2 maggio 2012
Redazione (4056 articles)
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Il lavoro oggi. Tra storia, occasioni mancate e “speranze” per il futuro.

Speciale Primo Maggio

E qui casca l’asino!

di Maria Ianniciello

Sarà un primo maggio all’insegna della musica, dei cortei, delle proteste e della riflessione in tutta Italia e non solo, come sempre del resto. Eppure, rispetto agli anni scorsi, le cose sono cambiate e per alcuni versi sembrano peggiorate. Abbiamo un Governo tecnico, presieduto da un economista, Mario Monti, che cerca di risanare i conti tartassando ancor di più le famiglie e i lavoratori. Sì, proprio i lavoratori che oggi, nel giorno della loro festa, dovrebbero godersi il meritato riposo. Tutti i lavoratori, dai piccoli ai grandi imprenditori, passando per gli insegnanti e per tutte le categorie professionali, per arrivare agli operai e agli agricoltori. Ultimi non per grado, s’intende. Tutti sono importanti e, contrariamente a quanto si sente spesso negli uffici, ognuno è indispensabile se svolge le proprie mansioni con passione e professionalità. E qui casca l’asino! Ciascuno dovrebbe svolgere il proprio lavoro con la consapevolezza di occupare un posto nella società. E qui casca un altro asino! Perché le statistiche che non mentono ci dicono che la disoccupazione giovanile è in aumento, superando la soglia del 35,9 per cento. Ma il dramma è che purtroppo sono aumentati coloro che non cercano proprio un’occupazione; insomma si sta formando una moltitudine di pessimisti che a forza di sentir parlare di crisi si arrende già prima di cominciare. E il peggio è che anche questa categoria di persone deve festeggiare il Primo Maggio. Al danno anche la beffa! In Italia far festa, anziché rimboccarsi le maniche, è ormai diventata un’abitudine. Premetto che non abbiamo nulla contro le feste, anzi – come si legge nella Bibbia – anche Dio si riposò creando così la domenica. Quindi è un nostro diritto; però è un nostro diritto e dovere anche lavorare, crescere e migliorarci per creare un futuro migliore, sia per i nostri discendenti e sia per noi stessi! Quindi – oltre ai cortei e alle commemorazioni – credo che sia più importante cambiare forma mentis cominciando dalla prima infanzia. I bambini, sin da piccolissimi, dovrebbero poter credere che la classica frase “volere è potere” non sia solo un modo di dire, bensì uno stile di vita in cui ognuno nel suo piccolo cerca di contribuire al bene collettivo.  Perché c’è abbastanza di tutto per tutti. Credete in voi stessi e nelle infinite possibilità che la vita vi offre. Impegnatevi sempre!

LAVORO

È sapere, saper fare, credere e lottare.

di Nunziante Minichiello

È sapere, saper fare, credere e lottare il lavoro, diritto fondamentale ed anche dovere del cittadino italiano, che non conoscendo, non avendo esperienza, non avendo fiducia in se stesso e negli altri non può fare altro che implorare o pretendere un mantenimento, che eufemisticamente chiama lavoro. Primo dovere dunque della società, dello stato e della famiglia è di avere il cittadino diciottenne fornito di bagaglio conoscitivo adeguato, dalla Costituzione all’economia, alla finanza, alle lingue, alle lettere, alle scienze ed alle tecnologie, associate ad attività sportive e ricreative. Cittadino sciente e cosciente, con identità ed  appartenenza, fa notare la sua presenza, cioè fa qualcosa, ha una funzione   nella comunità umana. Attività da migliorare ce ne sono sempre, come non mancano nuove iniziative da avviare e come però,  in tutti i settori si può sempre andare avanti oppure fare qualche passo indietro oppure rimanere nella stasi, dimenticando il passato,  non affrontando il presente e temendo il futuro. In particolare, tutto da aggiornare è il Sud.  Non ci si avventuri per questi lidi, però, senza conoscere e valutare la forza di quelli che sotto le tavole di potenti raccolgono cospicue ricchezze, rimettendoci, ammesso che ne conoscano l’esistenza, solo la dignità, ma ci si prepari scrupolosamente ed efficacemente ad osare la conquista, finora mai tentata,  della perduta identità e della barattata dignità. Titanica ed al limite della follia  l’impresa di diffondere  cultura da primi della classe e da primi posti in un mondo di pochissimi secondi, forti  dell’assai, e di tantissimi ultimi, immiseriti nel poco, tutti, coscienti o meno, impegnati a valorizzare il bene culturale Italia con prodotti sartoriali, teatrali, musicali e di divertimento: millenaria  sudditanza rende quasi del tutto irreperibile il coraggio,  la materia prima occorrente all’impresa. Lavoro, autonomia e libertà, ma prima orientamento, convinzione, fiducia e  volontà, tanta volontà. Da plurisecolare oppressione non ci si libera con petizioni di massa, manifestazioni di piazza e dichiarazioni di principio, ma nello spirito della Costituzione, imponendo la forza delle vigenti e nuove leggi, giuste e chiare.

Il Primo Maggio, storia di una lotta per i diritti dei lavoratori

La festa del lavoro nasce alla fine del 1800 come manifestazione mondiale per ricordare le lotte del movimento sindacale e i diritti acquisiti dai lavoratori. La scelta di tale data risale ad un evento tragico verificatosi a Chicago nei primi di maggio del 1886 quando alcuni operai che stavo scioperando furono uccisi mentre altri feriti dalla polizia. Dopo il tragico episodio gli anarchici organizzarono una manifestazione di protesta che raggiunse il culmine il 4 maggio quando le forze dell’ordine spararono nuovamente sugli insorti, uccidendo molti manifestanti. L’11 novembre 1887  quattro operai, quattro anarchici e quattro sindacalisti furono impiccati, sempre a Chicago, per aver organizzato lo sciopero il 1 maggio dell’anno precedente  ma la follia omicida non si placò perché nei mesi successivi altre persone furono ammazzate.   Con il tempo però il 1 maggio fu sempre più simbolo della lotta per i diritti dei lavoratori, diventando una vera e propria ricorrenza in quasi tutto il mondo.

 

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