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Non solo film

‘Che fine ha fatto Bernadette?’: recensione del film e trama

In ogni disagio c’è già la cura. In ogni malessere c’è scritta la ricetta della nostra guarigione, se solo sapessimo guardare davvero, oltre gli stereotipi di genere, oltre le convinzioni limitanti, oltre la paura. Questa è una delle linee narrative del film ‘Che fine ha fatto Bernadette?’, che è nelle sale cinematografiche italiane dal 12 dicembre 2019. Ma scopriamo di più nella recensione.

Che fine ha fatto Bernadette? recensione

Il film è tratto dal libro di Maria Semple. La sceneggiatura è stata scritta da Richard Linklater, Holly Gent e Vincent Palmo.

Che fine ha fatto Bernadette?: recensione del film

Con originalità ed eleganza, una vena di umorismo e sovoir-faire, il regista Richard Linklater descrive cosa accade a una donna di mezza età che ha accantonato la propria Arte per chiudersi in sé. A mantenere ancora in vita Bernadette (intellettualmente parlando) è solo la figlia Bee (Emma Nelson), mentre il marito (Billy Crudup), che lavora alla Microsoft, è preso talmente tanto dalla carriera da non accorgersi che la moglie sta male.

Il regista americano ci ricorda che nulla accade per caso e che l’essenza più profonda di ogni essere umano ha già scelto la propria strada, con gli ostacoli da superare, con le cocenti delusioni e addirittura con le strane nevrosi. Dopotutto – direbbe lo scrittore brasiliano Paulo Coelho – siamo come un fiume che scorre. Quindi, quando ostacoliamo il flusso, oltraggiando i nostri talenti, il corpo ce lo comunica. Ed è proprio quello che accade a Bernadette.

Intrepretata da una straordinaria Cate Blanchett – che veste ancora una volta i panni di un personaggio nevrotico e complicato – questa donna è l’esempio più calzante della Teoria della Ghianda di James Hillman. Lo psichiatra e filosofo, per rendere più fruibile la sua teoria, fece uso del linguaggio figurato: la ghianda ha già dentro di sé l’immagine della quercia. Non può essere nient’altro che questo, né un abete e né un pino. Diventerà quercia. Di conseguenza ogni essere umano, come la ghianda, ha dentro di sé l’immagine di ciò che diventerà e quindi del suo specifico Talento. Hillman, tuttavia, affermava che ciascuno di noi può agevolare oppure ostacolare la vocazione. Nel momento in cui la intralciamo, tutto il nostro essere ce lo comunica in vari modi arrivando addirittura a farci stare male.

Che fine ha fatto Bernadette? recensione

Un film sulla vocazione femminile

Bernadette Fox soffre di insonnia cronica, di ansia, evita di uscire, non ha amici e vive in una città che odia. Lei, che era un promettente architetto a Los Angeles, ha lasciato tutto per trasferirsi con il marito a Seattle. Com’era Bernadette prima ce lo mostra un video pubblicato su YouTube e cos’è diventata adesso ce lo dice la sua abitazione che versa nella totale incuria proprio come la sua vita. Richard Linklater, difatti, riprende ma non troppo le pareti scartavetrate, i tappeti rovinati, dai quali spunta addirittura una piantina, lo stato di abbandono in cui versa il giardino. La casa, quando non è accogliente né curata, è lo specchio di una mente alla deriva. Così come quando si trascura la propria igiene personale.

Ma, nel momento in cui la figlia le prospetta l’idea di un viaggio in Antartide, una serie di eventi inaspettati accadono a questo personaggio sui generis. ‘Che fine ha fatto Bernadette?, dunque, è un film che qualsiasi donna dovrebbe vedere per il messaggio che porta con sé. La tendenza ad annullarsi per la famiglia è dopotutto una peculiarità femminile, come se la vocazione delle donne si riducesse ancora oggi al ruolo di madre. Eppure la maternità non è un talento, è una predisposizione biologica, e sono pochissimi gli uomini che decino di dedicarsi SOLO alla famiglia forse perché sono consapevoli che la paternità non è un’arte.  

Insomma, ‘Che fine ha fatto Bernadette?’ è un film coinvolgente che ci sprona ad ascoltare la voce dell’anima attraverso una storia motivante. All’inizio ci si sente disorientati, un po’ nell’attesa, proprio come la protagonista che si è messa in stantby. Poi il ritmo diventa più incisivo ed esplode verso un finale inaspettato per Bernadette e per lo spettatore. (Marica Movie and Books)

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Maria Ianniciello

Mi chiamo Maria Ianniciello (o meglio Maria Carmela Ianniciello). Carmela spesso lo perdo per strada. Mi occupo di critica cinematografica, libri ed emancipazione femminile. Ho una laurea in Lettere (vecchio ordinamento), conseguita con il massimo dei voti nei tempi, e sono giornalista dal 2007 (sono iscritta nell'elenco dei pubblicisti). Dopo una lunga gavetta giornalistica in televisioni e giornali irpini sia online che affline (ho diretto anche un magazine locale per due anni circa), curo dal 2008 www.culturaeculture.it, da me fondato. In culturaeculture.it dal 2012 al 2018 ho coordinato redattori da ogni angolo d'Italia e mi sono occupata di cinema, libri, lifesyle, attulità e benessere. E` stata una grande esprienza umana e professionale. Poi una piccola pausa e la ripresa delle pubblicazioni il 19 agosto 2019. A gennaio 2016 mi sono iscritta alla Scuola di Naturopatia dell'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica diplomandomi nel dicembre 2018. Da aprile a giugno ho frequentato il Master in Psicosomatica sempre presso l'Istituto Riza. Nel frattempo ho avuto un bambino di nome Emanuele. Sono sposata con Carmine e amo la mia famiglia per la quale farei follie. Come farei follie per il mio lavoro (il giornalismo culturale intendo) che adoro. La Scuola di Naturopatia mi ha permesso di ritrovare me stessa, i miei tempi, la mia vita. Mi ha fatto scoprire il dono della maternità e della femminilità in tutte le sue sfaccettature. Oggi sono una persona più completa e più equilibrata. Ma sempre in costante evoluzione e formazione. Amo studiare e formarmi. Ah! Dimenticavo! Ho scritto un romanzo quando avevo sedici anni che ho pubblicato nel 2010.

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