Immigrazione, noi e il barcone della speranza

©puckillustrations-Fotolia.com
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Immaginate di essere su un barcone, privo di servizi igienici e di locali per la ristorazione, al centro del Mediterraneo, in acque impervie, ma in un contesto forse meno pericoloso di quello che vi siete lasciati alle spalle, dove non c’era più la speranza di un futuro migliore. Il rischio di essere uccisi dai vostri conterranei, arrabbiati per qualcosa che voi ignorate, è stato più forte del ricordo del passato, che in certi momenti è ancora dolce. La terra natia vi ha tolto tutto quello che avevate ma non la speranza che qualcosa aldilà del Mediterraneo possa ancora cambiare per voi. Come vi sentite? Credo non bene, perché la mente inconscia non distingue tra la realtà e la fantasia, facendovi provare sensazioni diverse, a seconda di ciò che immaginate. Ma per gli africani, che salgono sul barcone della speranza, purtroppo non si tratta di immaginazione. Sappiamo cosa li spinge a intraprendere il rischioso viaggio e forse pensiamo di sapere cosa ci spinge, spesso, a provare repulsione per i profughi, i diseredati, i diversi, coloro che muoiono nelle acque del Mare Nostrum o che arrivano in Italia in cerca di un lavoro. Già, pensiamo di avere la verità in tasca ogni volta che ci giustifichiamo dicendo che non c’è posto per loro nel nostro Paese e in Europa. Forse perché fingiamo di non sapere o più probabilmente vogliamo dimenticare che sino al processo di decolonizzazione, avviato in Africa dopo la seconda guerra mondiale, il vecchio Continente non ha fatto altro che schiavizzare quei popoli, facendo in modo che non sviluppassero una coscienza civica né un’idea di democrazia, e adesso che hanno bisogno di noi, li lasciamo soli, rispondendo a una richiesta d’aiuto con l’indifferenza. L’unico atteggiamento che conosciamo! Eppure i Governi europei sono attratti tuttora dalle loro materie prime e si mostrano particolarmente attenti alle dinamiche sociopolitiche di quei Paesi che si trovano in una posizione geografica strategica per gli interessi dell’intero Occidente. Questa è Storia Contemporanea, amici. Solo Storia. I fatti degli ultimi giorni si commentano da soli!

Maria Ianniciello

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Maria Ianniciello

Maria Ianniciello

Giornalista culturale. Podcaster. Scrivo di cultura dal 2008. Mi sono laureata in Lettere (vecchio ordinamento) nel 2005, con il massimo dei voti, presso l'Università di Roma Tor Vergata, discutendo una tesi in Storia contemporanea sulla Guerra del Vietnam vista dalla stampa cattolica italiana. Ho lavorato in redazioni e uffici stampa dell'Irpinia e del Sannio. Nel 2008 ho creato il portale culturaeculture.it, dove tuttora mi occupo di libri, film, serie tv e documentari con uno sguardo attento alle pari opportunità e ai temi sociali. Nel 2010 ho pubblicato un romanzo giovanile (scritto quando avevo 16 anni) sulla guerra del Vietnam dal titolo 'Conflitti'. Amo la Psicologia (disciplina molto importante e utile per una recensionista di romanzi, film e serie tv). Ho studiato presso l'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica il linguaggio del corpo mediante la Psicosomatica, diplomandomi nel 2018 in Naturopatia. Amo la natura, gli animali...le piante, la montagna, il mare. Cosa aggiungere? Sono sposata con Carmine e sono mamma del piccolo Emanuele

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