Premio Hemingway: ecco i vincitori per le sezioni giornalismo

Shoma Chaudhury © World Economic Forum
Shoma Chaudhury © World Economic Forum

La giornalista indiana Shoma Chaudhury, il foto-giornalista russo Yuri Kozyrev ed Enrico Calamai. Sono loro i tre vincitori delle sezioni dedicate al Giornalismo, al Reportage video-fotografico e Spirito Libero della XXIX edizione del Premio Ernest Hemingway Lignano Sabbiadoro. Tre, poi, anche i finalisti rimasti in gara per la sezione Letteratura e che si contenderanno il premio durante la serata conclusiva, in programma per il 15 di giugno, come sempre a Lignano Sabbiadoro (Udine). Si tratta di Alexander Stille, Tullio De Mauro e Giuseppe Furno.

Ma torniamo per un attimo ai vincitori comunicati nel pomeriggio di ieri al Salone del Libro di Torino, quando Vico Meroi (vicesindaco e assessore alla Cultura di Lignano Sabbiadoro), Giuliano Pisani (presidente esecutivo della Giuria Tecnica del Premio) e i giurati Alberto Sinigaglia, Laura Orsi, Valeria Palumbo, Giulia Belloni e Ugo Cardinale hanno a tutti gli effetti annunciato i nomi di Shoma Chaudhury, Yuri Kozyrev ed Enrico Calamai.

Premio Hemingway Sezione Giornalismo, quindi, alla giornalista indiana Shoma Chaudhury. La motivazione? Secondo la Giuria del Premio Shoma Chaudhury «incarna il modello del giornalismo indipendente e d’inchiesta, che si batte contro la corruzione politica e per il riconoscimento dei diritti umani». Di grande impatto politico e mediatico, infatti, le sue battaglie contro la discriminazione e la violenza sessuali e per migliorare la condizione femminile in India. Numerosi gli articoli di denuncia scritti dalla Chaudhury, che si è occupata di tematiche quali il popolo contro lo Stato, l’insurrezione maoista, la questione musulmana, lo sviluppo del capitalismo e l’appropriazione della terra, tanto che nel 2011 Newsweek l’ha indicata come una delle 150 donne capaci di scuotere il mondo.

Al foto-giornalista russo Yuri Kozyrev va, invece, il Premio Hemingway per il reportage video-fotografico. Una decisione, questa, dovuta al «il suo coraggio – questa la motivazione della Giuria – e la qualità straordinaria dei suoi scatti, che nella sua intensa attività nei più diversi scenari del mondo hanno testimoniato il crollo dell’Unione Sovietica, il dramma dell’Iraq tra il 2002 e il 2009, quello dell’Afghanistan dopo l’11 settembre e, dal 2011, la Primavera Araba e i suoi esiti in Bahrain, Yemen, Tunisia, Egitto e Libia». Kozyrev, insignito dei più prestigiosi riconoscimenti fra i quali fotografo dell’Anno 2011 nel concorso internazionale Pictures of the Year, l’anno scorso ha vinto il World Press Photo Contest.

Infine la sezione Spirito Libero, premio che la Giuria ha attribuito a Enrico Calamai «per il suo coraggio, umanità ed elevato senso di giustizia. Nel clima di terrore scatenato in Argentina dalla dittatura militare di Jorge Rafael Videla, mentre migliaia di cittadini venivano sequestrati, torturati, fatti sparire, Enrico Calamai, scontrandosi con le logiche burocratiche del consolato e con la mancata presa di posizione da parte del governo italiano di allora, che preferiva una politica di comodo con le istituzioni argentine, si attivò e riuscì a far espatriare e a mettere in salvo, a rischio della sua stessa vita, i perseguitati politici che si presentavano in Consolato».

la forza delle coseAnnunciati sempre nel corso del pomeriggio di venerdì, poi, anche i tre finalisti per la sezione Letteratura del Premio Hemingway: si tratta, come anticipato, di Alexander Stille, Tullio De Mauro e Giuseppe Furno. Nel suo romanzo “La forza delle cose” (ed. Garzanti), Alexander Stille racconta una storia privata e familiare, che diventa affresco della metà di un secolo. «Un flusso di coscienza rigoroso e coraggioso – spiegano dal Premio – che racconta due vite e dietro di loro la storia. La vicenda è quella di Ugo Stille e della sua brillante ma anche misteriosa vita, dall’approdo della famiglia in Italia alla gioventù antifascista, fino alla fuga negli Stati Uniti in cui il giovane comincia a occuparsi di giornalismo, diventando corrispondente da Washinton per il Corriere della Sera, fino ad assumerne anni dopo la direzione. Una vita pubblica in continua ascesa, che si accompagna a una dimensione privata altrettanto singolare e notevole».

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Ed è sempre il fascismo a fare da sfondo anche al romando di Tullio De Mauro, “Parole di giorni un po’ meno lontani” (ed. Il Mulino), «un sillabario di parole, dialoghi e aneddoti che racconta la sua realtà familiare, il mito del fascismo, l’incontro con la parte democratica, l’amore, il dolore, i ricordi di una vita vissuta sempre in prima fila. Uno zibaldone prezioso, una selezione di istantanee indimenticabili, un tuffo nella memoria di persone, cose, scene che restano indimenticate nella memoria. Un mosaico complesso e unitario»

In gara, infine, anche Giuseppe Furno con “Vetro” (ed. Longanesi), storia epica e travolgente in difesa della libertà. Ambientato a Venezia nel millecinquecento, quando le polveriere dell’arsenale esplodono e Andrea Loredan, figlio secondogenito del doge e avvocato dei diseredati, soccorre i feriti e raccoglie le ultime parole della badessa di un convento, ossia “cerca la verità senza paura”. «È allora – raccontano dal premio – che inizia il suo viaggio in difesa di due imputati, un percorso che lo conduce in labirintici misteri e in un pericoloso e cupo gioco di spionaggio e controspionaggio, di messaggi cifrati e morte. Sullo scenario di una città la cui bellezza sembra sopraffare ogni cosa, l’inquisizione brucia i libri, e i maestri vetrai insegnano l’arte del vetro».

Le premiazioni si terranno, quindi, nella serata di sabato 15 giugno a Lignano Sabbiadoro (Udine), presso il Centro Congressi Kursaal in Lungomare Riccardo Riva, a Lignano Riviera. Il Premio è promosso dal Comune di Lignano Sabbiadoro con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia.

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