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Non solo film

Joker: recensione e trama del film. No spoiler

La follia è intrinseca all’uomo oppure è estrinseca? La patologia nasce con l’essere umano o è un surrogato della società? Joker, il film di Todd Phillips, con Joaquin Phoenix, amplia queste domande esistenziali partendo da una certezza con un punto di vista inedito. Vediamo qual è… (Trovi la versione video di questa recensione in basso).

Joker: la follia si autocompiace e prende forma. Recensione

Per Todd Phillips, è la società a fare la malattia. Le cause sono il cinismo imperante, l’assenza totale di empatia, la forza bruta – che prevale sulle debolezze umane – e quel giudizio proferito in modo sommario. Solo per mortificare i più deboli.

Phillips sceglie di dare corpo a una maschera non di pirandelliana memoria. Il volto dipinto, infatti, non serve a Joker per nascondere la sua vera natura; il travestimento è, al contrario, il modo che la follia usa per manifestarsi ed autocompiacersi.

Joker recensione

Infatti, mentre in pellicole come The Aviator genio e follia vanno a braccetto, in questo film la pazzia prende forma senza il talento. Qui è la malattia che parla di sé attraverso l’antieroe di un filone molto gettonato, qual è il Cinecomic.

Infatti, con il volto truccato l’antagonista di Batman si muove agile e spietato solo per soddisfare il bisogno di accoglienza e di affetto che gli è stato negato.

Dunque Joker è un attore comico senza arte né parte, non è una persona di successo sul viale del tramonto come lo erano Jack Dalton e Riggan Thomson. E’ piuttosto l’uomo della porta accanto, è lo sfigato di turno, è l’eterno ragazzo incompreso, è la vittima del bullismo.

E` colui che viene pestato a sangue da chi si ritiene erroneamente migliore solo perché ha avuto la fortuna di non essere considerato dalla Massa un diverso… un derelitto, un emarginato.

Joker ti entra nell’anima…

Joker ti entra dentro, simpatizzi con lui, lo ami e… infine lo odi, perché ti lascia, anche se non all’improvviso, basito! Ti rievoca (soprattutto verso il finale) il delirio di onnipotenza nazista, nato proprio dal bisogno di rivalsa.

Lo odi perché sai che le sue azioni hanno un peso e delle conseguenze fatali. E lo odi, inoltre, perché sei consapevole che tutta quella vendetta non è accettabile. Dopotutto ti hanno insegnato, a stare dalla parte del Bene con gli eroi che proteggono le città. Come un mantra ti hanno ripetuto che si perdonano i misfatti così come faresti con te stesso.

Insomma Todd Phillips entra a pieno ritmo e titolo nei cunicoli del Male e lo scandaglia, ce lo sbatte in faccia in una città stracolma di immondizia che viene celata nei classici sacchetti neri, come si fa con quelle cose di cui ci si vergogna tanto. Lo stesso personaggio di Robert De Niro non è altro che l’allegoria di una società effimera che si è venduta l’anima all’apparenza.

Joker, la metamorfosi e quella risata non catartica

La macchina da presa di Phillips strizza l’occhio al Cinema di Martin Scorsese. Ma questo occhiolino non è lampante, si nasconde tra le righe, perché Phillips sa essere originale quanto non mai.

Infatti, il regista riesce a descrivere senza alcuna sbavatura le deviazioni di un personaggio malato che agisce in una società malata facendomi venire più volte la pelle d’oca. Alcune scene, all’apparenza confuse, ricalcano l’iniziale disorientamento di Arthur.

La risata non è catartica perché serve solo per smorzare la crescente tensione emotiva che domina in una mente confusa. Ma Arthur diventa Joker non con la risata bensì per mezzo della danza e di uno specchio che sono i simboli della metamorfosi.

Joker recensione

Il movimento del suo corpo somiglia a quello del serpente più elegante. Sinuoso ma non viscido. Quindi, è proprio attraverso la danza che Arthur fa uscire Joker accogliendolo in sé per dargli una forma umana, visibile, spaventosa.

A questo punto l’andatura di Joaquin Phoenix cambia, si fa più sicura e consapevole. L’attore nei panni di Joker è superlativo, estatico, fascinoso, tenebroso.

Infine il film apre un nuovo quesito: ma il confine tra il Bene e il Male chi è che lo traccia? E` eterno? Oppure è un prodotto della mente umana? Ed esiste un confine? Oppure Male e Bene si intersecano fino a sparire come ci insegna un certo tipo di Filosofia orientale? Senza le tenebre non ci sarebbe la luce e viceversa… O no?

Il Joker di Todd Phillips, per questi ed altri motivi (che non posso rivelare per non fare spoiler), è un capolavoro del Cinema contemporaneo. Marica Movie and Books

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Maria Ianniciello

Mi chiamo Maria Ianniciello (o meglio Maria Carmela Ianniciello). Carmela spesso lo perdo per strada. Mi occupo di critica cinematografica, libri ed emancipazione femminile. Ho una laurea in Lettere (vecchio ordinamento), conseguita con il massimo dei voti nei tempi, e sono giornalista dal 2007 (sono iscritta nell'elenco dei pubblicisti). Dopo una lunga gavetta giornalistica in televisioni e giornali irpini sia online che affline (ho diretto anche un magazine locale per due anni circa), curo dal 2008 www.culturaeculture.it, da me fondato. In culturaeculture.it dal 2012 al 2018 ho coordinato redattori da ogni angolo d'Italia e mi sono occupata di cinema, libri, lifesyle, attulità e benessere. E` stata una grande esprienza umana e professionale. Poi una piccola pausa e la ripresa delle pubblicazioni il 19 agosto 2019. A gennaio 2016 mi sono iscritta alla Scuola di Naturopatia dell'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica diplomandomi nel dicembre 2018. Da aprile a giugno ho frequentato il Master in Psicosomatica sempre presso l'Istituto Riza. Nel frattempo ho avuto un bambino di nome Emanuele. Sono sposata con Carmine e amo la mia famiglia per la quale farei follie. Come farei follie per il mio lavoro (il giornalismo culturale intendo) che adoro. La Scuola di Naturopatia mi ha permesso di ritrovare me stessa, i miei tempi, la mia vita. Mi ha fatto scoprire il dono della maternità e della femminilità in tutte le sue sfaccettature. Oggi sono una persona più completa e più equilibrata. Ma sempre in costante evoluzione e formazione. Amo studiare e formarmi. Ah! Dimenticavo! Ho scritto un romanzo quando avevo sedici anni che ho pubblicato nel 2010.

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