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TERREMOTI, IL CONVEGNO A POTENZA

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© Giuseppe Porzani – Fotolia.com

Inizia domani a Potenza, presso il Teatro Comunale F. Stabile il 31° Convegno Nazionale del GNGTS – Gruppo Nazionale di Geofisica della Terra Solida, organizzato nei seguenti grandi temi: geodinamica, caratterizzazione sismica del territorio, geofisica applicata. La sequenza sismica, la sua evoluzione e la risposta della popolazione e delle istituzioni saranno l’oggetto di un dibattito dal significativo titolo “Previsione, Prevenzione, Comunicazione del Rischio Sismico”.

La geofisica della terra solida è la disciplina che si occupa dei terremoti superficiali  e profondi, della dinamica delle placche terrestri, i movimenti della crosta misurati con tecniche di telerilevamento, studi magnetici, geotermia, modelli matematici, studi sui precursori sismici, fenomeni di liquefazione del suolo, vulcani e  molto altro. Molti i contributi degli scienziati dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), che assieme a colleghi universitari e di altri Enti di ricerca, aprono il simposio scientifico basilisco.

«E’ un appuntamento che si ripete ormai dal 1981 e che molti sismologi, geofisici, vulcanologi e geochimici italiani considerano un appuntamento da non mancare – commenta Gianluca Valensise, membro del comitato scientifico dell’evento – Negli anni il GNGTS è molto cambiato, seguendo il progressivo imporsi dei grandi convegni internazionali, come l’AGU, American Geophisical Union, e l’EGU, European Geosciences Union, due eventi che richiamano tra i 10.000 e i 20.000 ricercatori ogni anno e scoprendo una nuova dimensione più legata al territorio. Per accompagnare al meglio questo nuovo trend il GNGTS è diventato itinerante: nel 2010 si svolse a Prato, nel 2011 a Trieste, quest’anno a Potenza. In aggiunta alle sessioni scientifiche tradizionali, il convegno ospiterà una sessione sui terremoti dell’Emilia del maggio 2012, sessioni sulle georisorse e sessioni a carattere applicativo».

Stefano Gresta, Presidente dell’INGV, che domani presenterà uno studio sul Monte Etna, spiega che la presenza di quest’incontro scientifico così importante in Lucania assume un particolare significato alla luce della lunga sequenza sismica, che da due anni colpisce la zona del Pollino al confine calabro-lucano.

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