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La sfida di Mirabella Eclano: la Via Appia come ponte tra passato e futuro

C’è una strada che attraversa i secoli e continua ancora oggi a raccontare storie di popoli, commerci e civiltà: è la Via Appia, la Regina Viarum dei Romani. Lungo questo asse millenario, nel cuore dell’Irpinia, sorge Mirabella Eclano, una cittadina che custodisce tracce profonde del passato e che oggi guarda al futuro con la candidatura a Capitale Italiana della Cultura 2028.

La storia dell’Appia

L’inizio dei lavori dell’Appia viene fatto risalire al 312 a.C., quando il censore Appio Claudio Cieco, da cui la strada prende il nome, decise di realizzare questa importante arteria collegando Roma a Capua. Successivamente il tracciato fu prolungato fino a Benevento e poi, qualche anno più tardi, verso l’Apulia. Il tratto su cui sorge Passo Eclano (che collegava Benevento con Venosa) fu realizzato tra il III e il II secolo a.C.

L’Appia raggiunse infine Taranto e Brindisi intorno al 190 a.C. Le sue funzioni erano diverse: aveva uno scopo militare, una funzione commerciale, economica, politica e ideologica, ma anche sacra e monumentale.

Sulla via Appia, proprio all’altezza di Passo Eclano, si possono ammirare i resti dell’antica Aeclanum, oggi parco archeologico. Il centro abitato si estendeva su una superficie di circa 18 ettari; all’interno del parco sono ben visibili il macellum, le terme e la basilica paleocristiana, ma sembra che un’intera città sia ancora sommersa. A febbraio 2025 è stata identificata, grazie a recenti indagini archeologiche, anche l’area del foro, che rappresentava il centro nevralgico dell’antica Aeclanum.

Il presente dell’Appia e la candidatura

La Via Appia è oggi patrimonio dell’Umanità riconosciuto dall’UNESCO. Con questa consapevolezza Mirabella Eclano si è candidata a Capitale della Cultura 2028 ed è rientrata tra le dieci finaliste. La proclamazione, dopo le audizioni del 26 e 27 febbraio 2026, avverrà entro il prossimo 27 marzo.

Il dossier presentato si intitola “L’Appia dei popoli – Incubatrice di Art Thinking”, curato da Francesco Cascino, uno dei maggiori esperti di Art Thinking in Italia. Per saperne di più abbiamo intervistato l’assessora alla Cultura del Comune di Mirabella Eclano, Raffaella Rita D’Ambrosio (nella foto in basso, nda).

L’intervista all’assessora D’Ambrosio

Assessora, qual è l’idea di futuro di Mirabella Eclano e come il dossier sull’Appia può risvegliare la vocazione di queste aree interne trasformando il senso di isolamento in una nuova forma di centralità?

Il titolo del dossier non è stato scelto a caso: l’Appia aveva una funzione di collegamento tra diverse culture per favorire gli scambi e il commercio, ma soprattutto per permettere a noi, romani e italici, di arrivare oltre il Mediterraneo. Ed è quello che vogliamo fare con il dossier, ovviamente in chiave moderna. L’intento è proprio quello di ricollegarci come aree interne — non solo campane o irpine — per facilitare la conoscenza delle peculiarità dei nostri territori e fare in modo che chi è emigrato possa tornare.

Il collante è la cultura, con lo sviluppo delle arti mediante laboratori di teatro, cinema, fotografia e tante altre discipline. Il nostro dossier è un vero e proprio masterplan per lo sviluppo delle aree interne. Soprattutto vorremmo stimolare gli artigiani presenti sul nostro territorio a lavorare con gli artisti che resteranno a Mirabella Eclano per tutto l’anno.

Ho usato il futuro semplice e non il condizionale perché il nostro intento è realizzare il dossier a prescindere dalla proclamazione. Abbiamo sponsor e patrocini, quindi non realizzarlo sarebbe un’occasione mancata. Tra le altre cose, chi non viene proclamato ma resta tra i finalisti può accedere al cosiddetto progetto “Cantiere Città”, che permette di studiare metodi e strategie per produrre sviluppo tramite la cultura.

Ricordo che il titolo di Capitale della Cultura non è stato pensato come premio alla città più bella o con più monumenti, ma come riconoscimento alla capacità di progettare il futuro di una comunità.

