BANCHE, GUIDI: «FINANZIARE L’AGRICOLTURA»

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«L’agricoltura sta soffrendo in misura minore, rispetto agli altri settori, la crisi di liquidità, per la presenza delle garanzie patrimoniali che le aziende possono offrire.  E’ però, la sua, una crescita anomala, aumenta infatti la quota dei prestiti di breve periodo rispetto a quelli di più lunga durata, e quindi meno proiettati su investimenti e sviluppo. L’Italia deve trovare il modo di rilanciare la produttività e la competitività; servono riforme strutturali anche se queste, come sappiamo, richiedono dei tempi lunghi perché abbiano effetto sul prodotto interno lordo», ha detto il presidente di Confagricoltura Mario Guidi intervenendo alla XLIV Giornata del Credito.

In base alle rilevazioni dell’Osservatorio permanente Banche e Imprese, i finanziamenti bancari alle imprese sono andati crescendo per quelle agricole (+1,5 per cento nel rapporto trimestrale di settembre 2012, anche se c’è stata una flessione, essendo +1,7 per cento a giugno 2012). Sono diminuiti invece per tutti gli altri settori economici: costruzioni (-3 per cento), industria  manifatturiera (-1,4 per cento), commercio (-1,2 per cento).

«L’indebitamento bancario – ha osservato Guidi – rischia di diventare per il settore agricolo un onere gravoso anche per gli anni successivi. Per questo chiediamo di attivare un percorso da condividere con Stato, Regioni e banche, per rendere più agevole l’accesso ai finanziamenti di ristrutturazione dei debiti delle imprese agricole con gli istituti di credito. Mi sembra che da parte del sistema bancario vi sia la giusta sensibilità per trovare adeguate soluzioni».

Le prospettive, quindi, sembrano buone ma occorre migliorare la competitività del settore a livello internazionale. «L’agricoltura – ha concluso il presidente di Confagricoltura – può dare risposte concrete, come volano per la ripresa di tutta l’economia, a patto che sia posto nelle condizioni di farlo. Servono adeguate misure per la crescita, finalizzate a migliorare la competitività del settore che è troppo soggetto al mercato globale ed alle tensioni dei prezzi delle materie prime e dell’energia, che si riflettono sui costi di produzione».

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