Ultimo flash da Cracovia: nel vecchio quartiere operaio di Nowa Huta

nowa huta1Anche la tappa a Cracovia sta per terminare: tra poche ore si riparte per raggiungere la capitale della Polonia. Ma prima di lasciare questa sorprendente città, il cui centro storico è stato per ovvie ragioni inserito nella lista dei siti Patrimonio dell’Umanità, ecco un piccolo flash su come trascorrere il tempo una volta visitati la città vecchia e la collina del Wawel e il quartiere ebraico di Kazimierz.

Siamo all’interno di quello che fu il blocco sovietico durante la Guerra Fredda ed è impossibile partire senza prima avere fatto una piccola tappa nel quartiere simbolo dell’utopia socialista, Nowa Huta. Grandi palazzi, edilizia del socialismo reale, circondano la fermata del tram con cui si raggiunge facilmente questo sobborgo che si trova a circa 10 km dal centro e che è stato costruito sui primi anni Cinquanta, nel tentativo di cambiare volto alla troppo aristocratica e borghese Cracovia. Non più soltanto un fantastico centro medievale, con il castello del Wawel posto sulla collina e il ricordo di quando questa città fu la grande capitale del regno polacco, bensì una città operaia, con una grande acciaieria e un sobborgo costruito appositamente per ospitarne tutti i lavoratori.

Nowa HutaQuesta, quindi, l’idea che spinse i leader comunisti del dopoguerra a creare Nowa Huta, letteralmente “nuove acciaierie”. Sì, perché la vita in questo quartiere era scandita dagli orari di lavoro della grande e molto produttiva acciaieria, un enorme stabilimento che avrebbe dato impulso all’economia nazionale. Un esempio di villaggio operaio, quello di Nowa Huta, descritto in “L’uomo di marmo” del famoso regista polacco Andrzej Wajda e al quale molti altri avrebbero dovuto ispirarsi. In realtà, questo sobborgo non fu a tutti gli effetti l’emblema del sogno socialista: un quartiere disegnato a tavolino, senza tenere presente le caratteristiche del territorio (privo di miniere e, all’opposto, molto fertile) e causa di forte inquinamento, non rappresenta al meglio l’utopia di progresso sociale.

nowa huta2Certo, però, si tratta di un esperimento interessante da scoprire, che oggi merita una passeggiata tra gli ampi viali delimitati da palazzi socialisti di prima generazione (austeri ma meno deturpanti rispetto a quelli enormi degli anni Sessanta e Settanta), tra le piazze e i giardini estremamente regolari, squadrati, e una visita al museo di Nowa Huta, che ne descrive nel dettaglio l’utopia e la storia. Il tutto in un quartiere che è stato bonificato e che oggi è parte del tessuto cittadino di Cracovia. Le statue che prima adornavano le strade, compresa quella di Lenin a nord della piazza centrale, ovviamente ora non ci sono più ed è curioso osservare gli attuali nomi delle vie e delle piazze, molto diversi da quelli che dovevano avere sotto il regime: appena scesi dal tram ci siamo infatti imbattuti in piazza Ronald Reagan!

La visita di Cracovia termina qui: ora non resta che preparare zaini e borse e partire per Varsavia…

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Valentina Sala

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Autore dell'articolo: Valentina Sala

Valentina Sala
Giornalista pubblicista. Tra i suoi campi di interesse soprattutto viaggi e cultura. Dopo una laurea di primo livello in Scienze della Comunicazione consegue la specialistica in Editoria con il massimo dei voti e con una tesi sul rapporto tra letterati e città, ricostruendo la Parigi di Émile Zola e la Vienna di Joseph Roth. Collabora con più giornali e riviste e affianca alla professione giornalistica quella di insegnante di Psicologia della Comunicazione. Tra le sue passioni i romanzi capaci di raccontare un luogo e un’epoca, i film di François Truffaut, il buon cibo, le città europee e, soprattutto, il viaggio inteso come modo per scoprire e confrontarsi con realtà diverse.

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