IN ITALIA? POCA BENEFICENZA

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In Italia si fa poca beneficenza. A denunciarlo il Centro Studi Lang di Milano che propone un nuovo modello di beneficenza scientifica, la “strategic philanthropy” adottata da anni negli Stati Uniti.

Sommando le erogazioni di organizzazioni no profit, fondazioni private, aziende, banche e famiglie facoltose dedite alla filantropia, l’Italia raggiunge il 104° posto nell’autorevole classifica mondiale della beneficenza del 2011, redatta dalla britannica Charities Aid Foundation (www.cafonline.org), superata da tutti i Paesi industrializzati.

«Serve un cambiamento, un salto culturale – spiega Tiziano Tazzi presidente del Centro Studi Lang – tenendo presente che è la stessa crisi economica a chiedere un intervento filantropico dei privati più strutturato, tanto più che il welfare istituzionale diviene sempre più debole. Fa riflettere che la classifica mondiale di Charities Aid Foundation vedeva l’Italia al 29esimo posto nel 2010, mentre siamo sprofondati al 104esimo posto nel 2011. La nostra proposta è quella di replicare in Italia il modello di beneficenza scientifica, o filantropia strategica, già sperimentato negli Stati Uniti».

In Italia si soffre di una eccessiva polverizzazione delle Onlus e delle iniziative filantropiche, di scarse agevolazioni fiscali concesse dallo Stato (solo il 10 per cento del reddito con un massimo di euro  70.000,00), di una tendenza della politica a ingerirsi nel settore e, talvolta, anche di scarsa trasparenza nell’impiego dei fondi raccolti. E nonostante l’Italia vanti una antica tradizione di beneficenza, non sempre ci si preoccupa di verificare l’efficacia nel tempo delle donazioni, efficacia sulle persone, sulla comunità, sull’ambiente, sul territorio.

«Credo che in Italia ci sia ancora confusione tra carità e filantropia – dichiara Laura Olivetti della Fondazione Adriano Olivetti – la prima si occupa di soddisfare i bisogni primari di individui e comunità,la seconda collabora ad uno sviluppo armonico della società. In questa ottica sono convinta che un approccio più scientifico possa giovare alla filantropia nel nostro Paese ed anche contribuire a fare chiarezza nell’intricato panorama delle Fondazioni italiane che anche all’estero vengono percepite come realtà differenti dal modello classico di fondazione».

I progetti sostenuti dalla beneficenza per il Centro Studi Lang devono essere “motori di miglioramento”, quindi devono essere riproducibili a vari livelli, creare nuove opportunità, duraturi nel tempo, capaci di andare alla radice del problema cercando la rimozione delle cause. La filantropia per essere strategica deve essere guidata da ricerche focalizzate, progettazione creativa, strategie di provata efficacia, esecuzione accurata ed approfondito follow-up al fine di conseguire i risultati previsti. I criteri di base della beneficenza scientifica sono così riassumibili

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  •  Puntare a finanziamenti pluriennali, senza temere l’aumento delle spese generali;
  •  Programmazione scientifica degli interventi nel lungo periodo;
  • Puntare al “Finanziamento Razionale” , cioè erogare più per i risultati misurabili che per le attività organizzative di realizzazione;
  • Fornire consulenza strategica, formazione e talent management;
  • Individuazione di quei fattori capaci di rimuovere le cause e moltiplicare i benefici; prevedere l’impatto sulla comunità su cui si interviene;
  •  Attuare una precisa rendicontazione periodica dei risultati.

 

«Nel 1994 ci siamo posti l’obiettivo di promuovere negli Usa una filantropia più efficace – ha spiegato Mario Morino, presidente del Morino Institute di Washington – ed abbiamo creato il ‘Morino Institute’ per lanciare la filantropia strategica. Oggi collaboriamo con numerose organizzazioni non profit, società e imprese commerciali. Siamo rimasti impressionati dall’attenta riflessione, concentrazione, e chiarezza degli sforzi del Centro Studi Lang per promuovere la filantropia strategica e applicare un modello di investimento nel mondo della beneficenza in Italia».

Al contrario di Fondazioni, create anche di recente in Italia, che si limitano a suggerire modelli di “capitalismo filantropico” come il social business o le imprese low profit, il Centro Studi Lang opera come agenzia di consulenza per tutti i potenziali soggetti filantropici: banche, aziende, fondazioni, organizzazioni onlus, famiglie e via dicendo, ed in questo è l’unica realtà operante in Italia. Tra le iniziativa del Centro Studi Lang va sottolineata l’istituzione di un corso per la creazione della figura del “philantropy advisor”, cioè dello specialista che può operare anche all’interno di società o organizzazioni per un approccio scientifico all’attività sociale o di beneficienza.

 

 

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Autore dell'articolo: Redazione

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