Il ritorno di Ulisse, analisi delle prime puntate della fiction di Rai 1

Il ritorno di Ulisse locandinaNon è mai facile rapportarsi con i classici e a questo concetto assodato aggiungiamo: tanto più in televisione. Da quella piccola scatola nera che la maggior parte di ognuno di noi ha in casa scaturiscono tante dinamiche, a partire dalla fascia e dal numero di spettatori che è in grado di raggiungere, subito dopo arrivano i paragoni col passato. Questa sorte è toccata anche a Il ritorno di Ulisse diretto da Stéphane Giusti, con protagonisti Alessio Boni e Caterina Murino, affiancati da un cast internazionale. Si tratta di una coproduzione tra Francia e Portogallo, con l’Italia in partecipazione, fortemente voluta dall’ideatore, Frédéric Azémar. Dopo un anno di attesa, viene finalmente trasmessa su Rai Uno in una versione ridotta rispetto all’originale andato in onda sul canale Artè, che poteva contare dodici episodi di circa 45 minuti e su cliffangher ancora più decisi   nell’effetto di suspense.

Un punto centrale viene evidenziato proprio dal titolo italiano: Il ritorno di Ulisse (quello internazionale è Odysseus), rispetto ai precedenti illustri, questa serie vuole concentrarsi su ciò che viene affrontato dal XIII al XXIV libro. Nel primo episodio (trasmesso il 30 novembre) abbiamo visto in che situazione versa Itaca dopo ventiquattro anni di assenza del suo re, la popolazione si è impoverita e i pretendenti al trono puntano su questo per costringere la devota sposa Penelope a scegliere un altro re. Accanto a lei c’è Telemaco (Niels Schneider), un figlio che considera troppo giovane per governare e verso cui emerge tutto il suo lato protettivo – cerca anche di far leva sul suo ruolo per allontanarlo dalla schiava che gli ruba il cuore, Cléa (Karina Testa).

Lei, il pomo della discordia, afferisce a uno dei personaggi inventati ed è un motore di diverse trame, oltre che di pulsioni. A chiudere questa prima parte: l’approdo sulle sponde di Itaca di Odisseo, non ci sono battute, ma solo l’espressività comunicativa di Boni su cui partono i titoli di coda. Il 7 dicembre gli spettatori hanno assistito al lancio di frecce con cui l’eroe dichiara il suo ritorno, ad altri combattimenti per la difesa del regno, al manifestarsi degli dei e ai giochi sacri, ma anche a momenti di amore filiale e tra amanti. A condire il tutto l’arrivo del figlio di Leocrito (Salim Kechiouche), che cova il seme della vendetta del padre (Bruno Todeschini) – ucciso per l’onta di tradimento.

Il ritorno di ulisse rai1Questa sera sarà la volta della terza puntata, ma le prime due ci hanno già dato l’idea del taglio della fiction, a cui va dato merito di aver avuto il coraggio di stravolgere un po’ il poema epico, prendendosi alcune licenze nella sceneggiatura, di cui si assumono la responsabilità. Sì perché questa intenzione è assolutamente dichiarata e senz’altro farà storcere il naso ai classicisti e a chi è del partito per cui un testo non va mai tradito, tanto più se si tratta di un caposaldo. Forse, però, per provare a dare una personale versione di una storia conosciuta bisogna impastarci le mani ed è il tentativo di questo lavoro che se ha dei difetti (stando a quello che abbiamo visto) non è tanto sul piano drammaturgico, quanto nella confezione tecnica. Nella versione per i nostri schermi questo elemento emerge ancor più perché risente dei tagli effettuati per accorpare il tutto in quattro puntate, subito balzano agli occhi i raccordi con una visione aerea di Itaca o altri ambientali, il più delle volte ricostruiti al computer non in modo particolarmente verosimile. In più la reiterazione della stessa inquadratura come transizione sottolinea maggiormente il difetto di montaggio, come se le parti fossero state unite meccanicamente, andando così a perdere la fluidità dell’originale – se si vedono i primi episodi in francese il montaggio è più omogeneo.

