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Non solo film

‘Via col vento’ è un film razzista?

Via col vento è un film razzista? E’ ovvio che questa è una domanda provocatoria che nasce da un fatto accaduto cinque giorni fa, quando HBO Max (servizio di video on demand statunitense) ha tolto dal proprio catalogo il film. La rete ha poi comunicato che lo avrebbe reinserito con l’introduzione dell’esperta afroamericana Jacqueline Stewart, la quale definirà e illustrerà il contesto storico e sociale in cui la pellicola è ambientata.

E allora Via col vento è un film razzista? Per rispondere a questa domanda è importante partire dall’anno in cui uscì il lungometraggio chiedendosi nello specifico: che cosa stava accadendo negli Usa e come venivano trattati gli afroamericani?

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Via col vento, il 1939 e l’Oscar ad Hattie McDaniel

La pellicola uscì nel 1939. La sceneggiatura non originale fu scritta da Sidney Howard. Il film è l’adattamento cinematografico del romanzo della scrittrice e giornalista Margaret Mitchell, che fu pubblicato nel 1936. Via col vento dunque fu proiettato poco prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, in un periodo di forte transizione per gli Stati Uniti che non avevano ancora superato i traumi della Grande Depressione, la quale aveva costretto il Paese ad isolarsi dall’Europa e dal resto del mondo.

Inoltre nel 1939 la segregazione razziale imperava in America, tanto che all’attrice di colore, Hattie McDaniel – che interpreta Mama, la bambinaia di Rossella – fu impedito di partecipare alla premiere di Via col vento ad Atlanta. La stessa McDaniel vinse nel 1940 l’Oscar realizzando così un primato nella storia degli afroamericani; fu difatti la prima attrice di colore ad ottenere l’ambita statuetta.

Via col vento è un film razzista

Nella pellicola, dunque, queste vicende sociali, politiche e culturali si evincono nei dialoghi, nelle sequenze e nello stesso ritmo del film che risultò innovativo ed anticonformista per l’epoca, tanto che alcune frasi scandalizzarono. Come la stessa espressione ‘francamente me ne infischio’, che viene pronunciata da Rhett (Clark Gable) verso il finale. Il film vinse otto premi Oscar ed ebbe tredici nominations. Fu inoltre la prima pellicola a colori ad essere proiettata.

L’ambientazione del film

Via col vento fu ambientato nel 1861, all’alba della Guerra di Secessione Americana quando la schiavitù non era stata ancora abolita. Perciò, ogni valutazione va fatta tenendo in considerazione i fatti storici. Il lungometraggio racconta nello specvifico un’appassionante storia d’amore dai valori universali e atemporali, tanto che ancora oggi è il film più visto al mondo.

Via col vento è un film razzista

Allora Via col vento è un film razzista?

Rossella (Vivien Leigh) è una persona in evoluzione che da bambina, attraverso una serie di peripezie, diventa donna. Lei però sa che l’unica strada per emanciparsi è un buon matrimonio (all’epoca era così) e quindi la percorre ma la vita non ci sta ad assecondare i suoi capricci e la mette a dura prova.

Via col vento dunque è un’opera cinematografica dall’inestimabile valore che racconta un’epoca e l’evoluzione di una donna dell’epoca. Quindi va visto, con lo sguardo di ieri e l’apertura mentale di oggi. Ben vengano perciò le spiegazioni degli esperti e sarebbe opportuno che lo si facesse anche in Italia, non solo per Via col vento! Maria Ianniciello

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Maria Ianniciello

Mi chiamo Maria Ianniciello (o meglio Maria Carmela Ianniciello). Carmela spesso lo perdo per strada. Ho una laurea in Lettere e sono giornalista dal 2007 (sono iscritta nell'elenco dei pubblicisti). Dopo una lunga gavetta giornalistica in televisioni e giornali irpini sia online che affline, curo dal 2008 il portale www.culturaeculture.it, da me fondato. In Cultura & Culture dal 2012 al 2018 ho coordinato redattori da ogni angolo d'Italia e mi sono occupata di cinema, libri, lifesyle, attulità e benessere. E` stata una grande esprienza umana e professionale. Poi una piccola pausa e la ripresa delle pubblicazioni il 19 agosto 2019. A gennaio 2016 mi sono iscritta alla Scuola di Naturopatia dell'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica diplomandomi nel dicembre 2018. Da aprile a giugno ho frequentato il Master in Psicosomatica sempre presso l'Istituto Riza. Nel frattempo ho avuto un bambino di nome Emanuele. Sono sposata con Carmine e amo la mia famiglia per la quale farei follie. Come farei follie per questo lavoro (il giornalismo culturale intendo) che adoro. La Scuola di Naturopatia mi ha permesso di ritrovare me stessa, i miei tempi, la mia vita. Mi ha fatto scoprire il dono della maternità e della femminilità. Oggi sono una persona più completa e più equilibrata. Ma sempre in costante evoluzione.

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