8 agosto 2012
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LA CONSULTA PROMUOVE I LIMITI ALL’AGRITURISMO

© Inna Felker - Fotolia.com

Ineccepibile – secondo Agriturist – la sentenza della Corte Costituzionale n. 96/2012 che, dichiarando non fondata l’ipotesi di incostituzionalità sollevata dal TAR dell’Umbria in merito alla legge regionale sull’agriturismo, conferma la legittimità della norma che impedisce di dedicare all’attività agrituristica nuove costruzioni. L’agriturismo – prosegue la nota dell’Associazione di Confagricoltura – deve sostenere l’agricoltura e non sostituirla, nell’ambito di un progetto unitario d’impresa che, come esplicitamente affermato dall’articolo 2135 del codice civile, è e resta agricola. L’ospitalità consente, fra l’altro, di recuperare e valorizzare edifici abbandonati, in quanto non più utilizzati per la residenza degli operatori agricoli, la coltivazione della terra e l’allevamento degli animali. Consentire la realizzazione di nuove costruzioni significherebbe, di fatto, dare corso ad un’impresa turistica autonoma rispetto all’impresa agricola, determinando ulteriore sottrazione di suolo all’esercizio dell’attività primaria.

Particolarmente puntuale – sottolinea Agriturist – è la sentenza  nel mettere a fuoco gli obiettivi che la normativa statale e regionale sull’agriturismo intende perseguire, quando afferma: «Emerge infatti in modo evidente l’interesse primario, sia della comunità nazionale, sia di quella regionale, a che le campagne non diventino luoghi di edificazioni massicce, che facciano ad esse perdere la loro intrinseca natura, per trasformarle in parchi turistici, nei quali l’attività agricola non sarebbe più reale e operante, ma solo fittizia e subalterna ad attività alberghiere. Ciò determinerebbe l’alterazione del paesaggio, che deve essere invece tutelato e mantenuto, pur nella cura e nel rinnovamento delle strutture esistenti, nella sua essenziale natura agreste».

Agriturist rileva, peraltro, che è affidata alla programmazione urbanistica la possibilità di modificare la destinazione d’uso dei suoli e consentire lo svolgimento di attività turistiche opportunamente dimensionate, anche nelle zone rurali. Ma tale decisione deve essere assunta dagli organi decisionali collegiali della politica escludendo qualsiasi confusione con le peculiari condizioni di esercizio dell’attività agrituristica. D’altra parte, considerando i grandi benefici che l’agriturismo, pur soggetto a rilevanti limitazioni, sta apportando all’agricoltura e al presidio produttivo del territorio, è importante – a giudizio di Agriturist – prevedere per questo settore significative agevolazioni e un’adeguata promozione. Sotto questo profilo, l’imposizione dell’IMU anche ai fabbricati strumentali agricoli (compresi quelli dell’agriturismo) ha rappresentato un grave passo indietro le cui conseguenze non tarderanno a farsi sentire. E grave è il fatto che le iniziative di promozione del turismo italiano continuino ad ignorare l’agriturismo, come si può “non leggere” sul sito ufficiale del turismo italiano www.italia.it.

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