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The Iron lady: recensione del film con una Meryl Streep da Oscar

La macchina da presa inquadra un contenitore bianco dove c’è scritto ‘Milk’. Una mano lo afferma e, scopriamo subito, appartiene ad un’anziana signora. La donna, con un foulard sulla testa e un’andatura traballante, si reca alla cassa per pagare ma prima chiede il prezzo del latte. La voce è flebile ma la domanda non è casuale e lo si intuisce dall’espressione sconcertata che l’anziana fa quando sente la risposta del cassiere. Comincia così The Iron Lady, il film del 2011 diretto da Phyllida Lloyd e scritto da Abi Morgan.

Sicuramente non è stato facile per la sceneggiatrice prima e per la regista poi dare un’immagine, che non fosse patinata o prevedibile, di una personalità molto controversa come quella di Margaret Thatcher.

La lady di ferro (appellativo datole dai russi) infatti governò la Gran Bretagna dal 1979 al 1990, dividendo l’opinione pubblica per la sua linea politica ferrea e priva di mezze misure.

the iron lady recensione

The Iron lady: recensione

The Iron Lady non è il classico biopic, alla maniera de L’ora più buia (2017) o de Il discorso del re (2010), perché non racconta un momento saliente della vita politica del primo ministro, seguendo una cronologia lineare che per certi versi avrebbe potuto creare divisioni e sarebbe stata anche monotona. Il film fa molto di più: riflette in modo quasi shakesperiano sulla mortalità e sull’invecchiamento, chiedendosi che cosa accade ad un leader, uomo o donna che sia, quando invecchia e che cosa accade ad una persona quando è in balia del Potere.

Il tempo dunque non interessa, almeno non nel senso lapalissiano del termine. Interessa altresì il modo in cui si invecchia tanto che tra un ricordo e un altro il tema della caducità dell’esistenza viene fuori in tutta la sua forza.

Un montaggio perfetto per un film basato sui ricordi…

La macchina da presa si avventura nella mente di una Margaret Thatcher non più giovane che tenta di preservare la propria lucidità nonostante continui a vedere il marito morto Denis (Jim Broadbent) aggirarsi per casa e nonostante ogni tanto creda ancora di essere il primo ministro.

Sono quindi i ricordi della protagonista (che affiorano mediante i dettagli e le soggettive) l’asse portante del film. Difatti, il primo di una serie di flashback – creati da un montaggio magistralmente eseguito – ci fa vedere una giovane Margareth che, durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale, manifestava già quel coraggio che poi la portò ad essere la prima donna a governare una nazione europea.

Questo aspetto viene reso evidente da diverse inquadrature ma due sono le immagini più suggestive: siamo nel Parlamento inglese, in una ripresa dal basso si vedono, tra centinaia di scarpe da uomo, solo un paio di calzature femminili e sono quelle della Thatcher. In un’altra immagine, questa volta realizzata dall’alto, spunta tra tante teste di uomini accalcati un cappello di donna ed è sempre quello della Thatcher.

Margareth però non fu soltanto la prima donna ad essere eletta tra i conservatori e poi a governare. Lei era anche svantaggiata dal punto di vista sociale perché fu sempre considerata, anche da chi la sosteneva, la figlia di un droghiere che aveva avuto l’ardire di candidarsi con il Partito Conservatore. E… poi tra i ricordi dell’anziana leader trapela il ripianto per aver trascurato la famiglia in nome del successo e dell’ambizione.

L’interpretazione di Meryl Streep

The Iron Lady eccelle inoltre per i dialoghi e per i monologhi ma ciò che conferisce fascino a questa pellicola è l’interpretazione di Meryl Streep che, complici anche il trucco e l’acconciatura, subì una vera metamorfosi cambiando voce, postura, espressione del volto, andatura e soprattutto gestualità.