Purtroppo questo è un errore che hanno fatto in tanti, soprattutto all’inizio, quando hanno letto che Mirabella Eclano era candidata insieme a città come Catania. Noi non vogliamo accostarci a queste realtà, proprio perché abbiamo peculiarità differenti. Ricordo tuttavia che ogni cosa è cultura: i nostri prodotti tipici lo sono, il carro di paglia lo è, non solo la via Appia ed Aeclanum.

Noi aree interne abbiamo origini diverse; non siamo luoghi turistici nel senso classico del termine, ma ciò non vuol dire che non abbiamo cultura o un’identità degna di questo nome. Siamo tuttavia consapevoli dell’importanza della nostra storia, perché sotto ai nostri piedi c’è un’intera città sommersa. Abbiamo il dovere di realizzare il sogno di poterla vedere nelle sue aree più importanti, già individuate con il georadar. Sappiamo che non sono state ostruite da costruzioni successive.

Insieme al curatore Cascino avete scelto l’Art Thinking come bussola del dossier. Potrebbe essere percepito come un concetto astratto: come si traduce nel quotidiano di Mirabella?

Si è voluto stimolare la cittadinanza con nuovi termini e nuove forme di cultura, e devo dire che l’accoglienza è stata favorevole. C’è interesse. Abbiamo immaginato installazioni futuristiche che verranno posizionate a Mirabella Eclano e in altre aree del territorio, anche più isolate, perché il dossier è stato sottoscritto da altri cinque comuni d’Irpinia. Ben venga un nuovo stimolo.

Per chi vive la cultura con uno sguardo mindful, il cammino è metafora di ricerca interiore. Oltre i flussi turistici canonici, come immagina che il sentiero dell’Appia possa restituire benessere e appartenenza?

Mirabella Eclano è divisa in quattro frazioni ed è un comune con un’estensione ampia. Dove sorgeva l’antica Appia, in località Passo Eclano, scorre la Via Nazionale delle Puglie, che ha favorito lo sviluppo del commercio. Noi miriamo a sviluppare un turismo alla nostra portata, più sostenibile e in linea con la nostra vocazione.

Assessora, per camminare servono le strade e i servizi. L’Irpinia soffre carenze infrastrutturali. Come risponde a chi teme che il progetto possa scontrarsi con questa realtà?

È proprio questa la sfida, come stanno sottolineando l’assessore al turismo e il nuovo governatore della Regione Campania, che ha fatto dello sviluppo delle aree interne tramite la cultura uno dei suoi cavalli di battaglia in campagna elettorale. Sarebbe ingiusto riconoscere premi solo a città più fortunate dal punto di vista delle vie di comunicazione.

Bisogna poi considerare che ci rivolgiamo al turismo dei cammini e che Mirabella Eclano è stata scelta per il G7 proprio perché si trova in una posizione favorevole, tra due caselli autostradali. Non ci sentiamo esclusi: possiamo raggiungere Napoli e Roma in poco tempo. Speriamo comunque nella ferrovia, ma se non dovesse essere realizzata a Grottaminarda nei tempi stabiliti, abbiamo la possibilità di arrivare a Benevento in auto per prendere il treno. Non siamo poi così isolati.

E oltre Aeclanum e la Via Appia c’è il Carro di paglia. Come si inserisce nel progetto?

Il carro è parte del dossier: è una nostra opera d’arte e ci rappresenta pienamente. È l’anima del nostro progetto.

Spenti i riflettori — immaginiamo lo scenario più luminoso — cosa resterebbe nel 2029?

Abbiamo chiesto agli studenti di immaginare di essere nel 2029 e di raccontare Mirabella Eclano scrivendo delle cartoline. Mi sono molto commossa, perché in quelle parole c’era la speranza di un futuro, con lavoro e sviluppo. Io credo che non sia solo un sogno. Pensiamo a Matera e a com’è diventata dopo essere stata Capitale europea della cultura. Perché Mirabella non dovrebbe avere una chance? Io ci credo.

Quello che vorrei è che il dossier desse più fiducia anche a chi non ci crede, perché quelli che ci credono già investono da decenni.

Il problema irpino è lo spopolamento…

Lo spopolamento delle aree interne ha molte cause. Oggi i giovani, andando a studiare fuori, spesso non tornano oppure emigrano perché non trovano lavoro. Lo scopo del nostro progetto è proprio quello di dare più di una motivazione ai ragazzi e alle ragazze per restare e ritornare.

La ringrazio.
Grazie a lei.

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