Il ritorno di Ulisse BoniBoni annovera nella sua lunga filmografia la partecipazione a coproduzioni internazionali, tra cui ci piace ricordare Guerra e Pace di Robert Dornhelm (2006), che oltre ad avere nel cast interpreti del calibro di Malcolm McDowell, godeva di una troupe tecnica che ha saputo rendere il respiro epico del romanzo di Tolstoj. Ne Il ritorno di Ulisse, ci duole dirlo, questo livello non lo si raggiunge, a partire dalla fotografia che non arriva all’operazione artistica fatta, ad esempio, da Storaro in Caravaggio di Angelo Longoni ()2006) – per citare un altro lavoro in cui l’attore bergamasco era protagonista.

Questo adattamento dell’ “Odissea” si regge principalmente su Boni che riesce a dare carismaticamente volto e corpo a Ulisse – e come guerriero e come uomo che stringe tra le braccia la donna che gli ha dato la forza di sopravvivere alle avventure che ben conosciamo. La Murino, dal canto suo, ci restituisce un’immagine aderente alla nostra idea di Penelope e in alcune inquadrature sembra voler evocare Irene Papas (“Odissea” diretta da Franco Rossi nel ’68, ndr). Il giovane attore che interpreta il figlio si rivela in parte, rispondente all’archetipo del tipo greco coi, ma dai tratti amletici e ancora in formazione ed è qui che Azémar pone l’accento: è stato proprio il desiderio di indagare il rapporto padre-figlio in questa storia che l’ha spinto a raccontare questo poema oggi. Solitamente, tanto più sui banchi di scuola, si sottolinea la relazione tra il padre anziano e l’eroe portando ad esempio quella tra Anchise e il figlio Enea.

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Il ritorno di Ulisse

Ne Il ritorno di Ulisse si intessono i diversi fili tra le generazioni, mettendo in campo vari rapporti genitore-figlio, con l’obiettivo della macchina da presa puntato, soprattutto, su Ulisse e Telemaco. Quest’ultimo, per amore, prenderà strade diverse da quelle tramandateci dal classico e il promo del prossimo episodio ci fa intuire i sentimenti che pulsano in lui.

Ci teniamo a dire che la versione italiana è stata epurata di alcune scene, peccato per una scena in cui Ulisse chiede a suo figlio di lavarlo prima di mostrarsi alla sposa: in questi minuti c’è la voglia di trasmettere virilità al figlio, ma anche una tenerezza e un non detto per gli anni che li han separati.

Mancano ancora due puntate in cui i cambiamenti del plot originario son dietro l’angolo, solo alla fine potremo scoprire quanto Il ritorno di Ulisse ci ha convinti e coinvolti, al di là delle messe in scena illustri che in passato hanno trattato l’ “Odissea”.

 

 Maria Lucia Tangorra

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Autore dell'articolo: Maria Lucia Tangorra

Nata a Conversano (Ba) nel 1987, da alcuni anni si è trasferita a Milano per coltivare la passione per cinema, teatro e giornalismo col desiderio di farne un lavoro. Free-lance, critico e corrispondente dai festival per web magazine di cinema e teatro; ha realizzato anche reportage e approfondimenti di spettacoli tra cui “Invidiatemi come io ho invidiato voi” di T. Granata e “Un giorno torneranno” ideato e interpretato da S. Pernarella. Si è appassionata al cinema e al teatro vedendo recitare gli attori forgiati dal maestro Orazio Costa Giovangigli e da lì ha cercato di conoscere i diversi modi di fare e vivere il teatro e il cinema (senza assolutamente disdegnare alcuni lavori televisivi di qualità). Quando ha sentito sul palco queste parole: «Sai cosa vuol dire vivere in un sogno? Ciò che tu non sei, sei: e, ogni notte, lo frequenti» (dal testo teatrale “Orgia” di P. P. Pasolini) ha pensato che questo accade quando ci si immerge nel buio della scatola magica e della sala cinematografica. Grazie a questo lavoro fatto anche di incontri umani, non solo professionali, pensa che senza il teatro e il cinema il respiro sulla vita sarebbe diverso perciò, nonostante tutto e tutti, crede che di cultura e arte si possa vivere e che le passioni possano trasformarsi in una professione.

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