Tra una sequenza e l’altra l’attrice seppe perdersi nel labirinto dei ricordi alterando sul volto dell’ex primo ministro britannico, a seconda dell’età, la fierezza alla nostalgia e la prontezza di riflessi al decadimento cognitivo e fisico. Per questo film Meryl Streep vinse il terzo Oscar come attrice protagonista e altri riconoscimenti.

Con The Iron Lady la Streep vinse il terzo Premio Oscar e ringraziò il marito…

Durante la cerimonia di premiazione, l’attrice disse: «Prima di tutto voglio ringraziare Don. I mariti vengono sempre ringraziati alla fine ma vengono tagliati dalla musica. Io invece voglio metterti all’inizio, perché voglio che tu sappia che ogni cosa che di valore ho nella mia vita me l’hai data tu».

Meryl è molto diversa dalla Thatcher ma dal discorso fatto durante la cerimonia degli Oscar trapelò qualcosa che le accomunava e cioè l’amore verso il consorte.

«Quando ero giovane pensavo… è un’amica di Reagan, indossa vestiti strani ed è conservatrice. Non mi interessa. Pur non condividendo le stesse idee politiche, io e i miei amici siamo stati molto contenti perché era la prima donna in Occidente ad essere eletta come capo del Governo. Ricordo quel periodo in cui non c’erano donne alla Facoltà di Legge. Nessuna. Le uniche professioni riservate a noi erano insegnante, infermiera o prostituta. (…) C’era una considerazione molto limitata della donna che è cambiata radicalmente e non si può non pensare che qualche passo in avanti è stato fatto perché lei era lì», affermò la Streep in un’intervista che trovate qui.

«Per tutti noi – continuò l’attrice – arriva il momento di fare un bilancio delle nostre scelte, delle nostre vite, di quello che avremmo desiderato fare o non fare. La fine del film mostra un modo più esistenziale ed intimo di vedere la vita, la morte, la fine di qualcosa».

Nel cast di The Iron Lady figurano, tra gli altri, Olivia Colman, nel ruolo di Carol, la figlia di Margareth, Anthony Head e Richard E. Grant. (Maria Ianniciello)

Trovi il film qui

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Maria Ianniciello

Mi chiamo Maria Ianniciello (o meglio Maria Carmela Ianniciello). Carmela spesso lo perdo per strada. Mi occupo di critica cinematografica, libri ed emancipazione femminile. Ho una laurea in Lettere (vecchio ordinamento), conseguita con il massimo dei voti nei tempi, e sono giornalista dal 2007 (sono iscritta nell'elenco dei pubblicisti). Dopo una lunga gavetta giornalistica in televisioni e giornali irpini sia online che affline (ho diretto anche un magazine locale per due anni circa), curo dal 2008 www.culturaeculture.it, da me fondato. In culturaeculture.it dal 2012 al 2018 ho coordinato redattori da ogni angolo d'Italia e mi sono occupata di cinema, libri, lifesyle, attulità e benessere. E` stata una grande esprienza umana e professionale. Poi una piccola pausa e la ripresa delle pubblicazioni il 19 agosto 2019. A gennaio 2016 mi sono iscritta alla Scuola di Naturopatia dell'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica diplomandomi nel dicembre 2018. Da aprile a giugno ho frequentato il Master in Psicosomatica sempre presso l'Istituto Riza. Nel frattempo ho avuto un bambino di nome Emanuele. Sono sposata con Carmine e amo la mia famiglia per la quale farei follie. Come farei follie per il mio lavoro (il giornalismo culturale intendo) che adoro. La Scuola di Naturopatia mi ha permesso di ritrovare me stessa, i miei tempi, la mia vita. Mi ha fatto scoprire il dono della maternità e della femminilità in tutte le sue sfaccettature. Oggi sono una persona più completa e più equilibrata. Ma sempre in costante evoluzione e formazione. Amo studiare e formarmi. Ah! Dimenticavo! Ho scritto un romanzo quando avevo sedici anni che ho pubblicato nel 2010.

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