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Opinioni

19 marzo, la Festa del Papà nel 2017

 

In occasione della Festa del Papà 2017, che ricorre come ogni anno il 19 marzo, tra zeppole e pensieri illuminanti sulla figura paterna nella società contemporanea, mi vengono in mente tante considerazioni. Penso che viviamo in un’epoca che soffre di logorrea: può capitare, infatti, che gli uomini e le donne di oggi, pur di comunicare i loro pensieri e stati d’animo, dimentichino le buone maniere. Cosa c’entra tutto questo con la Festa del papà 2017? Molto. Oggi si chiede tanto ai genitori, snaturandoli dei rispettivi ruoli. Il padre è la Legge e fa in modo che la prole la applichi. I metodi e le forme cambiano ma l’intento resta lo stesso, cioè quello di guidare i figli, affinché rispettino in modo sano ed equilibrato le regole, altrimenti dominerebbe l’anarchia. Uno schiaffo dato da un padre (ovviamente occasionalmente, senza alcuna violenza o volontà di esternare la propria rabbia) non ha mai fatto male a nessun bambino, da sempre. Anzi. Laddove la madre coccola con fare amorevole, il papà contribuisce in modo fattivo all’evoluzione psichica del bimbo affinché quest’ultimo possa esternare l’energia creativa nel proprio microcosmo, rispettando le libertà altrui. Il vero padre è forte e debole allo stesso tempo, non è costruito, perché si muove con naturalezza. Una madre può fare anche da padre e viceversa. Tante sono le donne o gli uomini che hanno cresciuto i loro figli da soli, ma questa non è una regola e non potrà mai esserlo! La Natura non sbaglia: per fare un figlio servono un uomo e una donna.

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Il padre non è una figura autoimposta dalla società che piano piano è diventata patriarcale con tutte le accezioni negative che questo termine porta con sé; uomini e donne sono portatori di due energie calibrate in ambo i sessi in modo diverso e complementare. Quando due amanti si uniscono, si crea un’alchimia magica, unica… Ora pensate a Ulisse. Dopo aver compiuto un viaggio, che l’ha condotto addirittura negli inferi, torna a Itaca e trova la sua casa invasa dallo straniero. Il figlio Telemaco e la moglie Penelope hanno bisogno di lui perché un padre è deputato a trasmettere la passione e la vitalità nella sua famiglia con naturalezza e semplicità. Icaro non ascoltò i consigli del padre Dedalo, che gli aveva detto di non avvicinarsi troppo al sole altrimenti le sue ali di cera si sarebbero sciolte. Il ragazzo preso dall’ebbrezza non ascoltò l’anziano genitore e precipitò. Anche questo mito ci dice tanto della figura del papà.

Questo rapporto, se ben equilibrato, dona all’uomo e alla donna del domani una rara consapevolezza e soprattutto tanta autostima. In caso contrario si possono verificare due situazioni che sono il rovescio della stessa medaglia. Un padre insicuro delle proprie capacità potrebbe trasmettere insicurezza alla prole; un papà autoritario ma non autorevole sortisce il medesimo effetto. Nel film Un padre, una figlia Christian Mangiu si chiede fino a che punto un padre possa imporre la propria volontà ai figli? Non è facile rispondere, perché la perfezione non è di questo mondo, non esistono genitori perfetti. Si diventa padri e madri consapevoli sperimentando e soprattutto tramite l’ascolto di sé e dei figli. La cedevolezza a volte è un bene, altre no. Dipende! Nel rispetto e nella tolleranza tutto è possibile ma riusciamo sempre a essere rispettosi e tolleranti? Oppure, quando prevalgono gli istinti, possiamo perdere il controllo di noi stessi? Si afferma che la calma sia la virtù dei forti ma il mare è sempre calmo? Chi suggerisce a un bruco di diventare farfalla? E al nostro cuore di battere? C’è una magia che pervade ogni cosa e per la stessa ragione nessun essere umano può dire a un genitore come deve comportarsi. Di conseguenza non ho le risposte che cercate. Credo che non ci siamo, soprattutto oggi dove le cose mutano velocemente e i bambini (da sempre) sono più saggi di noi. Ritengo, quindi, che ogni papà debba trovare le risposte dentro il suo cuore lasciandosi guidare da quella conoscenza insita in tutte le cose. Buona Festa del Papà 2017 a tutti!

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Maria Ianniciello

Mi chiamo Maria Ianniciello (o meglio Maria Carmela Ianniciello). Carmela spesso lo perdo per strada. Mi occupo di critica cinematografica, libri ed emancipazione femminile. Ho una laurea in Lettere (vecchio ordinamento), conseguita con il massimo dei voti nei tempi, e sono giornalista dal 2007 (sono iscritta nell'elenco dei pubblicisti). Dopo una lunga gavetta giornalistica in televisioni e giornali irpini sia online che affline (ho diretto anche un magazine locale per due anni circa), curo dal 2008 www.culturaeculture.it, da me fondato. In culturaeculture.it dal 2012 al 2018 ho coordinato redattori da ogni angolo d'Italia e mi sono occupata di cinema, libri, lifesyle, attulità e benessere. E` stata una grande esprienza umana e professionale. Poi una piccola pausa e la ripresa delle pubblicazioni il 19 agosto 2019. A gennaio 2016 mi sono iscritta alla Scuola di Naturopatia dell'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica diplomandomi nel dicembre 2018. Da aprile a giugno ho frequentato il Master in Psicosomatica sempre presso l'Istituto Riza. Nel frattempo ho avuto un bambino di nome Emanuele. Sono sposata con Carmine e amo la mia famiglia per la quale farei follie. Come farei follie per il mio lavoro (il giornalismo culturale intendo) che adoro. La Scuola di Naturopatia mi ha permesso di ritrovare me stessa, i miei tempi, la mia vita. Mi ha fatto scoprire il dono della maternità e della femminilità in tutte le sue sfaccettature. Oggi sono una persona più completa e più equilibrata. Ma sempre in costante evoluzione e formazione. Amo studiare e formarmi. Ah! Dimenticavo! Ho scritto un romanzo quando avevo sedici anni che ho pubblicato nel 2010.

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