Essere donne in un Paese come l’India è estremamente complicato come ho spiegato in un articolo dal titolo L’India e le donne, tra tradizione e violenza’.

Nascere femmine nel Paese della gioia è considerata una sventura per tutta una serie di ragioni socio-culturali che ho illustrato nel report appena citato.

Si calcola infatti che ogni 20 minuti muoia una donna in India per stupro, aborto e altre innumerevoli ragioni. Il paradosso è che, nonostante si venerino divinità anche femminili, molti aspetti della femminilità sono ritenuti riprovevoli e quindi del tutto innominabili. E` questo il caso delle mestruazioni considerate in India un tabù tanto che sono ancora troppo poche le donne indiane che usano gli assorbenti.

documentario Il ciclo del progresso

Rayka Zehtabchi è una regista di venticinque anni di origini iraniane ma residente negli Stati Uniti. Uno dei suoi ultimi lavori, Il ciclo del progresso, ha ottenuto l’Oscar 2019 per il miglior corto documentario.

Si tratta di un’opera dal taglio fortemente motivazionale che ci fa conoscere ciò che accade in un villaggio indiano dove alcune donne si sono rese indipendenti producendo assorbenti.

Nulla di particolare, se non fosse che come già vi ho spiegato le mestruazioni sono ritenute in India qualcosa di sporco. Molte ragazze non conoscono addirittura da cosa dipenda quel sangue ciclico, mentre gli uomini – come si evince dal docu-film – fingono di non sapere.

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Come accennavo, la maggior parte delle donne, soprattutto nelle aree rurali, non usa gli assorbenti; ci si copre alla meglio maniera gettando gli stracci della vergogna in fosse che vengono poi dissotterrate dai cani.

Molte adolescenti, con il menarca, sono costrette a lasciare la scuola solo perché temono di sporcarsi.

Essere donne in questa parte del mondo è dura. Le famiglie sono dei templi del patriarcato come del resto tutta la società.

Nel suo documentario Il ciclo del progresso Rayka Zehtabchi ci mostra che l’emancipazione può partire solo dalle donne, le quali unite fanno la forza e trovano il coraggio per ribellarsi vendendo gli assorbenti ad altre donne.

Nel documentario Sneha studia per entrare in polizia in modo da sottrarsi al dovere di sposarsi. Con il matrimonio diventerebbe proprietà di un altro essere umano che ha soltanto avuto la fortuna di nascere uomo.

Queste storie ci dimostrano da un lato che siamo fortunate a vivere in Occidente ma dall’altro ci dovrebbe motivare a fare di più per noi e per le future generazioni anche se si hanno dei figli maschi.

Si tratta di una presa di consapevolezza che dovrebbe liberarci dalla falsa sensazione di inadeguatezza, dall’impossibilità di chiedere aiuto se necessario, dal perfezionismo smodato e dall’idea inculcata di essere sempre ad un passo dalla meta… che sembra irraggiungibile perché le nostre richieste intrinseche di automigliorarci sono forse irragionevoli.

Siamo perfette così come siamo, con i nostri lati bui, e con il femminile che rende possibile l’impossibile.

Potete vedere il documentario, Il ciclo del progresso, su Netflix. (Maria Ianniciello)

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