22 gennaio 2013
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ISTAT: IN ITALIA 8,2 MILIONI DI POVERI

© alisonhancock – Fotolia.com

Giunto alla quinta edizione, Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo, pubblicato oggi dall’Istat, offre un’ampia e articolata produzione di indicatori aggiornati e puntuali, che riguardano aspetti economici, sociali, demografici e ambientali del nostro Paese. Attraverso confronti internazionali e territoriali essi consentono di valutare in modo comparativo la collocazione dell’Italia nel contesto europeo e di individuare le differenze regionali. Gli indicatori, raccolti in 19 settori per un totale di 118 schede, si possono consultare in modo ragionato per settori e per singole schede, scaricare su un foglio elettronico, approfondire con i link presenti in ogni pagina.

Inattivi il 37,8 per cento degli italiani – Nel 2011 in Italia è occupato il 61,2 per cento della popolazione di 20-64 anni, solo un decimo di punto in più rispetto al 2010. Si presenta molto marcato lo squilibrio di genere: le donne occupate sono il 49,9 per cento, gli uomini il 72,6 per cento. Il tasso di occupazione della popolazione in età 55-64 anni nel 2011 è al 37,9 per cento, in aumento rispetto al 2010. Il 13,4 per cento dei dipendenti ha un contratto a termine, valore di poco inferiore alla media europea. La quota di occupati a tempo parziale è pari al 15,5 per cento. Entrambe le tipologie contrattuali sono più diffuse tra le donne. Il tasso di inattività della popolazione tra i 15 e 64 anni non subisce variazioni rispetto al 2010, attestandosi al 37,8 per cento, valore tra i più elevati d’Europa. Particolarmente elevata appare l’inattività femminile (48,5 per cento), anche se in lieve riduzione rispetto al passato. Nel 2011 il tasso di disoccupazione resta invariato rispetto all’anno precedente (8,4 per cento) e inferiore a quello dell’Ue27 (9,7 per cento). Il tasso di disoccupazione giovanile italiano (15-24 anni) è al 29,1 per cento, in aumento per il quarto anno consecutivo e superiore a quello medio dell’Unione europea (21,4 per cento. La disoccupazione di lunga durata (che perdura cioè da oltre 12 mesi) ha riguardato, nel 2011, il 51,3 per cento dei disoccupati nazionali, il livello più alto raggiunto nell’ultimo decennio.

Condizioni economiche delle famiglie – Nel 2011 le famiglie in condizioni di povertà relativa sono l’11,1 per cento: si tratta di 8,2 milioni di individui poveri, il 13,6 per cento della popolazione residente. La povertà assoluta coinvolge il 5,2 per cento delle famiglie, per un totale di 3,4 milioni di individui. Nel 2010 circa il 57 per cento delle famiglie residenti in Italia ha acquisito un reddito netto inferiore a quello medio annuo (29.786 euro, circa 2.482 euro al mese). Nel 2011 il 22,4 per cento delle famiglie residenti in Italia presenta almeno tre delle difficoltà considerate nel calcolo dell’indice sintetico di deprivazione, con un aumento rispetto all’anno precedente di oltre sei punti percentuali. Il panorama regionale mette in evidenza il forte svantaggio dell’Italia meridionale e insulare.

Stranieri – In dieci anni la popolazione straniera residente in Italia è più che triplicata (Censimento 2011). Nell’ultimo decennio il saldo naturale della popolazione straniera – fortemente positivo – ha parzialmente compensato il saldo naturale negativo della popolazione italiana. Al 1° gennaio 2012 i cittadini stranieri non comunitari regolarmente presenti in Italia sono poco più di 3 milioni e 600 mila, circa 100 mila in più rispetto all’anno precedente. Tra il 2010 e il 2011 i flussi di nuovi ingressi verso il nostro Paese hanno subito un brusco rallentamento: i permessi rilasciati durante il 2011 sono 361.690, quasi il 40% in meno dell’anno precedente. Negli ultimi vent’anni aumentano i permessi di soggiorno per motivi familiari, passando dal 12,8 per cento al 31,1 per cento del totale. Cresce anche la quota di minori non comunitari presenti in Italia, dal 21,5 per cento del 2011 al 23,9 per cento dei cittadini non comunitari nel 2012. Tale quota è più elevata nel Nord che nel Mezzogiorno.

Istruzione – In Italia la spesa in istruzione e formazione è il 4,5 per cento del Pil nel 2010, valore più basso di quello dell’Ue27 (5,5 per cento). Nel 2011 il 44 per cento circa della popolazione tra i 25 e i 64 anni ha conseguito la licenza di scuola media inferiore come titolo di studio più elevato, un valore molto distante dalla media Ue27 (26,6 per cento). Fra i 18-24enni il 18,2 per cento ha abbandonato gli studi prima di conseguire il titolo di scuola media superiore, contro il 13,5 per cento dei paesi Ue: tra i giovani stranieri l’abbandono scolastico raggiunge il 43,5 per cento.

Sanità – La spesa sanitaria pubblica è di circa 112 miliardi di euro, molto inferiore a quella di altri importanti paesi europei; essa corrisponde al 7,1 per cento del Pil e a 1.842 euro annui per abitante (2011). Le famiglie contribuiscono con proprie risorse alla spesa sanitaria complessiva per una quota pari al 19,5 per cento. La spesa sanitaria delle famiglie, che rappresenta l’1,8 per cento del Pil nazionale, ammonta a 909 euro per famiglia nel Mezzogiorno e a 1.163 euro nel Centro-Nord.

Cultura – Nel 2010 le famiglie italiane hanno destinato ai consumi culturali (spese per ricreazione e cultura) il 7,3 per cento della spesa complessiva per consumi finali, una quota pressoché costante negli ultimi dieci anni. In Italia ogni anno vengono stampate in media 3,5 copie di opere librarie per ogni abitante e 6,5 copie di libri per ragazzi. Nel 2012 solo il 46 per cento degli italiani ha letto almeno un libro nel tempo libero. Il 52,1 per cento degli italiani legge un quotidiano almeno una volta a settimana e il 36,7 per cento almeno cinque giorni su sette. Sono sempre di più le persone che utilizzano Internet per la lettura di giornali, news o riviste: dall’11,0 per cento del 2005 si è passati al 25,1 per cento del 2012. Il cinema è al primo posto tra le attività culturali svolte fuori casa dagli italiani nel corso del 2012 (49,8 per cento della popolazione di 6 anni e più), seguono le visite a musei e mostre (28,0 per cento) e gli spettacoli sportivi (25,4 per cento).

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