Quo vadis, Aida? Recensione del film

E’ il 1995 e la Jugoslavia ormai si sta smembrando. L’esercito serbo-erzegovino, guidato dal generale Ratko Mladić, sembra magnanino verso i musulmani bosniaci ma, con una serie di inganni e stratagemmi, entra nella sede Onu e riesce a fare in modo che i comandi olandesi del UNPROFOR diano il via libera all’uscita dei rifugiati dalla base. Il lungometraggio descrive le vicende che portarono al genocidio di 8mila uomini e ragazzi bosgnacchi durante la sanguinaria guerra in Bosnia Erzegovina. E lo fa attraverso la storia privata di Aida.

Quo vadis, Aida? è attraversato da un climax ascendente. Non che all’inizio ci sia una calma piatta. La tensione si sente subito ma la pellicola della regista e sceneggiatrice bosniaca Jasmila Žbanić cresce di intensità fino al far percepire allo spettatore il dolore che la protagonista, Aida (Jasna Đuričić), prova quando ormai vede che tutto è perduto. Tutto è in movimento. La macchina da prese sta al passo e segue l’estenuante corsa di Aida, una traduttrice bosniaca delle Nazioni Unite, in quello che ritiene il luogo più sicuro, ovvero la base ONU, dove mettere in salvo il marito e i suoi due figli già adulti. Lei, come tutti i rifugiati nella base, è di etnia bosgnacca. Siamo nella città di Srebrenica.

E’ il 1995 e la Jugoslavia ormai si sta smembrando. L’esercito serbo-erzegovino, guidato dal generale Ratko Mladić, sembra magnanino verso i musulmani bosniaci ma, con una serie di inganni e stratagemmi, entra nella sede Onu e riesce a fare in modo che i comandi olandesi del UNPROFOR diano il via libera all’uscita dei rifugiati dalla base. Il lungometraggio descrive le vicende che portarono al genocidio di 8mila uomini e ragazzi bosgnacchi durante la sanguinaria guerra in Bosnia Erzegovina. E lo fa attraverso la storia privata di Aida.

Il film lascia con il fiato sospeso fino al tragico epilogo, quando si evince un senso di impotenza e insieme di incredulità per ciò che le Nazioni Unite potevano fare e non fecero. Si percepisce poi il dolore per una tragedia che è scritta ancora nel cuore e nella mente delle superstiti al massacro, tutte donne. La fotografia è pulita, lo stile asciutto, il taglio documentaristico. Eppure le emozioni non mancano in questo film potente che riesce a turbare anche chi è comodamente seduto sul divano. Lo trovi su Prime Video qui. Maria Iannicello

Maria Ianniciello
Maria Ianniciello

Giornalista. Divulgatrice culturale. Insegnante Avanzata di Mindfulness AMPT. Dottore Magistrale in Lettere dal 2005 (si è laureata con il massimo dei voti all'Università di Roma Tor Vergata), è giornalista pubblicista da un ventennio. Maria Ianniciello ha collaborato con testate della Campania e ha diretto dal 2010 al 2012, il free press XD Magazine. Nel 2008 ha fondato il portale culturaeculture.it, uno dei primi web-magazine indipendenti della Campania e una delle realtà più longeve In Italia della seconda ondata della blogosfera. Da gennaio 2024 sta proponendo in Campania esperienze culturali con sguardo Mindful nell'ambito del progetto Risveglia la tua essenza: conduce passeggiate, laboratori, percorsi di poesia e Mindfulness e tanto altro. Scrive la newsletter "Risveglia la tua essenza" che partendo dal territorio ha un respiro nazionale.

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