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DIALOGO INTERRELIGIOSO: MILANO VARA ALBO ORGANIZZAZIONI E CONFERENZA PERMANENTE CONFESSIONI

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Un “Albo delle organizzazioni e delle associazioni religiose”, un apposito Protocollo di intesa e una “Conferenza permanente delle confessioni religiose”. Sono le novità contenute nella delibera approvata ieri dalla Giunta comunale di Milano per la promozione del dialogo interreligioso e per il sostegno del diritto della libertà di culto. Il provvedimento si riferisce alle confessioni religiose che non sono titolari di un’intesa con lo Stato e ha l’obiettivo di avviare le procedure per un rapporto trasparente e riconosciuto tra l’Amministrazione comunale e i rappresentanti di culti religiosi.

Le realtà cittadine che si iscriveranno all’Albo potranno richiedere, dopo aver seguito apposite procedure, la messa a norma dei luoghi che attualmente usano per l’esercizio del culto oppure beneficiare della destinazione di strutture o spazi, sia pubblici che privati, per lo svolgimento delle attività di preghiera. Al momento dell’iscrizione all’Albo, i vari soggetti sottoscriveranno un Protocollo di intesa con l’Amministrazione comunale. In questo documento saranno esplicitati i diritti e i doveri delle parti al fine di garantire un ordinato svolgimento del culto nel rispetto dell’ordinamento giuridico italiano.

Le associazioni e le organizzazioni iscritte all’Albo verranno poi chiamate a far parte di una “Conferenza permanente delle confessioni religiose” che, promossa dall’Amministrazione comunale, permetterà di sviluppare una maggiore conoscenza delle realtà religiose, monitorare e risolvere eventuali criticità e attivare iniziative di incontro rivolte alla popolazione cittadina. Per realizzare tutto questo percorso, l’Amministrazione si avvarrà di una Commissione di studiosi ed esperti delle diverse confessioni religiose e di Diritto delle religioni. La Commissione avrà il compito di individuare i criteri e i requisiti che dovranno avere le associazioni e le organizzazioni religiose per iscriversi all’Albo e di mettere a punto il testo del Protocollo di intesa.

«Quanto abbiamo approvato – ha dichiarato la vicesindaco con delega al Dialogo interreligioso Maria Grazia Guida – è un passo importante per la promozione del dialogo interreligioso e per il sostegno del diritto alla libertà di culto. La città è cambiata molto arricchendosi della presenza di varie comunità religiose che chiedono di essere riconosciute e di professare la propria fede in modo dignitoso e rispettoso delle norme. Dopo la totale assenza delle amministrazioni precedenti abbiamo affrontato il fenomeno con l’intenzione di governarlo e ricondurlo all’interno di una sorta di ‘patto’ che identifichi e riconosca i diritti e doveri di tutti. Nell’anno di mandato appena trascorso abbiamo effettuato circa 40 incontri con le comunità buddista, cristiana (ortodossi rumeni e della chiesa russa, protestanti evangelici e pentecostali, valdesi), ebraica, induista e musulmana. Abbiamo voluto incontrare, conoscere e iniziare un rapporto con le realtà presenti nella nostra città. Abbiamo costituito un gruppo di lavoro composto da esperti nelle discipline legate alle tematiche religiose che hanno collaborato a titolo volontario e che per questo ringrazio. Ci siamo confrontati con il ‘Forum delle religioni’ che dal 2004 opera, su invito dell’Arcidiocesi, per promuovere la libertà di culto e favorire l’incontro tra le confessioni religiose».

«Sappiamo – ha concluso Guida – che le urgenze espresse da alcune associazioni e organizzazioni sono legate principalmente all’inadeguatezza degli spazi dove si ritrovano per le preghiere e le funzioni. I soggetti che entrano nell’Albo e ratificano il Protocollo potranno presentare domanda al Comune per ottenere le autorizzazioni necessarie alla messa a norma degli spazi già in uso o per partecipare a procedure pubbliche per la destinazione di nuove aree o strutture destinate all’esercizio del culto. Milano deve dotarsi di strumenti permanenti per affrontare un ambito così complesso e delicato. Perché vogliamo una città dove il diritto di libertà religiosa sia effettivamente garantito e reso possibile».

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