Mutlu Kaya e Malala: la libertà in musica e parole

 

mutlu-kayaE’ accaduto lo scorso maggio in Turchia: Mutlu Kaya (nella foto a sinistra, ndr), bellissima diciannovenne turca con una splendida voce e il sogno di diventare cantante, riesce a partecipare alle selezioni di un talent show molto noto in patria, “Sesi ok guzel”, ovvero “la voce è molto bella”, trasmesso dalla Fox. La sua tecnica e la sua grazia spingono perfino Sibel Can, una celebre interprete turca, giurata del talent, a recarsi nella città di Diyarbakir, dove la ragazza lavora, per convincere la sua famiglia a farla partecipare. La sua esibizione, andata in onda a metà aprile, non viene applaudita da tutti e, subito dopo, la giovane inizia a ricevere minacce di morte sempre più insistenti. I produttori del programma vengono avvisati, ma nessuno riesce a fermare la mano della persona che, il 17 maggio, riesce a introdursi nella stanza di Mutlu Kaya e a spararle in testa. Seguono dodici lunghi giorni di coma in cui la giovane cantante resta sospesa tra la vita e la morte. Intanto le indagini della polizia proseguono fino alla scoperta del presunto colpevole: Veysi Ercan, ex fidanzato di Mutlu. Lui ammette di essere sempre stato contrario alla partecipazione della ragazza al talent, ma di non aver tentato di ucciderla, poiché ancora innamorato di lei. Gli investigatori, però, sono convinti della sua colpevolezza e non lo rilasciano. Intanto Mutlu Kaya si è risvegliata dal coma all’inizio di giugno, ma è tuttora in ospedale per gli accertamenti e la lunga convalescenza. La storia di questa ragazza non è, se ci pensiamo, tanto diversa da quella di Malala (nella foto a destra, ndr). MalalaCi sono fin troppe analogie e non sto parlando solo del terribile metodo usato per metterle a tacere, la pistola, appunto. In entrambi i casi i colpi, sparati in testa, per fortuna non hanno posto fine a queste vite innocenti, però hanno causato loro indicibili sofferenze e un trauma psicologico non facilmente superabile.

Ci sono altre somiglianze: la giovane età, innanzi tutto, la voglia di emergere dal proprio ambiente, di cercarsi una strada, crearsi un destino, una con la musica, l’altra con un libro e una penna. Riflettiamo: cosa sono le note e le parole se non due strumenti di libertà? Come potremmo definirli se non porte che, una volta aperte, rivelano una dimensione di pura creatività, dove la mente e il corpo possono esprimersi in totale pienezza, senza paure, senza dogmi, poiché le note e le parole non hanno religione, né colore politico. Esse sono e basta. Il cuore di Mutlu e quello di Malala battono all’unisono anche per un’altra ragione: entrambe sono donne e possiedono il fascino di chi sa ciò che vuole, di rincorre un sogno e sa benissimo che può realizzarlo con le proprie forze. Dunque Malala Yousafzai e Mutlu Kaya sono un pericolo per gli estremisti e, in generale, per tutti coloro che hanno una visione oscurantista e miope soprattutto per quel che concerne la femminilità. Se ancora c’è chi ritiene che una donna sia, per natura, un male oscuro di tentazioni e fragilità, incapace di essere indipendente e di compiere pensieri razionali, facendo sprofondare l’uomo nel peccato con chissà quali armi di seduzione, non c’è da stupirsi che Malala e Mutlu abbiano rischiato la vita. Due ragazze considerate delle vere e proprie eretiche dagli estremisti. Streghe, se mi si passa il termine che non è qui usato in senso spregiativo, tutt’altro! E’, infatti, sinonimo di ribellione legittima a regole immutabili che si sono cristallizzate in un tempo che non esiste più, rifiutando il cambiamento che è, invece, movimento incessante e ineluttabile. L’essenza della strega, nonostante l’immaginario collettivo, non è quella di procurare il male, ma di fare da capro espiatorio a ciò che non si riesce a comprendere con la sola forza della ragione umana. Malala e Mutlu sono questo: emblemi di quanto possa diventare inconcepibile e inspiegabile la voglia (giustissima) di libertà di una donna che non ha bisogno di appoggiarsi a un uomo. Come le antiche “streghe” conoscevano da sole rimedi e medicamenti, allo stesso modo queste due giovanissime donne sanno leggere, sanno cantare e vogliono continuare a farlo liberamente. Due ragazze piene di risorse e talento accomunate da un destino avverso guidato da uomini che non le vogliono capire e, per questo, le stigmatizzano, tentano di cancellarne l’identità e la vita attraverso un colpo di pistola al volto o alla nuca. Per quanto tempo ancora si continuerà a bruciare sul rogo delle streghe inesistenti?

Francesca Rossi

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Autore dell'articolo: Francesca Rossi

Francesca Rossi
Francesca Rossi, romana, è specializzanda in "Lingue e Civiltà Orientali" a “La Sapienza", ha vissuto ad Alessandria d'Egitto per approfondire lo studio della lingua e la cultura araba. Gestisce tre siti: "La Mano di Fatima", "Divine Ribelli", "Angelica la Marchesa degli Angeli". Per la casa editrice “La Mela Avvelenata” ha scritto diversi racconti tra cui “La Spada di Allah” e partecipato a molte antologie come “50 Sfumature di Sci-Fi” con il racconto “La Preghiera della Sera”. E’ in pubblicazione il suo romanzo “Il Palazzo d’Inverno” e in fase di scrittura l’opera a tema islamico “Alamut”. Il sito: http://elioreds.wix.com/francescarossi Pagina Fb: https://www.facebook.com/FrancescaRossiAutrice

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