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Non solo film

Storia di un matrimonio: recensione del film su Netflix (podcast in calce)

Che cosa può dire ancora la Settima Arte su un matrimonio alla deriva dopo Kramer contro Kramer, il film del 1979 che segnò un’epoca dando alla figura paterna una nuova dimensione? Storia di un matrimonio (Marriage Story in inglese) – che potete vedere su Netflix – oltrepassa la pellicola sopra menzionata rispondendo ai quesiti familiari e sociali dei nostri tempi con uno sguardo lucido ma non privo di emozioni.

La macchina da presa di Noah Baumbach (il regista ha redatto la sceneggiatura) con i suoi primi piani e controcampi sa essere incisiva anche nei momenti più delicati, come per esempio durante l’accesa diatriba tra i due protagonisti che si rinfacciano tutto.

Storia di un matrimonio

La telecamera entra così nelle viscere e nel cuore di una storia d’amore che sta naufragando, tra avvocati divorzisti e una inquietante assistente sociale. Ma prima di finire in un’aula di tribunale il terapista di coppia suggerisce a Nicole (Scarlett Johansson) e a Charlie (Adam Driver) di mettere su carta i pregi dell’uno e dell’altro affinché il divorzio sia meno traumatico. Nicole si rifiuta di leggere ciò che ha scritto ma lo spettatore conosce ogni singola parola. Il film comincia, infatti, con due monologhi che descrivono la routine familiare fatta di cose semplici e di gesti affettuosi.

Le vicende private dei due, poi, si intrecciano con quelle lavorative fino a quando Nicole non si rivolge all’avvocato Nora Fanshaw (Laura Dern) e qui la macchina da presa fa davvero presa. Il legale chiede alla sua assistita come si sente. Nicole piange. Nora le si avvicina, crea empatia, sa come prenderla perché – dice – di esserci «già passata», le chiede inoltre dove vuole vivere e le suggerisce di pensare solo a ciò che desidera in un’ottica di speranza.

A questo punto Nicole – che non voleva coinvolgere nessun avvocato – prende tempo, si sposta per la stanza, va in bagno e infine si lascia andare facendo trasparire frustrazione e sconforto perché ha dovuto rinunciare alle proprie ambizioni per trasferirsi da Los Angeles a New York ponendosi in secondo piano. Un po’ come aveva fatto Joanna di Kramer contro Kramer. Ma Nicole adesso ha preso in mano la sua vita e, dopo aver lavorato per anni nella compagnia teatrale diretta dal marito, è sulla West Coast per una serie televisiva.

Eppure la macchina da presa non è di parte e, nel momento in cui ci fa conoscere meglio Charlie, simpatizziamo pure con questo padre affettuoso, colto e sensibile. Non sappiamo scegliere con chi stare perché non esiste ragione né torto.

Storia di un matrimonio fa luce infatti sui disagi, sulle contraddizioni e sugli stati d’animo conflittuali di due persone che si stimano, nonostante i dissapori che ovviamente ci sono. Riapre così il dibattito su temi importanti e contemporanei.

Storia di un matrimonio

Il film, dunque, pone al centro un bambino e la lotta per la sua custodia in modo intelligente, obiettivo ed attuale commuovendo. Ripropone, quindi, in una dimensione di calma apparente, gli argomenti già affrontati nel 1979, con maggiore furore, dal già citrato Kramer contro Kramer.

Lo fa con uno sguardo nuovo e più allargato che tiene conto dell’evoluzione della donna negli ultimi decenni e di quanto la figura paterna sia cambiata (ma non troppo). Il protagonista, difatti, non ha difficoltà a cucinare né a prendersi cura del figlio o della casa. E` il lavoro che crea tensioni in Storia di un matrimonio. Insomma, il film merita le sei nominations ottenute agli Oscar e… molto di più. (Marica Movie and Books)

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Maria Ianniciello

Mi chiamo Maria Ianniciello (o meglio Maria Carmela Ianniciello). Carmela spesso lo perdo per strada. Mi occupo di critica cinematografica, libri ed emancipazione femminile. Ho una laurea in Lettere (vecchio ordinamento), conseguita con il massimo dei voti nei tempi, e sono giornalista dal 2007 (sono iscritta nell'elenco dei pubblicisti). Dopo una lunga gavetta giornalistica in televisioni e giornali irpini sia online che affline (ho diretto anche un magazine locale per due anni circa), curo dal 2008 www.culturaeculture.it, da me fondato. In culturaeculture.it dal 2012 al 2018 ho coordinato redattori da ogni angolo d'Italia e mi sono occupata di cinema, libri, lifesyle, attulità e benessere. E` stata una grande esprienza umana e professionale. Poi una piccola pausa e la ripresa delle pubblicazioni il 19 agosto 2019. A gennaio 2016 mi sono iscritta alla Scuola di Naturopatia dell'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica diplomandomi nel dicembre 2018. Da aprile a giugno ho frequentato il Master in Psicosomatica sempre presso l'Istituto Riza. Nel frattempo ho avuto un bambino di nome Emanuele. Sono sposata con Carmine e amo la mia famiglia per la quale farei follie. Come farei follie per il mio lavoro (il giornalismo culturale intendo) che adoro. La Scuola di Naturopatia mi ha permesso di ritrovare me stessa, i miei tempi, la mia vita. Mi ha fatto scoprire il dono della maternità e della femminilità in tutte le sue sfaccettature. Oggi sono una persona più completa e più equilibrata. Ma sempre in costante evoluzione e formazione. Amo studiare e formarmi. Ah! Dimenticavo! Ho scritto un romanzo quando avevo sedici anni che ho pubblicato nel 2010.

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