dal 2010 al 2012, il free press XD Magazine. Nel 2008 ha fondato il portale culturaeculture.it, uno dei primi web-magazine indipendenti della Campania e una delle realtà più longeve In Italia della seconda ondata della blogosfera. Da gennaio 2024 sta proponendo in Campania esperienze culturali con sguardo Mindful nell'ambito del progetto Risveglia la tua essenza: conduce passeggiate, laboratori, percorsi di poesia e Mindfulness e tanto altro. Scrive la newsletter "Risveglia la tua essenza" che partendo dal territorio ha un respiro nazionale.

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