Dunkirk: recensione del film di Nolan

Mi fa specie pensare che Dunkirk sia uscito al Cinema nel 2017, cento anni dopo la Grande Guerra che fece crollare i grandi imperi coloniali, creando terreno ancor più fertile per le dittature del XX secolo e dunque per il secondo conflitto mondiale. E mi fa specie pensare che fu il Nuovo Mondo – come si dice in una scena cruciale del film – a salvare il vecchio continente dalla rovina entrando in guerra. Ma cerchiamo di saperne di più su Dunkirk nella recensione che segue, ovviamente senza spoiler.

Dunkirk: recensione del film

Con Dunkirk il cineasta britannico, Christopher Nolan, compie un’operazione geniale girando un film molto innovativo che lancia un messaggio importante mediante una fotografia dal forte impatto, con colori che vanno dal seppia al blu notte.

La prima sequenza si apre con la macchina da presa che riprende il passo cadenzato di alcuni soldati, che si aggirano per la cittadina di Dunkerque. Ma da dove vengano e cosa gli sia accaduto non ci è dato saperlo. Vediamo solo molti volantini cadere dal cielo per intimare ai militari di arrendersi dato che non hanno scampo. Nel frattempo i titoli di pancia descrivono ciò che sta accadendo a pochi isolati, sulla spiaggia che verrà ripresa nelle scene seguenti.

Lo scenario è inquietante: i soldati sono come dormienti, in un silenzio spettrale, e aspettano annichiliti il miracolo che non arriva. Il nemico tedesco ha spinto gli eserciti inglese e francese verso il mare, dove le truppe attendono la loro sorte, confidando in un salvataggio.

Dunkirk recensione

Dunkirk: recensione. “Volti senza nomi e cadaveri senza identità

A differenza di quanto fa Sam Mendes in 1917, Nolan crea una pellicola corale, dove l’unione fa la forza e dove la grande Storia ha il predominio sulle piccole vicende personali che si riducono ai vari Collins e Peter. Cognomi e nomi che non significano molto se presi singolarmente. Infatti, i personaggi principali hanno la stessa importanza e dignità delle comparse perché contribuiscono in egual misura alla causa.

Il tempo scandisce l’azione ma in modo confusionario

Anche in Dunkirk, come in 1917, il tempo scandisce l’azione ma in modo molto diverso. La linea temporale qui è sfalsata e i punti di vista cambiano a seconda della prospettiva e del luogo. Questo disorienta lo spettatore, abituato a concepire lo scorrere delle ore secondo il principio della linea retta. Eppure in guerra la percezione temporale cambia e le cose sembrano procedere in maniera differente. Tutto è più lento o più veloce a seconda delle sensazioni provate.

Ma da chi si stanno difendendo gli uomini di Nolan? Il nemico non lo vediamo mai, perché agisce nell’ombra e spara con tiri al bersaglio, dall’alto e qualche volta da terra. I silenzi sono dirompenti e vengono interrotti da dialoghi ad effetto. E poi c’è la vergogna della sconfitta e la paura del rifiuto che ne consegue, a cui si accompagna un senso di impotenza che ci dà l’idea di un’umanità alla deriva. Uomini anonimi che mostrano la bontà e insieme il suo opposto tra istinto di sopravvivenza e timore di sopraffazione. La morte poi è un presenza spettrale che aleggia tra i corpi trasportati dalle onde verso la terra ferma. Persone senza nome e senza volto per ricordare quei tanti soldati che nel silenzio delle loro azioni sono morti per la libertà. Eppure, nonostante ciò, il film di Nolan lascia una sensazione di speranza e di liberazione.

Cosa racconta Dunkirk?

Il film racconta del salvataggio di 300mila soldati inglesi compiuto da un gruppo di imbarcazioni civili e lo fa in una maniera avvincente che crea pathos, scoramento e trepidazione. Dunkirk andrà in onda questa sera (1 giugno 2020, nda) su Canale 5, in prima visione tv, in occasione degli ottant’anni dell’Operazione Dynamo che si sviluppò nel corso di una settimana, dal 27 maggio al 4 giugno 1940, oltre un anno prima dell’attacco a Pearl Harbour. Maria Ianniciello

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