Immigrazione, noi e il barcone della speranza

©puckillustrations-Fotolia.com
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Immaginate di essere su un barcone, privo di servizi igienici e di locali per la ristorazione, al centro del Mediterraneo, in acque impervie, ma in un contesto forse meno pericoloso di quello che vi siete lasciati alle spalle, dove non c’era più la speranza di un futuro migliore. Il rischio di essere uccisi dai vostri conterranei, arrabbiati per qualcosa che voi ignorate, è stato più forte del ricordo del passato, che in certi momenti è ancora dolce. La terra natia vi ha tolto tutto quello che avevate ma non la speranza che qualcosa aldilà del Mediterraneo possa ancora cambiare per voi. Come vi sentite? Credo non bene, perché la mente inconscia non distingue tra la realtà e la fantasia, facendovi provare sensazioni diverse, a seconda di ciò che immaginate. Ma per gli africani, che salgono sul barcone della speranza, purtroppo non si tratta di immaginazione. Sappiamo cosa li spinge a intraprendere il rischioso viaggio e forse pensiamo di sapere cosa ci spinge, spesso, a provare repulsione per i profughi, i diseredati, i diversi, coloro che muoiono nelle acque del Mare Nostrum o che arrivano in Italia in cerca di un lavoro. Già, pensiamo di avere la verità in tasca ogni volta che ci giustifichiamo dicendo che non c’è posto per loro nel nostro Paese e in Europa. Forse perché fingiamo di non sapere o più probabilmente vogliamo dimenticare che sino al processo di decolonizzazione, avviato in Africa dopo la seconda guerra mondiale, il vecchio Continente non ha fatto altro che schiavizzare quei popoli, facendo in modo che non sviluppassero una coscienza civica né un’idea di democrazia, e adesso che hanno bisogno di noi, li lasciamo soli, rispondendo a una richiesta d’aiuto con l’indifferenza. L’unico atteggiamento che conosciamo! Eppure i Governi europei sono attratti tuttora dalle loro materie prime e si mostrano particolarmente attenti alle dinamiche sociopolitiche di quei Paesi che si trovano in una posizione geografica strategica per gli interessi dell’intero Occidente. Questa è Storia Contemporanea, amici. Solo Storia. I fatti degli ultimi giorni si commentano da soli!

Maria Ianniciello

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Autore dell'articolo: Maria Ianniciello

Maria Ianniciello
Mi chiamo Maria Ianniciello (o meglio Maria Carmela Ianniciello). Carmela spesso lo perdo per strada. Ho una laurea in Lettere e sono giornalista dal 2007 (sono iscritta nell'elenco dei pubblicisti). Dopo una lunga gavetta giornalistica in televisioni e giornali irpini sia online che affline, curo dal 2008 il portale www.culturaeculture.it, da me fondato. In Cultura & Culture dal 2012 al 2018 ho coordinato redattori da ogni angolo d'Italia e mi sono occupata di cinema, libri, lifesyle, attulità e benessere. E` stata una grande esprienza umana e professionale. Poi una piccola pausa e la ripresa delle pubblicazioni il 19 agosto 2019. A gennaio 2016 mi sono iscritta alla Scuola di Naturopatia dell'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica diplomandomi nel dicembre 2018. Da aprile a giugno ho frequentato il Master in Psicosomatica sempre presso l'Istituto Riza. Nel frattempo ho avuto un bambino di nome Emanuele. Sono sposata con Carmine e amo la mia famiglia per la quale farei follie. Come farei follie per questo lavoro (il giornalismo intendo) che adoro. La Scuola di Naturopatia mi ha permesso di ritrovare me stessa, i miei tempi, la mia vita. Mi ha fatto scoprire il dono della maternità e della femminilità. Oggi sono una persona più completa e più equilibrata. Ma sempre in costante evoluzione. Oggi mi dedico come giornalista ai libri e al cinema in Cultura & Culture e sul mio canale YouTube Marica Movie and Books.

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