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GERARD SCHNEIDER E L’ASTRAZIONE LIRICA

A più di venticinque anni dalla sua scomparsa e dalla successiva memorabile esposizione che Lorenzelli Arte gli dedicò per celebrare un amico ma soprattutto una grande figura intellettuale, la galleria milanese torna a riproporre le opere di Gérard Schneider con una rassegna altrettanto significativa per la rigorosa selezione e la qualità delle opere. Con circa novanta quadri, tra oli e gouaches, scelti da Matteo Lorenzelli all’interno della produzione che va dal 1955 al 1970 e che coincide con l’età matura dell’artista, la mostra Gérard Schneider. Abstrait lyrique, che ha aperto i battenti giovedì 15 novembre 2012, vuole essere un omaggio ad un grande esponente della pittura informale europea che ha continuato per tutta la sua vita a sperimentare e a rinnovarsi, giungendo ad un linguaggio molto personale completamente alieno da mode e compromessi.

Svizzero – nasce nel 1896 a Saint Croix, Vaud – Schneider nel 1916 si stabilisce a Parigi e  assume, nel 1948, la cittadinanza francese. Dopo gli studi accademici all’Ecole des Beaux-Arts e i numerosi contatti con i surrealisti, i cubisti e, soprattutto, con gli astratto-geometrici degli anni Trenta, incomincia a mostrare le sue qualità di pittore in seno alla cosiddetta Jeune Ecole de Paris, costituita fra gli altri da Hans Hartung e Pierre Soulages, con cui Schneider espone nel 1947 ai Surindépendants.

Sono questi gli anni in cui la sua pittura inizia a staccarsi da qualsiasi riferimento naturalistico per arrivare a costruirsi su di un alfabeto fatto di soli segni e colori, forti e decisi, che animano la tela e non cercano di delineare alcuna forma compiuta, sino all’elaborazione di una personale concezione del gesto, generato non dall’automatismo, ma da un impulso che proviene dall’interiorità dell’artista e ne diventa quindi una puntuale registrazione, libera da qualsiasi riferimento a modelli precedenti e dalle limitazioni d’espressione che la figurazione porta con sé.

Le opere in mostra ben rappresentano questa stagione felice dove incominciano a comparire sulle tele fondi compatti, dalle tinte accese e dirette e le forme, tracciate con un pennello largo, “materico”, si muovono veloci; anche il colore quindi diventa elemento di riflessione e il termine “astrazione lirica” acquista in pieno tutto il suo significato, diventando la vera identità e sostanza dell’opera. Come si legge nell’introduzione al catalogo della mostra del 1986: «Lo slancio e l’eleganza del segno, il colore vibrante – che è struttura e poesia – sono connotazioni pittoriche non meno che umane, traduzione visibile di una suprema eleganza ed energia intellettuale, di una rigorosa tensione morale, di un profondo sentimento lirico».

L’esposizione rimarrà aperta al pubblico fino a sabato 16 febbraio 2013. In occasione della mostra verrà pubblicato un catalogo con testo di Claudio Cerritelli disponibile in galleria e sul sito www.lorenzelliarte.com.

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